Marco Mengoni: sensibilità, talento e grande musica
di Elena Bartolucci
28 Ott 2025 - Commenti live!
A Pesaro Marco Mengoni si è confermato una delle voci più potenti e riconoscibili della musica italiana contemporanea.
(Foto di @alessandro.stronati, “Marche di Notte”, per gentile concessione)
Pesaro – mercoledì 22 ottobre, per la seconda data sul palco della Vitrifrigo arena di Pesaro, è andato in scena Marco Mengoni con il suo Live In Europe 2025 Tour.
Uno dei grandi talenti di Mengoni è di piacere proprio a tutti. Uomini o donne. Bambini, giovani o anziani. Al concerto erano rappresentate davvero tutte le fasce d’età, perché è un’artista di altissimo livello in grado di mettere d’accordo chiunque.

Nessuno può rimanere immune alle sue canzoni, in grado di emozionare e far ballare al tempo stesso. La sua versatilità sonora gli permette infatti di riuscire a incantare il pubblico toccando ogni corda più profonda.
Lo show prende via nel buio e, nella tensione più palpabile, mentre i ballerini avanzano lentamente verso il centro del palco, la serata ha inizio: il tutto prende vita come se fosse un atto di teatro, suddiviso in vari capitoli.
Nel Prologo, il cantante, vestito come un moderno Odisseo risorto dalle acque tempestose, ha cantato Ti ho voluto bene veramente, Guerriero e Sai che. In questa prima parte l’artista ha messo subito a punto i suoi acuti sibillini, da sempre il suo punto di forza, e dopo un timido “Buonasera, Pesaro” che ha letteralmente incendiato i fan, è andato in scena il secondo blocco di canzoni intitolato Parodo, in cui il fuoco prende il posto dell’elemento precedente ossia l’acqua nelle immagini proiettate alle sue spalle, mentre le riprese dal vivo si specchiano sull’enorme videowall.
Dopo aver eseguito senza sosta La valle dei Re, Non me ne accorgo, Tutti hanno paura, No stress (il ritmo travolgente della musica e la coreografia dai toni piccanti hanno infuocato il pubblico), Voglio e Muhammad Ali, Mengoni ha ringraziato tutti quelli che si trovavano al concerto invitandoli a ballare, cantare ed emozionarsi prima del blocco successivo, Episodi (Lo sviluppo della trama), durante il quale non si è risparmiato cantando Fuoriserie, Cambia un uomo, Luce e Hola.
Dopo l’ennesimo cambio di outfit, il brano Due vite sancisce l’inizio di una nuova serie intitolata Stasimi, in cui sono state eseguite L’essenziale, Mi fiderò e La casa Azul.
La serata prosegue con la parte dell’Esodo in cui il performer ha cantato Un fiore contro il diluvio, Non sono questo e Incenso prima di avviarsi al blocco di chiusura, Catarsi (La purificazione), composto da brani quali Mandare tutto all’aria (preceduta da una notevole jam session strumentale usata come intro con le voci limpidissime dei coristi), Pazza musica e Ma stasera.
Per provare a riprendere un po’ di fiato, l’artista si è concesso ai suoi fan leggendo alcuni delle centinaia di cartelloni che tempestavano l’arena pesarese. Abbandonati i panni di artista timido e un po’ impacciato, Mengoni si è decisamente dimostrato più maturo con il suo pubblico, sfoderando anche una simpatia e una scioltezza di battute che ha scatenato l’ilarità di tutti i presenti.
Per fare gli auguri di compleanno a una sua fan, ha regalato persino pochi versi di In un giorno qualunque cantando liberamente a cappella, per poi proseguire con Io ti aspetto.
Dopo ben due ore esatte di concerto è finalmente arrivata l’ora di congedarsi per l’artista che, prima di lasciare definitivamente il palco, ha ringraziato ciascun componente della sua band (composta da Giovanni Pallotti al basso e synth, Peter Cornacchia alle chitarre, Massimo Colagiovanni alle chitarre, Benjamin Ventura a pianoforte e tastiere, Davide Sollazzi alla batteria, Ambra Chiara Michelangeli alla viola a 5 corde, Francesco Chimenti al violoncello, Giuseppe Scardino al sax, flauto e vocoder, Mirko Cisilino a tromba, trombone, corno e synth), corista (Moris Pradella – anche chitarra acustica, Bettah Ferrari, Nicole Di Gioacchino e Alice Tombola) e ballerino del corpo di ballo capitanato dal coreografo Daniele Sibilli, nonché tutte le maestranze dietro e fuori il palco.
Mengoni ha proposto un grande show, curato in ogni minimo dettaglio: impianto luci e regia superlative, coreografie precise e concept visual complementari al racconto in scena. Una macchina da guerra ben oliata in grado di creare una vera e propria armonia di colori e suoni e pura magia per gli occhi.
La sua estensione ed elasticità vocali a dir poco impeccabili non hanno mai registrato una battuta di arresto.
In grande sintonia con le voci dei coristi (con i quali è riuscito a creare in diversi momenti degli arrangiamenti interessanti che hanno fatto riecheggiare passaggi di altre canzoni, tra cui anche quelle di Jovanotti), l’artista di origini viterbesi non si è mai risparmiato, nemmeno sui ritornelli cantati a squarciagola dal suo pubblico.
Gli stessi costumi – paillettes, tessuti leggeri, pizzi trasparenti e corsetti – hanno modellato il suo corpo valorizzandone la fluidità dei gesti e le movenze più sexy, simboleggiando al contempo la vera catarsi di un essere umano raccontata in questo viaggio musicale.
Davvero scenografica anche la spettacolare pedana in grado di staccarsi dal palcoscenico, alzarsi e muoversi in ogni direzione, quasi a voler toccare ancora più da vicino il cuore dei suoi fan.
Il concerto di Marco Mengoni è stato un vero e proprio racconto personale con cui condividere sensazioni ed emozioni e che ha messo insieme potenza scenica, qualità sonora e profondità di messaggi.
Come ammesso dallo stesso artista, che ha tenuto a ringraziare più volte il suo pubblico per credere così tanto in lui: è un privilegio e un onore potersi esibire davanti a così tante persone che, dopo ben 16 anni di carriera e 85 dischi di platino alle spalle, non devono attendere l’uscita di un nuovo album per seguirlo in tour.
Lo stesso Mengoni sul finale ha poi dichiarato: “questo concerto nasce dalla voglia e dal bisogno di superare uno degli anni più brutti della mia vita. È un po’ il percorso che io sto cercando di fare dopo la scomparsa della persona più importante della mia vita [ha subito un lutto per la perdita della madre, morta giovanissima nel settembre 2024, n.d.r.]. Catarsi è il titolo dell’ultimo capitolo di questo spettacolo, che significa per me superare una crisi o almeno cercare di farlo il più possibile. Quindi, io auguro veramente a ognuno di voi di avere la forza e il coraggio di affrontare i momenti che inevitabilmente vi stravolgeranno la vita come persone. […] In alcuni casi la vita è così, purtroppo. Perché un po’ siamo noi i fautori del nostro presente e del nostro futuro e vi dico che non è per niente facile salire su un palco, ballare e cantare mentre, nel frattempo, in giro per il mondo, c’è gente che viene uccisa. A prescindere dal voto e dalla preferenza politica di ognuno di noi […], su una cosa bisogna essere tutti d’accordo: il diritto alla vita.”
E dopo questa dichiarazione, sulle note di Esseri umani, è stato proiettato il messaggio “Le persone che hanno lavorato a questo spettacolo sono contro il genocidio e ogni forma di violenza perpetrata in ogni parte del mondo.” E su questo bellissimo messaggio di pace, è finalmente calato il sipario su una serata davvero ricca di musica ed emozioni.









