Mezzo secolo di immagini per Pepi Merisio


di Alberto Pellegrino

2 Giu 2017 - Altre Arti, Eventi e..., Arti Visive

La casa editrice Contrasto, per gli oltre sessantanni di attività del fotografo Pepi Merisio, ha pubblicato il volume Terra amata. Fotografie 1952-2015, il quale contiene 210 fotografie in bianco e nero che rappresentano una sintesi antologica della lunga e prestigiosa carriera di un importante fotografo (nato nel 1931), che ha attraversato messo secolo di storia nazionale e ha documentato con le sue immagini la vita quotidiana, la religione, il costume, i cambiamenti culturali della società italiana.
Pepi Merisio ha sempre messo in evidenza grandi qualità tecniche sia nell’uso del bianco e nero sia del colore, un perfetto senso dell’inquadratura, una capacità di cogliere quell’insieme o quel particolare che riesce ad assumere un valore narrativo universale. Pepi Merisio è stato soprattutto il fotografo degli “umili” che ha costantemente rappresentato con una serena obiettività, ma anche con un’affettuosa partecipazione. Cattolico convinto senza essere chiuso al nuovo dei tempi, Merisio ha costantemente mostrato quella pietas che rifugge da pietistici sentimentalismi, ma che significa partecipazione a un mondo condividendone sentimenti ed emozioni, quella pietas che si trasforma in un sentimento universale, perché investe l’intera comunità umana e la natura nella quale l’umanità quotidianamente vive.
In fondo è questo il “segreto” della sua fotografia: l’amore verso la natura che si traduce nella bellezza del paesaggio, sia esso montano o marino, pianeggiante o collinare; l’attenzione verso il mondo dell’infanzia ritratto sempre con grande affetto e sensibilità; l’affetto con cui ha rappresentato la vita monastica dei francescani e della suore di clausura; l’impegno con cui ha documentato le tradizioni religiose popolari di tutte le regioni italiane, lasciando una preziosa testimonianza di riti, di cerimonie, di processioni, di sacre rappresentazioni che spesso sono state travolte dall’evolversi dei tempi o al massimo sopravvivono per la tenacia e la fede umile degli anziani.
Una particolare attenzione Merisio ha rivolto negli anni Cinquanta e Sessanta al mondo contadino con i suoi costumi familiari, il duro lavoro dei campi soprattutto delle donne, il costante rapporto con la natura, lasciando anche in questo caso una preziosa testimonianza di una realtà ormai definitivamente tramontata, un prezioso contributo agli studi di antropologia culturale e sociologia rurale pari a quelli forniti nello stesso periodo da un altro grande fotografo come Franco Pinna. Attento osservatore della realtà, Merisio ha successivamente colto le profonde trasformazioni imposte dalla rivoluzione industriale e dai processi di urbanizzazione di massa. Negli anni Settanta/Ottanta si è, pertanto, occupato delle periferie urbane, della presenza umana nei quartieri popolari, del lavoro nelle fabbriche e nei cantieri navali, della vita nelle strade e nei campetti di calcio di periferia. Il tutto rappresentato con estrema serenità e semplicità (quella dei grandi autori), senza ammiccamenti e i compiacimenti, cercando di cogliere il senso profondo della vita anche di fronte a quelle situazioni che esprimono il dolore di esistere.
Pepi Merisio è particolarmente legato alle Marche, perché ha illustrato con le sue immagini il volume del TCI dedicato alla regione; inoltre, è stato il fotografo che ha collaborato con illustri scrittori e storici marchigiani per sei libri che hanno voluto rappresentare il paesaggio, la cultura, l’arte e la vita quotidiana della regione, partendo dal Ducato di Montefeltro fino all’Ascolano (la Terra di Cecco), passando per la Marca centrale e le marine da Pesaro a San Benedetto. Merisio ha sempre lavorato in perfetta simbiosi con i vari autori, per cui ogni volume, malgrado il passare degli anni, rimane una preziosa testimonianza riguardante l’antropologia, la cultura, la natura montana, collinare e marittima di una regione complessa e variegata come le Marche.

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