La Villa Sgariglia di Grottammare


di Roberta Rocchetti

23 Giu 2026 - Arti Visive, Varie

Abbiamo visitato la splendida Villa Sgariglia di Grottammare (AP), un gioiello settecentesco creato dall’architetto Lazzaro Giosafatti. Nelle giornate del FAI è stato il quinto sito più visitato su scala nazionale.

Ė davvero affascinante e misterioso il modo in cui il Fato muove i fili che dirigono i nostri passi ogni giorno.

A Villa Sgariglia a Grottammare (AP) siamo arrivati chiamati dalla Dea Cupra, l’antica Venere dei Piceni.

Un’immagine ci colpisce, la riproduzione del busto della dea che osserva con pensierosa dolcezza il sontuoso agrumeto che la circonda, leggiamo l’articolo in relazione all’immagine e scopriamo che a pochi chilometri da noi si trova questo gioiello naturalistico ed architettonico che guarda l’Adriatico adagiato su una terra odorosa di limoni e di alloro, durante le giornate FAI è stato il quinto sito più visitato su scala nazionale.

Villa Sgariglia vede la luce a metà del 1700 a suggello di un marchesato ricevuto dalla famiglia da Papa Benedetto XIV, sulle vestigia di un castello prima e di un monastero domenicano poi, i quali a loro volta, sorsero, pare, sulle rovine un dimenticato tempio pagano, strati di storia che non si cancellano a vicenda ma si compenetrano ed amplificano, Lazzaro Giosafatti è stato l’architetto che è riuscito a creare questo miracolo sospeso tra cielo, terra e mare.

Progettata in pieno illuminismo Giosafatti crea il corpus abitativo particolare e avvolgente, già la forma esterna ricorda un abbraccio, non ampi spazi, grandi saloni freddi, ma piccole ed innumerevoli stanze accoglienti e diversificate, una piccola cappella privata a destra della costruzione ma non staccata dal corpo centrale fa il paio con la sala da pranzo che occupa l’altro avancorpo sulla sinistra in una simmetria armonica.

Appena varcato l’ingresso la vista è mozzafiato, se si guarda di fronte ci si apre davanti il Teatro verde, un giardino pensato come un teatro, con gli stessi ordini di posti distribuiti tra finestre, balconi e terrazzamenti ed un palcoscenico dove ogni giorno, ogni stagione, ogni anno va in scena la Natura e l’arte che ha saputo ispirare, tra aranci, fontane, ninfee e forse ninfe.

Ma se ci giriamo, alle nostre spalle un meraviglioso gioco prospettico ci incornicia il mare imprigionato nel portone di ingresso, mentre due obelischi ai lati controllano da secoli che ogni giorno sorga il sole, è davvero difficile decidere dove guardare e a dividere gli spazi uno dei capolavori in ferro battuto del maestro fabbro Francesco Tartufoli artefice anche della splendida balconata che nel teatro verde funge da palco reale.

Giosafatti opera in pieno illuminismo dicevamo, quindi progetta la villa a ridosso di un bosco lussureggiante che la sovrasta, a rappresentare la civiltà e la scienza simboleggiate dalla luce del mare, che illuminano il buio e l’ignoranza espressi dall’oscuro folto della vegetazione, ora avremmo qualche perplessità a identificare il bosco con il buio in accezione negativa, ma del resto da Dante a Cappuccetto Rosso la paura e il disorientamento sono sempre Selva oscura, siamo dovuti arrivare dove siamo per comprendere che il bosco è invece salvezza, ma forse l’architetto voleva dirci anche altro, vedremo più avanti, continuiamo il cammino.

Due ordini di terrazzamenti con aranci e limoni ci ricordano che questa zona gode di un microclima che permette la coltivazione di specie impensabili solo qualche chilometro più a nord, la scalinata monumentale dei leoni in travertino porta ad un terzo livello di terrazzamento e poi al bosco con i suoi tesori e le sue creature.

Nel giardino segreto usato ieri e oggi per intrattenimenti musicali una colonna romana è circondata da sette ulivi, numero considerato esotericamente simbolo di perfezione.

All’interno le stanze contengono tesori in ogni dove, dalla collezione di reperti del periodo etrusco, ai documenti del periodo napoleonico, ai manufatti piccoli e grandi che sono piccoli e grandi stupori.

Villa Sgariglia è un viaggio nelle straordinarie doti di progettazione, realizzazione e immaginazione italiane che non hanno eguali nel mondo, è un museo e un museo a cielo aperto, è un tesoro nascosto nel folto di macchie di alloro tra i quali spunta l’oro dei pomi agrumati, è da atmosfere come queste che nasce il Mito, è tra questi profumi che Apollo insegue Dafne, che Plutone libera Proserpina per darle la possibilità ad ogni primavera di far rifiorire il mondo, che le dee che sovrintendono alla bellezza cancellano i pensieri di chi le guarda facendo rinascere la gioventù negli occhi.

E adesso ci appare chiaro il messaggio di Lazzaro Giosafatti: l’Uomo deve incontrare e fare amicizia con la propria parte animale, quella che si trova nella selva, per dimenticare la paura, ritrovare la propria innocenza e diventare Luce che illumina il buio.

La nostra gratitudine per questa visita va a chi ci ha accolto, grandi, piccoli (ma grandi) e creature a quattro zampe, siete stati il nostro Virgilio e ci avete portati a riveder le stelle.

Chiunque abbia bisogno di Arte e Bellezza (le maiuscole sono volute) si faccia accogliere dalla dea Cupra a Villa Sgariglia, lo faccia con gratitudine e rispetto per un dono dell’Uomo e degli dèi.

Trovate i contatti sul web all’indirizzo: https://villasgarigliagrottammare.com

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2 responses

  1. Fulvio Venturi ha detto:

    “Ogni anno va in scena la Natura e l’arte che ha saputo ispirare, tra aranci, fontane, ninfee e forse ninfe.” Articolo bellissimo, dotto e profondo. Complimenti

    1. Roberta Rocchetti ha detto:

      Grazie mille! Gentilissimo.

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