Man Ray: luce, forma, libertà


di Elena Bartolucci

22 Nov 2025 - Arti Visive

Al Palazzo Reale di Milano una mostra di quasi 300 opere per scoprire un artista unico nel suo genere nonché uno dei più geniali pionieri nel mondo della fotografia.

(Le foto dell’allestimento della Mostra sono di Andrea Verzola @av)

Al Palazzo Reale di Milano è attualmente in corso una interessante mostra intitolata “Forme di luce”, che è incentrata sulla figura del famoso artista Man Ray e attraversa mezzo secolo di invenzioni visive: ogni immagine è un esperimento e ogni tecnica un atto di libertà.

Man Ray è stato uno dei più grandi protagonisti dell’arte del XX secolo. Fu uno dei primi a utilizzare la fotografia come medium creativo, realizzando opere emblematiche che sono entrate a far parte della storia del Novecento.

Molte delle sue creazioni sono infatti diventate delle vere e proprie icone visive: Le Violon d’Ingres (1924 – un corpo fotografato di schiena, che si trasforma in uno strumento musicale grazie a delle “f-holes” di un violino disegnate), Noire et Blanche (1926 – un viso femminile disteso con in mano una maschera africana: il contrasto tra il volto reale e quello scultoreo crea un’atmosfera ipnotica, sospesa tra modernità, primitivismo ed eleganza) oppure Glass Tears (1932 – ritratto ravvicinato del viso di una donna con lacrime finte in vetro ricreate con la glicerina. L’immagine, che fu in realtà utilizzata come pubblicità di un mascara, gioca sull’ambiguità tra artificio e sentimento, trasformando il dolore in oggetto estetico perfetto e inquietante al tempo stesso).

Questa mostra raccolta eppur così ricca di opere e particolari permette di ripercorrere le tappe biografiche di Man Ray guidando il visitatore, stanza dopo stanza, a una conoscenza intima del suo lavoro e della sua carriera.

Ogni ambiente è infatti dedicato a una fase precisa del suo lungo e fruttuoso percorso artistico.

Il titolo stesso della mostra rimanda comunque al profondo legame dell’artista con la luce: ogni sua immagine, tecnica o invenzione visiva nasce da un uso sperimentale della luce stessa.

In ogni opera è possibile notare come Man Ray riuscisse a creare qualcosa che nessuno mai prima di lui era riuscito a fare e tanto meno pensare. Sperimentò molto e attraverso l’uso di inquadrature audaci, giochi d’ombra e tecniche all’avanguardia (ad esempio, la solarizzazione che produce zone invertite di tonalità e contorni luminosi, permettendo poi di ottenere immagini dal carattere onirico e quasi spettrale) è riuscito a ottenere la sua cifra stilistica ossia trasformare anche il più piccolo dettaglio in una forma d’arte pura.

Le Violon d’Ingres, 1924, stampa ai sali d’argento, 39×30 cm. Collezione privata © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025 Image: Telimage, Paris

Ritratti, autoritratti e rayografie

Man Ray fu un celebre ritrattista, anche se inizialmente considerava il ritratto come un esercizio di osservazione. Nel corso degli anni è poi riuscito a dosare la luce per evidenziare al meglio i caratteri distintivi di ogni soggetto davanti al suo obiettivo.

Noire et blanche, 1926, stampa ai sali d’argento, 17,3×23,5 cm. Collezione privata © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025 Image: Telimage, Paris

Sé stesso (sono presenti diversi autoritratti che lo vedono impegnato in pose ambigue dal gusto decisamente teatrale), amici artisti e intellettuali (come ad esempio Picasso, Dalí, Miró, Stravinskij, Éluard e Breton) o semplici oggetti, non faceva alcuna differenza: ogni immagine diventava un vero e proprio dialogo tra realtà e visione.

Man Ray ha avuto il grande talento di riuscire a trasformare la fotografia in un atto poetico e performativo. Si percepisce in modo palpabile lo sguardo dell’artista, che riesce a cogliere l’attimo preciso in cui il soggetto rivela qualcosa di profondo.

Déshabillé en contre-jour 1935 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025 Image: Telimage, Paris

Molto interessante scoprire la sezione dedicata a una delle sue più straordinarie invenzioni ossia le “rayografie”: immagini, che venivano realizzate senza l’uso della macchina fotografica, ma con oggetti disposti direttamente sulla carta fotosensibile che, esposti alla luce, regalavano immagini astratte, ombre sovrapposte, figure quasi oniriche in grado ancora oggi di stupire per la loro incredibile carica poetica.

Larmes 1932 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025 Image: Telimage, Paris

Le sue muse e il nudo

Per Man Ray, le donne non sono semplici modelle da ritrarre. Sono molto di più: compagne, complici e muse ispiratrici. Infatti, la bellezza dei nudi e dei ritratti di Kiki de Montparnasse, Lee Miller, Meret Oppenheim, Ady Fideline, Nusch Éluard e Juliet Browner sono la prova tangibile di una forte sperimentazione visiva: le immagini, caratterizzate da uno specifico stile poetico, raccontano la carnalità e l’erotismo di corpi sensuali e sinuosi in grado di evocare tutta la libertà e la modernità dell’epoca.

Autoportrait, 1931 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025

Il cinema

Sperimentatore instancabile, Man Ray ha portato la sua ricerca visiva anche nel cinema. La mostra presenta, in proiezione integrale in un ambiente immersivo, i suoi quattro film surrealisti (Le Retour à la raison – 1923, Emak Bakia – 1926, L’Étoile de mer – 1928, Les Mystères du Château du Dé – 1929): opere oniriche e libere che abbattono le strutture narrative tradizionali, offrendo allo spettatore un’esperienza ipnotica e sorprendente.

In qualità di cineasta, Man Ray non cerca il racconto, ma la suggestione, l’impatto visivo e l’effetto emotivo.

Moda, multipli e scacchi

Con lo stesso spirito d’invenzione che anima tutta la sua opera, Man Ray attraversa anche il mondo della moda, dei multipli (opere derivate dai suoi lavori più celebri e rielaborate in forma di oggetti, litografie e incisioni) e del design. Sono molteplici le fotografie pubblicate su riviste internazionali (ad esempio Vogue e Harper’s Bazaar, grazie alla collaborazione con stilisti di fama mondiale come Paul Poiret ed Elsa Schiaparelli), gli oggetti-icona, i quadri e gli scacchi (forme essenziali, volumi puri, materiali preziosi quali bronzo, avorio e alluminio – pensati per trasformare il tavolo da gioco in scultura) che raccontano un’arte che dialoga con il reale, alterando elementi comuni in creazioni visionarie.

Dora Maar, 1936 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025

Fotografie, oggetti e documenti d’epoca restituiscono un artista che ha saputo vedere nell’arte una forma di vita e nella vita una continua occasione per creare e reinventare ogni ambito di applicazione, mettendo in luce tutta l’ironia, la provocazione e la libertà espressiva che lo hanno caratterizzato nel suo lavoro.

Marquise Casati. “Le portrait de mon âme”, 1922 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025

Man Ray resta senza dubbio un’artista a 360°, che è stato capace di sconvolgere quasi tutte le arti del Novecento: il suo spirito, la sua voglia innata di provocare e il suo pensiero visionario sono riusciti a trasformare in modo radicale pittura, fotografia, cinema e design, lasciando una eredità ineguagliabile nel campo della cultura visiva contemporanea, che ha influenzato numerose generazioni a venire.

Rrose Selavy (Marcel Duchamp travesti), 1921 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025

CENNI BIOGRAFICI

Man Ray (nome d’arte di Emmanuel Radnitzky) nacque il 27 agosto 1890 a Filadelfia (Pennsylvania) in una famiglia di immigrati ebrei.

Cresciuto a New York, dopo gli studi rinunciò a una borsa di studio in architettura per seguire la sua vocazione artistica: già da giovane lavorava come grafico e disegnatore.

Rayographie “Le baiser”, 1922 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025

Nel 1915, fu decisivo l’incontro con Marcel Duchamp (noto artista e teorico rivoluzionario del XX secolo, considerato il padre del Dadaismo e del concetto di ready-made), da cui nacque un’amicizia profonda che influenzò il suo lavoro. Infatti, i due fondarono negli Stati Uniti un nucleo dell’avanguardia dadaistica: Ray iniziò a produrre oggetti di uso comune modificati e riproposti come opere d’arte (ready-made) contribuendo così definitivamente alla rottura con la tradizione.

Lee Miller, 1930 ca. © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025

All’inizio degli anni ’20, si trasferì a Parigi e si avvicinò alla corrente del Surrealismo, contagiato dalla libertà degli ambienti vivaci della vita parigina.

Sarà proprio nella capitale francese dove verrà accolto nei più importanti salotti letterali e artistici, che gli consentirà di incontrare poeti, scrittori, musicisti e grandi pittori.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, scappò per un breve periodo dalla Francia, dove vi fece ritorno fino alla sua morte nel 1976.

La retrospettiva sul fotografo è in programma fino al prossimo 11 gennaio 2026 al Palazzo Reale di Milano.

L’esposizione è promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale e da Silvana Editoriale, e curata da Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca. L’allestimento è a cura dello Studio ZDA – Zanetti Design Architettura.

Tag: , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *