Luca Argentero e gli eroi del passato italiano


di Elena Bartolucci

11 Nov 2025 - Commenti teatro

Lo spettacolo “È questa la vita che sognavo da bambino?” snocciola le gesta di grandi sportivi come Luigi Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba.

(Le foto messe a disposizione dall’ufficio stampa sono di Virginia Bettoja e Angelo Redaelli)

Luca Argentero (foto Angelo Redaelli)

Fermo – sabato 8 novembre, al Teatro dell’Aquila di Fermo, è andato in scena Luca Argentero con lo spettacolo intitolato “È questa la vita che sognavo da bambino?”, con cui ha cercato di raccontare, stupire e indagare – sia dal punto di vista umano che sociale – attraverso il racconto di tre storie.

Tre grandi personaggi dalle vite straordinarie che hanno inciso profondamente nella società, nella storia e nella loro disciplina: Luigi Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba.

Tre illustri personaggi sportivi che hanno fatto sognare, tifare, ridere e commuovere varie generazioni di italiani.

Seppur completamente diversi l’uno dall’altro, sono diventati, ognuno a modo proprio, degli eroi, per i quali la parola “impossibile” non ha mai rappresentato un ostacolo insormontabile.

Luca Argentero (foto Angelo Redaelli)

Luigi Malabrocca fu “l’inventore” della Maglia Nera: nel primo Giro d’Italia, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il ciclista si accorse per caso che arrivare ultimo inteneriva il cuore della gente comune a tal punto da ricevere come regali di solidarietà animali vivi, salumi, formaggi, vino e olio. Automaticamente attirò anche l’attenzione della stampa e in poco tempo arrivò la popolarità a livello nazionale, che significò per lui doversi sfidare con altri pretendenti per l’ultimo posto.

L’alpinista Walter Bonatti scoprì a sue spese che la minaccia più grande per l’uomo è l’uomo stesso nonostante tutte le sue incredibili sfide con la montagna che lo portarono persino a oltre ottomila metri d’altezza. La grande delusione legata alla vicenda della scalata del K2 lo ha spinto verso nuove avventure, scalate impossibili e sfide in solitaria in tutto il mondo per sentirsi più vicino a Dio.

Alberto Tomba, l’insolito sciatore di origini bolognesi soprannominato “la bomba”, fermò il Festival di Sanremo durante le sue imprese alle Olimpiadi invernali di Calgary nel 1988: con la sua leggerezza da vero “patacca” e l’aggressività sulla pista, divenne uno dei più grandi campioni della storia dello sci, che meglio incarna la spensieratezza degli anni Ottanta.

Nonostante il finale un po’ scontato, ogni storia è stata scelta per raccontare indirettamente qualcosa anche dello stesso oratore della serata: Malabrocca gli ha insegnato che per vincere non serve per forza arrivare sul gradino più alto del podio; Tomba, suo idolo indiscusso da quando era ragazzino, gli ha mostrato l’importanza di avere una grande passione nella vita e Bonatti gli ha dimostrato che la scalata per raggiungere la verità è quella più faticosa da affrontare.

Argentero, che non ha mai smesso di giocare maliziosamente con la grande fetta di pubblico femminile in sala, ha snocciolato ogni storia con grande piglio, garbo e ironia, regalando una recitazione precisa ma fin troppo didascalica.

Luca Argentero (foto di Virginia Bettoja)

I testi portano la firma di Gianni Corsi, Edoardo Leo e Luca Argentero.

Edoardo Leo firma anche la regia molto lineare dello spettacolo, che è una produzione Stefano Francioni Produzioni.

Le musiche sono invece di Davide Cavuti.

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