“Laudi” per gli ottimi “Aquila Altera”


Mauro Navarri

26 Giu 2004 - Commenti classica

Per chi voleva passare una serata differente dalle solite, ma pur sempre in maniera affascinante, anzi, riscoprendo ed assaporando un repertorio di solito considerato noioso e antiquato , e che invece ultimamente sta riscoprendo una sorta di rinascita, l'associazione musicale Le Cantrici di Euterpe ha organizzato sabato 12 giugno nella bella cornice della chiesa di S. Maria Assunta a Paganica (AQ) un concerto nell'ambito di una rassegna dedicata alla musica antica, particolarmente interessante, dal titolo O Maria quanto scy bella: Le laudi del popolo aquilano , un'antologia cioè di laudi popolari che utilizzano le intonazioni di brani famosi ma presentandone delle varianti testuali inedite. Organizzatore dell'evento è stato il musicologo Francesco Zimei.
Le motivazioni del concerto sono le seguenti: nel corso del quindicesimo secolo la città dell'Aquila, situata al centro della cosiddetta Via degli Abruzzi che collegava Firenze a Napoli, fu solido perno di una cultura di scambio favorita dai flussi mercantili che l'attraversavano e dalla presenza d'importanti figure religiose come Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca, colonne dell'osservanza francescana. In termini musicali questa suggestiva mediazione tra sacro e profano è rappresentata da una cospicua produzione laudistica in cui repertori internazionali convivono accanto alle colorite forme della devozione locale. Il progetto, quasi la seconda puntata di un viaggio musicale iniziato diversi anni fa alla scoperta dei repertori devozionali del medioevo aquilano (la prima era costituita dalle Laude celestiniane), propone per la prima volta le intonazioni originali di testi quattrocenteschi redatti o rielaborati da confraternite e predicatori nostrani, come ad esempio san Giovanni da Capestrano o frate Alessandro de Ritiis. Per raggruppare questo repertorio si è dovuto fare anzitutto un censimento di tutto il materiale esistente, collazionando e studiando le fonti aquilane, che sono ormai sparse un po' ovunque. In secondo luogo è stato necessario verificare la possibilità di una circolazione locale dei repertori musicali del periodo. Per questo programma l'organico scelto rispecchia fedelmente quelli in uso nell'Italia centrale durante la seconda metà del quindicesimo secolo ed è stato inoltre confrontato con documentazioni locali rilevanti come la contabilità amministrativa del tempo e l'iconografia. Le prove, dal canto loro, hanno consentito agli ottimi elementi di Aquila Altera, insieme che nasce dall'incontro di musicisti provenienti da esperienze diverse con l'intento di diffondere e promuovere la conoscenza e l'educazione alla Musica Antica, operando una ricerca musicologica volta ad esecuzione storicamente e filologicamente corrette (da non dimenticare, che suonano con strumenti originali o loro copie), di calarsi a fondo nel repertorio laudistico tardomedioevale, proiettandosi sul piano culturale e spirituale ben oltre le semplici valenze di una performance concertistica. Il programma ha già suscitato l'interesse di alcuni enti concertistici e verrà eseguito a settembre prossimo nell'ambito del Lombardia Europa Festival 2004, una rassegna internazionale di musica antica. Anche la scelta del luogo non è stata casuale, infatti il luogo è stato eccellente sia sul piano dell'ambientazione storica che su quello della qualità acustica. Il repertorio laudistico veniva infatti cantato preferibilmente in altri contesti come gli oratori delle confraternite o anche per strada, durante le processioni. Ma questo purtroppo al giorno d'oggi è impossibile.
Il programma è stato abbastanza vario, in maniera da non stancare ed annoiare troppo lo spettatore, presentando le varie sfaccettature e possibilità espressive di tale repertorio: così a brani a due voci a cappella, si sono susseguiti altri a più voci, o con un vario accompagnamento strumentale, eseguiti, come già detto, con copie di strumenti originali, quali la viella, l'arpa, il liuto, la viola da gamba, i flauti, la bombarda, la buccina e il trombone, nonchè un certo numero di strumenti a percussione. L'ensemble è stato veramente eccezionale nella resa di un repertorio così inusuale, ben affiatato e di forte presa emotiva sul pubblico.

(Mauro Navarri)


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