“Misurare il salto delle rane”: la dark comedy di Carrozzeria Orfeo
di Elena Bartolucci
16 Feb 2026 - Commenti teatro
Quanto siamo disposti a rischiare per spingerci oltre i nostri limiti o le nostre paure? Grandissimo successo di una pièce teatrale interpretata magistralmente.
(Foto di © Andrea Morgillo)
Porto San Giorgio –Martedì 10 febbraio è andato in scena al Teatro Comunale di Porto San Giorgio (FM) lo spettacolo dal titolo “Misurare il salto delle rane”, una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori a metà degli anni ’90.
Protagoniste sono tre donne di generazioni diverse – Lori, Betti e Iris – unite da un lutto irrisolto avvenuto vent’anni prima, ancora avvolto nel mistero. Intorno a loro si estende un paese isolato, stretto tra un lago e una palude: un microcosmo marginale e sospeso nel tempo, in cui una comunità continua a riprodurre abitudini e dinamiche ormai cristallizzate.
Ognuna di queste donne incarna una diversa stagione della vita, segnata da perdite e mancanze ma anche da inattese forme di complicità e resistenza. Il femminile emerge come spazio fragile e combattivo, mentre la violenza e l’oppressione affiorano in modo sotterraneo con figure maschili che restano sullo sfondo, associate prevalentemente a fallimento, assenza o minaccia.
Ne nasce uno spettacolo che non offre soluzioni, ma lascia una domanda sospesa: quanto siamo disposti a saltare lontano rischiando di uscire dagli schemi o meglio… dalla nostra comfort zone?
Con Misurare il salto delle rane, la compagnia Carrozzeria Orfeo conferma la propria cifra stilistica: un teatro che affonda le mani nella fragilità contemporanea e ne restituisce un ritratto spietato, ma attraversato da un’ironia tagliente.
Il ritmo è molto sostenuto e ogni battuta è recitata con una gestione sibillina dei respiri che non concede errori: la scrittura è infatti il vero motore dello spettacolo con dialoghi serrati, battute corrosive e monologhi che colpiscono dritti al cuore come quei rari ma calibrati silenzi che interrompono il flusso.
Una densità verbale che sovraccarica l’impianto drammaturgico ma che, grazie a sapienti e continui cambi di scena, rende ogni passaggio incastonato alla perfezione in una storia che si dipana quasi a mo’ di scatole cinesi, facendo conoscere i personaggi e le loro nevrosi pian piano e snocciolando al contempo i dettagli utili per comprendere il finale non pienamente autoconclusivo.
La regia sceglie un impianto essenziale, giocando con una scenografia semplice ma equilibrata che permette alle attrici in scena di trovare il proprio spazio sia attraverso le parole che con i propri corpi.
Ognuna riesce a mettere perfettamente in luce le debolezze e le particolarità del proprio personaggio (senza mai rischiare di sopraffare la controparte), la cui voce – sottile, carica di tristezza o baldanzosa – riesce a occupare in pieno lo spazio scenico, dimostrando di potersi muovere con precisione quasi coreografica e raggiungendo dei climax recitativi ineguagliabili. La rabbia, la simpatia e la vulnerabilità di queste donne è così spiazzante e credibile che il pubblico stesso se ne innamora subito e per questo non rinuncia a inondarle di applausi a fine spettacolo.


Questa dark comedy di Carrozzeria Orfeo è stata insignita del Premio della Critica 2025 come “Migliore spettacolo dell’anno”.
Lo spettacolo, con la drammaturgia di Gabriele Di Luca che firma anche la regia con Massimiliano Setti, autore delle musiche originali, è interpretato magistralmente da Noemi Apuzzo, Elsa Bossi e Chiara Stoppa.
Le scene sono di Enzo Mologni, i costumi di Elisabetta Zinelli, l’ideazione luci di Carrozzeria Orfeo, la produzione di Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47.








