“L’uomo, la bestia e la virtù” al Teatro Manzoni di Pistoia
di Francesca Bruni
17 Dic 2025 - Commenti teatro
Pubblichiamo la recensione dello spettacolo andato in scena al Teatro Manzoni di Pistoia “L’uomo, la bestia e la virtù” di Pirandello, un’opera quanto mai attuale, per la regia di Roberto Valerio. Tra gli interpreti principali Vanessa Gravina, Max Malatesta e Nicola Rignanese.
(Foto di Pino Le Pera)
È andato in scena domenica 14 dicembre al Teatro Manzoni di Pistoia, “l’uomo la bestia la virtù” di Luigi Pirandello, un’opera attuale nelle tematiche quanto grottesca.
Il professor Paolino (l’Uomo) conduce una vita tranquilla scandita dalle faticose lezioni private ai suoi allievi. Tra questi giovani vi è anche Nonò, un ragazzo di undici anni, la cui mamma è l’affascinante e pudica signora Perella (la Virtù). La relazione sentimentale clandestina tra Paolino e la signora Perella soddisfa entrambi e tale resterebbe se non capitasse loro un accidente: una gravidanza improvvisa e non voluta. Nessun dubbio sulla paternità, perché il marito della Perella (la Bestia), marinaio di lungo corso spesso assente da casa e a sua volta impegnato in una relazione extramatrimoniale con un’altra donna da cui ha avuto altri due bambini, si rifiuta ormai da molto tempo di avere alcun tipo di contatto fisico con la moglie. Che fare? Quali stratagemmi usare per salvare le apparenze e per salvare l’onorabilità della signora Perella e la rispettabilità di Paolino? Da qui scaturisce la tragicommedia che arriverà a delineare i personaggi forse in modo diverso da come si presentano all’inizio: Paolino è davvero un Uomo? Il capitano Perella è la vera Bestia? E la signora Perella è davvero una donna così Virtuosa?
Tutto ruota intorno all’ipocrisia, all’adulterio e alla condizione della donna mortificata e derisa; tema purtroppo molto attuale ai tempi odierni.
La commedia, a tratti, risulta esasperatamente surreale e forzatamente tragicomica; ne scaturisce un’opera tra il comico e la condizione della donna, vista come una marionetta alla mercé dell’uomo, facendo emergere la crudeltà dell’uomo stesso e le maschere angoscianti pirandelliane osservano tutto questo attraverso l’inconscio che crea l’atmosfera disturbante.
L’interpretazione di Vanessa Gravina, impostata, lascia intravedere la condizione tragica della protagonista truccata come una maschera triste e orribile, al pari di una bambola truccata da una bambina triste e sola.
Nell’insieme la commedia invita a riflessioni profonde ma con quell’amaro in bocca che lascia spazio a tempi ed interpretazioni migliori.
La commedia scorre a tratti lentamente, quasi a voler sottolineare l’agonia interiore vissuta dalla donna affascinante, divenuta un burattino al servizio del piacere dell’amante e del marito, sempre assente, che al suo ritorno a casa pretende una moglie modellata sui propri desideri.
L’infelicità pirandelliana diviene atmosfera alla Edgar Allan Poe, dalle atmosfere cupe e torbide.
Nelle note di regia Roberto Valerio afferma, tra l’altro, “…la Morale che senso ha ai nostri giorni? E poi la morbosità del sesso, il possesso del corpo della donna amata … non sono forse ancora storie che ci appassionano e che spesso troviamo nelle pagine di cronaca nera dei giornali? In una scenografia onirica, i personaggi (da Pirandello introdotti con didascalie che li descrivono come degli animali), si muovono come sospesi in un tempo indefinito, sognanti come i Sei personaggi o come nel Non si sa come: perché in Pirandello il sogno spesso rivela più del reale o spesso la realtà coincide col sogno. E nulla più del racconto Teatrale (mai reale, ma specchio del reale) sa svelare i torbidi desideri, le meschinità, la violenza e il nero dell’animo umano.”
Lo spettacolo porta la firma, anche nell’adattamento, del regista Roberto Valerio che ha firmato molte produzioni di successo di Teatri di Pistoia, apprezzate da pubblico e critica, quali Tartufo, Casa di Bambola, Zio Vanja e Il Giuocatore: protagonisti Vanessa Gravina, Max Malatesta e Nicola Rignanese, affiancati da Beatrice Fedi, Massimo Grigò, Franca Penone, Lorenzo Prestipino e Mario Valiani. Scene e costumi sono di Guido Fiorato; Anselmo Luisi e Emiliano Pona hanno curato, rispettivamente, musiche e luci.


La produzione è dei Teatri di Pistoia Centro di Produzione Teatrale in collaborazione con Teatro Nuovo Giovanni da Udine.





