Lee Miller in mostra a Torino


di Alberto Pellegrino

21 Nov 2025 - Arti Visive

La grande fotografa americana “Lee Miller. Opere 1930-1955” in mostra a Torino dal 1° ottobre 2025 al 1° febbraio 2026. Organizzazione del Centro Italiano per la Fotografia, curatore Walter Guadagnini.

Lee Miller, Nusch Éluard seduta su un’auto. Golfe Juan, Francia, 1937 © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

Il Centro Italiano per la Fotografia ha organizzato a Torina una mostra dedicata a Lee Miller (1907-1977), una delle più grandi fotografe del mondo e una personalità tra le più complesse del panorama artistico internazionale. Walter Guadagnini, il curatore dell’esposizione che resterà aperta fino al 1° febbraio 2026, ha scelto 160 fotografie del periodo compreso tra il 1930 e il 1954 che rappresentano il meglio del percorso creativo e stilistico di un’artista complessa e radicale, intima e pubblica che, in anni e con stili diversi, ha sempre mostrato una straordinaria personalità.

Lee Miller, Miss Lee Miller (Acconciatura di Dimitry). Lee Miller Studios, Inc., New York, USA, 1932 © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

Lee Miller è stata una donna bellissima con un volto perfetto, grandi occhi azzurri, una naturale eleganza, un fascino che ha fatto nascere grandi amori, ma questa sua condizione privilegiata non le ha impedito di esprimere il suo talento artistico, il suo impegno sociale e professionale, di essere una donna indipendente, libera, coraggiosa, capace di sfidare tutti gli stereotipi e pregiudizi del suo tempo: attrice, modella, indossatrice, giornalista, musa ispiratrice, amante, moglie e madre, ma soprattutto una grande fotografa d’arte che è entrata nella storia della fotografia soprattutto come fotoreporter di guerra.

Lee Miller, Irmgard Seefried, cantante d’opera, mentre canta un’aria di Madama Butterfly, Opera House, Vienna, Austria, 1945 © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

La vita avventurosa e complessa di Lee Miller

Le molte vite della Miller iniziano a diciotto anni, quando nel 1925 lascia New York per andare a Parigi, portando con sé il ricordo di un padre che fin da piccola l’ha sempre fotografata ossessivamente e anche nuda; il terribile segreto di essere stata stuprata a sette anni da un amico di famiglia; il fatto di essere stata espulsa da diverse scuole per il suo temperamento ribelle, per essersi accorciata le gonne e i capelli sul modello di Louise Brooks, la celebre diva del momento.

Parigi negli anni Venti è una ribollente fucina d’ingegni e la Miller s’iscrive a una Scuola sperimentale di scenografia, dove scopre la sua passione per l’immagine, ma fa il suo esordio parigino nel mondo della moda, quando grandi fotografi e celebri artisti scoprono la bellezza del suo volto e della sua figura per farne il simbolo di una nuova femminilità.

Il noto illustratore Georges Lepage nel 1927 disegna il suo viso perfetto per una copertina di Vogue America; il più importante fotografo americano del momento, Edward Steichen, la ritrae più volte con quel suo profilo che richiama la Marlene Dietrich dell’Angelo azzurro; Georges Hoyningen-Huené, il celebre fotografo di Vogue Francia, ne esalta il fascino un po’ androgino riprendendola in scarpe da tennis e tuta da marinaio indossate come un elegante abito da sera; Man Ray la immortala in celebri pose; Jean Cocteau, per il suo film Le sang d’un poète (1931),la trasforma in una statua greca senza braccia; Picasso la dipinge sei volte  chiamandola l’Arlésienne; lei stessa si fotografa più volte per Vogue in pose che mettono in risalto la sua figura languida e aristocratica.

Ma fare la modella non le basta, vuole fare la fotografa (“Desidero scattare una foto piuttosto che essere ripresa”) per cui sceglie come maestro il migliore sulla piazza, quel Man Ray, di cui diventa amante, assistente, musa ispiratrice, contribuendo alla scoperta della solarizzazione. Aderisce al movimento surrealista, frequentando i maggiori artisti e scrittori dell’epoca (Pablo Picasso, Max Ernst, Paul Éluard).

Quando la sua carriera sembra avviata al successo nel campo dell’arte, della moda e del cinema, Lee Miller abbandona tutto e nel 1931 ritorna negli Stati Uniti, dove apre uno studio fotografico, nel quale ritrae diverse personalità del cinema e della high society statunitense e dove rafforza la sua presenza nel campo della fotografia di moda, collaborando soprattutto con Vogue. Nel 1934 incontra il ricco uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey, se ne innamora, lo sposa e si trasferisce in Egitto, dove vive una nuova esperienza artistica, producendo una serie di paesaggi ed entrando a far parte di un gruppo surrealista egiziano.

Nel 1937, presa da una nuova inquietudine, ritorna a Parigi, dove ritrova i vecchi amici e dove conosce Roland Penrose, un artista e collezionista. I due s’innamorano e nel 1939, alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si trasferiscono in Inghilterra, dove lei continua a lavorare nello staff di Vogue. Durante il conflitto bellico realizza importanti servizi fotografici sugli aspetti drammatici della capitale britannica duramente colpita dai bombardamenti tedeschi. Nel 1943 decide di far parte dei reporter al seguito delle armate alleate in Europa e continua a pubblicare i suoi servizi dal fronte su Vogue, accompagnati da testi che dimostrano come la Miller sia stata anche una grande giornalista.

Lee Miller, Maschere antincendio. Downshire Hill, Londra, Inghilterra, 1941 © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

La fotoreporter di guerra

Celebrata per la sua bellezza, la Miller diventa ancora più celebre con quelle immagini di donna spettinata, sporca, spericolata, che indossa una divisa militare e un elmetto e che, insieme ad altre cinque professioniste, è una delle fotografe-donna ammesse al seguito dell’esercito americano. I fotoreportage, realizzati nei vari teatri di guerra, contengono le immagini più rilevanti della sua produzione artistica, destinate a diventare delle icone emblematiche per la loro lucidità e profonda umanità.   

I suoi scatti riprendono lo sbarco delle truppe alleate sulle coste europee, l’assedio di Saint Malo, i corpi straziati dei soldati negli ospedali da campo, la resa degli occupanti tedeschi, Parigi in festa per la liberazione, la caccia dei collaborazionisti. Al seguito degli Alleati entra in territorio tedesco e, durante l’avanzata, riprende la fame, le rovine, i cadaveri nelle le città devastate dai bombardamenti nella Germania post-bellica; entra tra i primi nei campi di sterminio di Buchenwald e Dachau, fotografando i pochi superstiti, i cumuli di cadaveri, i corpi dei guardiani nazisti suicidati o impiccati, la giovane e bella figlia suicida del borgomastro di Leipzig. Nel 1945 si prende una rivincita morale facendosi fotografare dal collega David E. Scherman mentre è immersa nuda nella vasca da bagno dell’appartamento di Hitler a Monaco. 

Durante quegli anni, per la prima volta nella sua vita, Lee Miller viene apprezzata non per la bellezza, ma per ciò che è in grado di fare, sempre determinata a competere con gli uomini ad armi pari, talvolta mettendosi nei guai, quando infrange il divieto imposto alle fotografe di avvicinarsi troppo alla prima linea del fronte. Finita la guerra, Miller si dedica a ritrarre bambini ricoverati in un ospedale di Vienna; riprende la vita dei contadini ungheresi; documenta anche l’esecuzione del Primo ministro László Bárdossy. Per due anni continua a lavorare per Vogue, occupandosi di moda e ritraendo personaggi celebri.

Nel 1947, a soli quarant’anni, decide di abbandonare la fotografia e si ritira con la famiglia nelle campagne del Sussex, dove rimarrà fino alla fine della sua vita, quasi del tutto dimenticata ad eccezione dei suoi amici intellettuali, scrittori e artisti. Sarà poi riscoperta da critici e storici della fotografia che sono tornati a occuparsi dell’opera di questa straordinaria artista.

Lee Miller, Ritratto dello spazio. Al Bulwayeb, vicino a Siwa, Egitto, 1937 © Lee Miller Archives, England 2025. All rights reserved. leemiller.co.uk

Le opere esposte nella mostra di Torino

La mostra si apre con il più celebre ritratto di Lee Miller: la fotografa, reduce da una visita al campo di concentramento di Dachau, sta facendo un bagno nella vasca da bagno dell’appartamento di Hitler a Monaco. L’immagine non è soltanto provocatoria ma è “studiatissima”: sul tappetino ci sono gli stivali e i vestiti sporchi del fango del campo; sul un mobiletto vi è una statuetta in marmo che ricorda le Veneri greche (una delle tante riproduzioni a buon mercato possedute dal padrone di casa); sullo sfondo, proprio sul bordo della vasca, una fotografia di Hitler. Ogni dettaglio sembra posizionato in maniera casuale, ma rivela una perfetta progettazione e un grande senso dell’estetica fotografica. La propaganda nazista ha cercato di distruggere la bellezza, Lee Miller sembra voler compiere una specie di vendetta artistica, un personale esorcismo per allontanare il male e le brutture del mondo.

Seguono le immagini dedicate al surrealismo, quelle realizzate da sola o in collaborazione con Man Ray. Siamo in piena sperimentazione surrealista, per cui i suoi nudi si alternano a insolite riprese in controluce. Oggetti e persone possono raccontare una storia o le fantasie che hanno ispirato una donna libera e curiosa del mondo, che ha maturato le sue esperienze al fianco di artisti e intellettuali altrettanto liberi e creativi, che si è formata nella pratica artistica legandola alla vita quotidiana. Nelle immagini che la ritraggono, Lee Miller appare come una donna bellissima ed estremamente fotogenica, ma la sua presenza nell’inquadratura non è mai banale o superficiale, ma rimanda a diverse componenti della sua complessa personalità: sensualità, intelligenza, eleganza, un sottile e quasi impalpabile velo d’inquietudine.

La sezione più importante di questa esposizione è quella dedicata alla guerra. Lee Miller si trova a Londra e le sue foto raccontano le difficoltà della vita quotidiana e dell’economia bellica. Decide di rientrare nello staff di Vogue per poter fornire una testimonianza di quei drammatici avvenimenti londinesi.  

Non dimentica le sue precedenti esperienze legate al surrealismo neppure tra le macerie, per cui sa mettere insieme dramma e ironia, mescolare con sapienza l’orrore della guerra con la bellezza del mondo, perché Lee Miller è capace di guardare la realtà e di raccontarla attraverso una lente tutta sua, senza rinunciare mai, nemmeno in mezzo a uno scontro o a un bombardamento, alla sua estetica fotografica. In piena guerra non rinuncia a fissate la bellezza di Parigi (la Tour Eiffel sotto la neve, la “Fontana di Place Concorde con acqua stagnante e bronzi corrosi ma ancora bella”). Poi, con l’avanzare del fronte, il climax cambia: tra il 1944 e il 1945, la Miller segue l’avanzata delle truppe alleate fino alla liberazione dei campi di concentramento e al crollo del regime nazista e le immagini diventano sempre più drammatiche, quasi spietate, perché la fotografa vuole fotografare di persona e testimoniare l’orrore dei campi di sterminio. Lo sente come un compito morale. Particolarmente tragiche sono le immagini scattate nelle case e negli uffici dei gerarchi che si sono suicidati, spesso insieme alle loro famiglie.

Nell’ultima parte della mostra si vede una Miller che vuole riprendersi dagli orrori della guerra e che progressivamente diminuisce il suo impegno giornalistico per raccontare, attraverso le ultime immagini, questa nuova ricerca di serenità e di levità.

INFORMAZIONI

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

via delle Rosine 18 – 10123 Torino

Orari

Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica
11.00 – 19.00

Giovedì
11.00 – 21.00

Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

Per accedere non è necessaria la prenotazione.

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