La “Zelmira” apre il ROF con un nuovo palcoscenico


di Andrea Zepponi

13 Ago 2025 - Commenti classica

Il Rossini Opera Festival 2025 ha aperto con l’opera “Zelmira”. Scelta scenoregistica alquanto discutibile. Il cast vocale e la direzione hanno invece ottenuto un unanime successo. Trionfatrice della serata Anastasia Bartoli.

(Ph Amati Bacciardi)

Il ROF alla sua apertura di quest’anno ha deciso di cambiare impostazione scenica per introdurre un palcoscenico agibile a 360 gradi, una piattaforma che avrebbe dovuto far sentire i cantanti da tutti gli spettatori-ascoltatori nella enorme cavea quadrangolare del Pala Scavolini. Una scelta scenoregistica che ha inciso pesantemente sulle condizioni foniche dello spazio scenico: l’orchestra centrale era udibile da tutti i quattro lati dell’arena, ma i cantanti erano inevitabilmente condizionati dalle loro posizioni decise dal regista Callixto Bieito per cui durante arie, duetti, terzetti ecc. le proiezioni del suono erano differenziate e spesso in disequilibrio rispetto alle possibilità uditive del pubblico: solo alcuni settori dello Scavolini godevano del suono frontale mentre almeno uno vedeva e sentiva sempre il cantante di spalle. Negli stacchi finale dei pezzi insiemistici dal mio posto potevo sentire le note di solo alcuni cantanti e così avrà fatto ogni spettatore nei diversi settori. Inaudito.

Enea Scala, Anastasia Bartoli, Marina Viotti, Gianluca Margheri

Passi la solita voga wok esibita durante uno spettacolo operistico ma non l’ingresso a gamba tesa della scenoregia nell’assetto sonoro che non per nulla, da quattro secoli, si basa sulla audizione diretta e frontale della musica da parte dello spettatore. Bastava che la piattaforma venisse accostata a un lato del palafestival privo di pubblico per ottenere un suono uniforme.

Il coro subiva lo stesso trattamento perché usciva spesso dalle tribune del pubblico e si rivolgeva al lato opposto escludendo gli altri. La Zelmira rossiniana di apertura del festival pesarese 2025 ha osato questa innovazione a mio giudizio pericolosa e fallimentare che si è basata sulle capacità ugulari di certi cantanti di farsi sentire anche quando cantavano di spalle come il tenorissimo Enea Scala, mentre l’altro tenore Lawrence Brownlee (Ilo) – peraltro bravissimo- faticava a far correre il suono dalle sue postazioni remote.

Per di più rumori continui di pedate sulla piattaforma e di altra natura del tutto gratuita sulla musica disturbavano l’ascolto. Insomma, è difficile dare un giudizio esaustivo sulle vocalità che si sentivano a tratti e la rappresentazione di Zelmira ha messo in luce soprattutto le difficoltà insite nell’opera e le scelte registiche che hanno suscitato reazioni contrastanti.

I nodi drammaturgici sono già assai complessi nella trama e, se la regia ne complica la condotta scenica, lo spettatore non capisce più nulla, allora tutto infatti si risolve in un non-sense. Bisogna anche dire che, nonostante la sua magnificenza musicale, arricchita di una splendida orchestrazione e di una scrittura vocale di altissimo livello, Zelmira è sempre stata un’opera di difficile approccio per il pubblico. Il principale ostacolo è la complessità della trama.

Gianluca Margheri

Tra simboli spesso irrelati e disorganicità quindi il debutto a Pesaro del regista Calixto Bieito non è stato accolto positivamente. L’allestimento intero è apparso disorganico e privo di una chiara visione d’insieme. Bieito, pur introducendo numerosi spunti e simboli (la vasca con acqua, quella con la terra, l’orsacchiotto), non sembra averli coordinati in una narrazione coerente, lasciando allo spettatore il difficile compito di interpretare una serie di suggestioni che apparivano fin troppo ridondanti e irrelate con la trama.

Rimanevano chiari solo i simboli di elementare e banale evidenza: i caschi dei soldati=la guerra, l’albero di ulivo=la pace, la terra=la morte, l’acqua=la vita e altri, mentre dove era necessario seguire la trama il regista destrutturava la vicenda come, per esempio, nella scena del pugnale alla fine del primo atto quando l’arma rimane nelle mani di Leucippo e non passa mai in quelle di Zelmira come invece vuole il testo.

La scenografia, ideata con Barbora Horáková, ha riscosso indubbia curiosità per l’idea della piattaforma mobile che circonda l’orchestra con la trita e ritrita pluriambientazione temporale tra costumi odierni (mise sadomaso e tatuaggi) e ottocenteschi, suppellettili moderne, classiche e barocche. Tuttavia, questa soluzione – costosissima immagino – non è stata sfruttata in modo efficace portando a movimenti scenici dilatati e talvolta immotivati.

Lo spettacolo è sembrato inoltre un accumulo di citazioni di precedenti regie del festival, da Pizzi a Vick, senza però raggiungere la loro forza espressiva.

Marina Viotti

Un altro aspetto controverso è la rilettura dei personaggi: Antenore è trasformato in un bambino isterico succube del suo amante Leucippo, che diventa il vero “cattivo” della storia. Questa scelta, pur potendo avere un potenziale interessante, è stata giudicata troppo caricaturale e poco convincente perché spesso anche contraddittoria.

Il personaggio di Azorre, morto prima dell’inizio dell’opera, si aggirava in scena come una presenza ambigua e non definita, ammiccante e addirittura ridicola per certi aspetti come quando mostrava la lingua a Emma per ispirarle impulsi erotici cui ella si abbandonava durante la sua aria del secondo atto.

Ma per venire alla esecuzione musicale bisogna ammettere che cast vocale e direzione hanno invece ottenuto un unanime successo. Enea Scala (Antenore) ha dato prova di grande dedizione e forza vocale, nonostante la difficoltà di interpretare un personaggio così debole dal punto di vista psicologico. Spiacciono i suoi vibrati nella zona grave ma le sue prodezze come quella di cantare a testa in giù sono eclatanti anche se da attribuire a una regia che, non avendo niente da dire e da fare in merito all’azione, impegnava così il cantante. L’impressione costante era quella che l’opera rossiniana e l’ambiente scenico fossero parte di uno spettacolo circense. L’operazione di degrado dei cantanti riuscitissima.

Vera trionfatrice della serata Anastasia Bartoli (Zelmira) la quale ha mostrato un autentico carisma scenico e una vocalità naturale, consapevole di vari stili e versata nella resa soprattutto vocale del ruolo.

Lawrence Brownlee (Ilo) è tornato a Pesaro dopo molti anni esibendo una padronanza impeccabile della sua tessitura è stato penalizzato dalla scenoregia perché la sua natura vocale di tenore coloratura riusciva poco apprezzabile da tutta la sala ma solo dai settori cui poteva rivolgere il canto frontalmente.

Marko Mimica (Polidoro) ha fornito un’interpretazione autorevole e ben sfumata del personaggio anch’egli gravato da una regia impropria che lo rendeva insignificante.

Marina Viotti (Emma) si è distinta nell’aria aggiunta per la versione di Vienna del 1822 mostrando ispirata delicatezza ed è forse il personaggio più risparmiato dal non-sense della regia se non fosse per la fine del primo atto quando mostrava di danzare con una scultura a mezzobusto classica e quando si dimenava su una dormeuse mimando fregola erotica.

Anastasia Bartoli

Per Gianluca Margheri (Leucippo) che ha interpretato il ruolo del manipolatore con efficacia la regia ha riservato il nudo progressivo esibito – grazie alla sua indubbia prestanza fisica- per quasi tutta l’opera fino a farlo affogare in pochi centimetri d’acqua in una pozza apposita.

Sul podio, il direttore Giacomo Sagripanti ha convinto per la sua abilità nel gestire una situazione complessa e per l’equilibrio dei tempi. L’Orchestra del Comunale di Bologna ha supportato la performance con entusiasmo e grande affinità al repertorio rossiniano. Lo smalto dell’orchestra e del Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno era indiscutibile e ha trionfato per tutta la serata.

Enea Scala

Il pubblico, nonostante le suddette difficoltà, ha premiato con entusiasmo il cast, la direzione d’orchestra e la qualità musicale complessiva, bocciando quasi all’unanimità la regia di Bieito. Ciò può far riflettere sul fatto che un festival come il ROF si nutre di rimesse in discussione e reinvenzioni anche quando queste non incontrano il favore del pubblico.

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2 responses

  1. Iwona ha detto:

    Una descrizione magistrale

    1. Mayoux ha detto:

      Exactement mon ressenti

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