“L’uomo con il cappello” di Zahi Hawass
di Flavia Orsati
Presentata in nove città la prima autobiografia, in italiano, “L’uomo con il cappello” (Fas Editore), del celebre egittologo ed archeologo egiziano Zahi Hawass.
Una statua di giada di Iside ci appare
come una presenza finalmente inesplicabile.
Gli uomini che l'hanno creata credevano.
Noi in che cosa crediamo?
È questo ciò che di più importante ci dice la statua.
Anzi non ce lo dice.
Ce lo comunica in silenzio.
No, neanche.
La statua è questo.
Giuseppe Pontiggia – Prima Persona
La riflessione di Giuseppe Pontiggia sul silenzio eloquente della statua di Iside sembra scritta apposta per accompagnare il racconto della vita di Zahi Hawass. L’archeologia, come la letteratura e, in maniera suprema, l’arte e filosofia, interroga il presente attraverso le tracce del passato: non offre risposte immediate, ma trasmette domande, emozioni, presenza con enigmi che si offrono allo sguardo. È un dialogo a distanza di millenni, con persone che non sono più. Eppure, sono lì, vive, con la loro impellenza di comunicare. È proprio questo il filo conduttore che lega l’autobiografia L’uomo con il cappello al patrimonio millenario dell’Egitto: il tentativo di ascoltare le voci sepolte nella sabbia e di trasformarle in memoria condivisa. L’antico, dunque, non è reperto immobile nella sua ieraticità, ma una realtà che continua a parlare al nostro presente.
Forte di queste riflessioni, ha preso il via il 5 settembre, per concludersi 13, il booktour italiano, con firmacopie, de L’uomo con il cappello, prima autobiografia del celebre egittologo ed archeologo egiziano Zahi Hawass.
Hawass, archeologo di fama mondiale, ha scelto di pubblicare la sua prima autobiografia in assoluto in lingua italiana, avvalendosi della Fas Editore, casa editrice indipendente con sede nelle Marche, ad Ascoli Piceno.
Scelta apparentemente bizzarra, per un personaggio che non avrebbe avuto problemi di sorta a rivolgersi ai grandi nomi dell’editoria nostrana. Scelta bizzarra, ma motivata. E, stavolta, la motivazione non è economica o politica, ma prettamente culturale.
Il legame di Zahi Hawass con l’Italia, e con le Marche, è, in realtà, di vecchia data. Tuttavia, lo scorso anno (2024), si è messo in moto qualcosa che ha contribuito ancor di più ad avvicinare le Marche, la famosa regione al plurale, all’Egitto: una ricerca inedita su di un personaggio cardine della storia dello scorso secolo, purtroppo per lungo tempo dimenticato, l’architetto Ernesto Verrucci Bey.
In breve: Verrucci, nativo di Force, piccolo paese marchigiano in provincia di Ascoli Piceno, è solitamente ricordato, con parecchia confusione, per aver emigrato in Egitto ed esser stato l’Architetto Capo dei Palazzi Reali sotto re Fuad prima, e sotto re Faruq poi, per un breve lasso di tempo. In realtà, la sua figura ha giocato un ruolo cardine nella costruzione e consolidazione di un rapporto tra Italia ed Egitto, incarnando quello che, in gergo tecnico, viene definito soft power, ossia la capacità di attrarre reciprocamente le sue due patrie, quella natale e quella di adozione, grazie al potere unificante e aggregante della cultura. Questo personaggio poliedrico e dalle mille sfaccettature, oltre ad esser architetto, collezionista d’arte a lui contemporanea e cultore del bello dalle grandi intuizioni architettoniche e paesaggistiche, fu, soprattutto, portavoce ufficioso della corona egiziana, e fedele consigliere del re. Urgeva, quindi, ravvivarne in qualche modo la memoria, tirarlo fuori dalle sabbie del deserto a cui la Storia lo aveva condannato. Quale occasione migliore, allora, dell’anniversario dei 150 anni dalla sua nascita? Forte di tale ricorrenza, il Comune di Force ha organizzato, nel 2024, un fitto programma di eventi e celebrazioni, coordinati da Flavia Orsati, che si è occupata della ricerca scientifica, e Marco Corradi, titolare della Fas Editore. L’obiettivo non era solo, ovviamente, riportare alla ribalta Ernesto Verrucci, ma dimostrare che la diplomazia culturale, e la cultura in senso lato, sono, oggi, le giuste chiavi di dialogo e interscambio tra popoli. Nel frattempo, la ricerca sul personaggio è sfociata in una monografia, dal titolo Io sono Verrucci. Un architetto italiano alla Corte d’Egitto, a firma di Flavia Orsati e pubblicata sempre dai tipi della Fas Editore. Tra i tanti personaggi invitati, non poteva mancare quello che universalmente è considerato l’icona dell’archeologia e dell’Egitto all’estero: Zahi Hawass, il quale ha accettato di buon grado un piccolo azzardo, cioè tenere una conferenza a Force, nel luglio del 2024, davanti all’iconico Villino Verrucci, casa in stile eclettico che l’architetto forcese si costruisce come ritiro per la vecchiaia. Esperimento più che riuscito, considerate le circa 900 presenze stimate.
Da qui, il rapporto con gli organizzatori delle Celebrazioni è andato via via consolidandosi, sfociando in una concreta proposta editoriale, che ha preso definitivamente corpo nei mesi passati, e si è concretizzata nell’agosto 2025 con la pubblicazione di L’uomo con il cappello.
Il tour di Hawass è stato ricco, con nove presentazioni in altrettante città tra Centro e Nord Italia: Roma, Montefiascone, Perugia, Torino, Firenze, Fermo, Civitanova Marche, Latina, Frosinone. Tra queste presentazioni, ci soffermiamo nel raccontarne tre, per motivi diversi: Roma, Torino e Fermo.




La primissima, accompagnata da una conferenza stampa, si è tenuta il 5 settembre in uno dei luoghi più prestigiosi e densi di storia che la Città Eterne possa vantare: la Curia Iulia, nel cuore del Foro Romano, sede dell’antico senato. Oltre ad annunciare l’imminente apertura, il 23 ottobre prossimo, della mostra Tesori dei Faraoni, presso le Scuderie del Quirinale, definita da Hawass un “regalo dall’Egitto all’Italia”, l’archeologo ha ripercorso le tappe principali della sua vita, le scoperte, gli incontri. Ad aprire l’evento, S. E. Bassam Essam Rady, Ambasciatore della Repubblica Araba d’Egitto in Italia, e Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MIC. Ad accompagnare Hawass nel racconto, alcuni intermezzi di Roberto Giacobbo, conduttore televisivo che con l’egittologo ha collaborato a più riprese.
Location altrettanto prestigiosa, la più importante, dopo quelle egiziane, per la storia dell’egittologia, ha ospitato la presentazione di Hawass dell’8 settembre. Stiamo parlando del famoso Museo Egizio di Torino. Stavolta, a rendere gli onori all’illustre ospite è stato direttamente il padrone di casa, il direttore Christian Greco, che ha ceduto la parola ad Hawass. Emozionante vedere camminare insieme e parlare le due persone che probabilmente, ad oggi, rappresentano i vertici mondiali dell’egittologia, e stimolante notare un pubblico attento che ha posto ad Hawass una serie di domande calzanti ed interessanti alla fine del suo discorso. Sala gremita, pienone di fotografi e di stampa, posti esauriti.





Infine, arriviamo al 10 settembre, e ci spostiamo nelle Marche, più precisamente nella città di Fermo, dove si è verificato un piccolo miracolo. Fermo è una città non lontana da Force, dove l’archeologo aveva già sperimentato, con successo, un eventuale pubblico. Il risultato, stavolta, è stato però talmente inaspettato che l’Amministrazione Comunale si è vista costretta a spostare l’evento al Teatro dell’Aquila, incantevole gioiello settecentesco da circa 840 posti. Tutti esauriti. Stavolta, Hawass è stato introdotto da Maria Chiara Leonori, direttrice della biblioteca comunale, Ettore Fedeli, presidente Unipop, e Gianluca Frinchillucci, direttore dell’Istituto Geografico Polare Silvio Zavatti, unicum nel panorama italiano, che ha fortemente voluto l’evento, e che, prima di passare direttamente la parola ad Hawass, ha riportato all’auditorio una breve ma profonda riflessione sul ruolo dell’archeologia oggi, citando anche C. W. Ceram di Civiltà Sepolte, che credo valga la pena riportare: “L’archeologia è non solo scienza, ma anche identità e strumento di dialogo tra culture, una nuova diplomazia culturale che unisce il nostro territorio con il resto del mondo. Non solo studio del passato, ma proiezione verso il futuro: l’eredità dei nostri padri, la bellezza dei nostri siti come ricchezza per i nostri figli. Infine, rivolgo un invito speciale ai giovani: avvicinatevi all’archeologia, fate vostra questa eredità”. Sulle parole di Hawass poco da scrivere, pubblico entusiasta che, nonostante la calca, ha aspettato pazientemente il suo turno per fare una foto con l’archeologo e magari farsi firmare una copia del libro. Tra chi ha contribuito all’organizzazione dell’evento, il funzionario della biblioteca Riccardo Renzi.




Il giorno seguente è stata la volta di Civitanova Marche (MC), altra tappa marchigiana, a cui Hawass è legato per il ricordo di Elio Diomedi e per la sua teoria sulla modalità costruttiva delle piramidi, per poi terminare con le ultime due date laziali.
Insomma, L’uomo con il cappello ha solo iniziato a far parlare di sé, e porterà di nuovo Hawass in Italia, per altri appuntamenti. Il volume, di 330 pagine con fotografie a colori, è stato tradotto da Stefania Sofra, che ha svolto anche la funzione di interprete dall’inglese all’italiano in tutti gli incontri citati, e impaginato da Michaela Cannella, con la revisione di Valeria Germani, Carolina Ciociola, Michela Leodori e Flavia Orsati. Oltre alle vicende della vita dell’archeologo scorre in tutto il testo, in filigrana, l’amore per l’Egitto e la volontà di salvaguardarne l’antichissima storia e memoria, tramite la difesa del suo patrimonio culturale. Lo stile del racconto è diretto e coinvolgente, senza peli sulla lingua o mezzi termini, e rispecchia il carattere forte e deciso del personaggio che lo ha scritto.
Così, come spesso accade, dalla memoria di un grande personaggio come Ernesto Verrucci emerge il ruolo della cultura come vero ponte tra i popoli. Arte, archeologia, filosofia e letteratura diventano strumenti concreti di dialogo e cooperazione, capaci di unire territori e storie diverse, come dimostrato dalla passione e dalla ricerca che ha riportato alla luce la figura di Ernesto Verrucci, conducendo a risvolti inattesi e felici. In questo senso, il patrimonio dell’Egitto e dell’Italia non è solo memoria, ma occasione di scambio e collaborazione per il presente e per il futuro.

