La mostra “Seitzinger Alchemica” di Elisa Seitzinger ad Ascoli Piceno


di Flavia Orsati

15 Giu 2022 - Arti Visive

Alchimia e Contemporaneo al Forte Malatesta di Ascoli Piceno. La mostra “Seitzinger Alchemica” di Elisa Seitzinger sarà visitabile fino al 18 settembre 2022 e ripercorre le tappe fondamentali della carriera dell’illustratrice torinese.

Ho imparato che, oltre allo
spirito di questo tempo, è
all’opera anche un altro
spirito, e cioè quello che
governa la profondità
di ogni presente.
C.G. Jung, Il libro rosso
Immagine generale della Mostra

Il Forte Malatesta di Ascoli Piceno sta attualmente ospitando la prima mostra personale dell’illustratrice Elisa Seitzinger dal titolo Seitzinger Alchemica: un percorso che racconta le tappe fondamentali del suo fare artistico, la sua poetica, le sue ispirazioni e le tante collaborazioni con nomi illustri dell’arte, della cultura, della musica e dell’editoria. La mostra sarà visitabile fino al 18 settembre prossimo.

Elisa Seitzinger ha scelto le Marche, e in particolare la misteriosa terra della Sibilla Appenninica, per ospitare la sua prima personale, cullata dalla sacra ombra di Cecco d’Ascoli e della sacerdotessa. La mostra si propone di ripercorrere le tappe fondamentali della carriera della Seitzinger, nata alle pendici del Sacro Monte Calvario a Domodossola, poi trasferitasi a Torino, città dove vive e lavora come illustratrice e artista visiva. Il suo percorso, ispirato ai codici stilistici dell’arte classica, dell’arte medievale sacra e cortese, della pittura primitiva, delle icone russe, dei mosaici bizantini, dei tarocchi, dell’iconografia esoterica, degli ex-voto ma anche dall’arte visiva degli anni Venti e Trenta, parte sempre dal disegno manuale a china, inseguendo una bidimensionalità e una staticità dalla forte carica simbolica.

Dieci le sezioni di mostra che trasporteranno i visitatori nell’affascinante e misterioso mondo dell’artista, dal sacro al profano, passando attraverso i miti, le leggende, i ritratti, i tarocchi e la musica. Un vero e proprio viaggio che consentirà di apprezzare i grandi capolavori che sono nati dalla penna della Seitzinger, spesso al seguito di prestigiose collaborazioni come quella con Vinicio Capossela in occasione del suo ultimo album Bestiario d’Amore, quella con il Salone del Libro di Torino o quella con Hacca Edizioni per la quale ha realizzato le illustrazioni del libro Nome non ha (ne abbiamo parlato su queste pagine: https://www.musiculturaonline.it/in-cerca-della-sibilla-appenninica/ n.d.r.).

Un rabdomantico decalogo della manchevolezza dei nostri tempi: è questa l’atmosfera entro la quale Elisa Seitzinger traghetta il fruitore negli spazi della mostra ascolana, nella suggestiva cornice del Forte Malatesta. Un forte-prigione, sorto su disegno di Antonio da Sangallo, scrigno dove i simboli possono essere custoditi, salvo poi essere restituiti al mondo, oggi manchevole di qualsiasi consapevolezza rituale e inconsapevole del loro potere taumaturgico. Proprio il simbolo parrebbe essere cifra identitaria dell’illustratrice: i suoi disegni evocano un mondo lontano e contemporaneo, fitto di corrispondenze, che mai hanno smesso di esistere: siamo solo noi che abbiamo obliato questo alfabeto meraviglioso e complesso, arrivando ad ignorare anche le verità segrete esposte maggiormente in evidenza.

Un tratto icastico, bidimensionale, che crea una armonia di insieme ma che contempla un approfondimento, un’analisi minuziosa di ogni dettaglio, che potrebbe rivelare Dio, o il suo contrario. Ecco che allora la modernità si lega a suggestioni antiche, arcadiche, cortesemente medievali o inquietantemente goticheggianti. Ci si muove infatti tra santi e stregoni, fate e sibille, antiche divinità e lame dell’immortale sapienza taurologica, nelle quali si insinuano ritratti di personaggi contemporanei.

Intreccio di iconografia sacra e segreta sapienza alchemica, di razionalità apollinea scossa da continue intrusioni dionisiache, in una mai paga dialettica tra alto e basso: ciò contribuisce a rendere il sacro quotidiano, unendolo al profano e trasformandosi in rito, nella perfezione sospesa di un tempo nebuloso e onirico, molto lontano dalla freneticità occidentale, più vicino alla circolarità  della mente illuminata, che non contempla l’esistenza di passato e futuro ma vede il tempo come un eterno presente, sentendo non su di sé ma in sé tutte le epoche, che non sono un qualcosa che sfugge nel flusso temporale, bensì che si sedimenta nell’interiorità, in un IO presente a sé stesso, dimentico della bruttezza – estetica e non solo – di quanto oggi ci circonda.

Sono i simboli ad accompagnare il contenuto narrativo delle opere di Elisa, prestandosi a diversi livelli di comprensione e interpretazione. Tutti i personaggi dei suoi disegni sono ammantati di un’aura particolare, come se potessero compiere il vaticinio da un momento all’altro. Restano invece ineloquenti, muti, a suggerirci, con i loro occhi privi di pupille, che la verità, la sola possibile, va cercata dentro di noi, nello scavo interiore. La rammemorazione, Mnemosyne, figlia delle Muse, è qualcosa che pervade l’uomo stesso e lo costituisce, provocando in lui un dolore quasi mistico che deriva dalla mancanza e che si avvicina al piacere.

Le sezioni in cui la mostra è articolata sono dieci. Si parte con Da superego a supernova, commistione di arazzi, opere su commissione privata e opere realizzate per importanti sponsor; si prosegue quindi con Icone, dimostrazione che il futuro ha un cuore antico, in una serie di immagini atemporali che si pongono anche come monito, di cui è emblema, ad esempio, il Trittico dei Santi inesistenti o una modernissima e problematica Maternità.

Arcadia è l’Eden che tutti agogniamo: luogo conchiuso della nostra interiorità, di cui possediamo il concetto ma che non si palesa mai in atto. Paesaggio idilliaco, dove i conflitti interiori sarebbero finalmente pacificati, l’anima forse sottratta al giro del Samsara avendo bruciato tutte le tappe karmiche o, per dirla alla occidentale, avendo sconfitto tutti i suoi demoni, draghi o mostri. Per questo, la “spiritualità digitale” potrebbe esistere, ci dice l’illustratrice con un pizzico di ironia, se solo ne fossimo consapevoli.

Santeria è una geniale ed inusitata coniugazione di valori estetici contemporanei e cristianità, intesa come misticismo delle origini. Una delle parti più suggestive della mostra è la sezione Deep England, corredata da un sonoro che evoca il sabba, con fauni e ninfe danzanti nel plenilunio, inquietante mutamento nella piattezza dei nostri tempi che solo una sapientemente orchestrata magia corale potrebbe intaccare. Il rito, per questo, non si compie solamente con l’ausilio di flauti, zufoli, cappi e candele, ma si serve anche dell’aiuto di microfoni, amplificatori e jack, per unire ciò che è diviso.

La musica ha grande parte nell’universo creativo della Seitzinger: ce lo dimostra Bestiario d’Amore, serie nella quale ha dato corpo e immagine a un bestiario moderno, quello di Vinicio Capossela. Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori e gli animali sembrano miniati da un monaco medievale, con la stessa accuratezza, nel racconto del calvario d’amore e di tutte le sue possibili derive “bestiali”.

La parte della mostra dedicata alla Sibilla diviene emblema del magnus opus alchemico. Si tratta di una serie di illustrazioni per il libro Nome non ha di Lorendana Lipperini, dedicato appunto alla Sibilla Appenninica. Al di là del folklore popolare, fatto di seducenti ancelle dagli zoccoli caprini, di sacerdotesse potenti e spietate, merito dell’artista è aver reso magistralmente il puro simbolo incarnato dalla Sibilla marchigiana, tanto legato alla cittadina ascolana: in passato, cavalieri da ogni dove intraprendevano pericolosi viaggi pur di mettersi in cerca di lei, scoprendo poi sé stessi, il più grande mistero, che la donna, ponendosi con i tre volti di Ecate, vaticinava, rivelando, però, non il futuro, ma il passato, le radici, il legame individuale di ognuno con il tutto, scendendo fisicamente nel suo antro ma salendo metafisicamente nel processo escatologico di elevazione del singolo. Una moderna Pizia, insomma, seduta sul suo tripode e circondata dagli effluvi degli incensi, serpentaria e Grande Madre.

Arriviamo a Formosus: Formoso è stato un papa processato post mortem a seguito della sua inumazione e profanazione della stessa, rivelandosi addirittura colpevole, ma artefice del capolavoro supremo. Egli ha, cioè, ingannato non la morte, ma la vita. Elisa, come in un poema per immagini, ci guida nei meandri della sua storia, dalla fuga alla morte, dal processo alla condanna.

Nei Ritratti, la giovane illustratrice dimostra come sia possibile relegare il presente all’atemporalità del mito, fissando in un attimo eterno personaggi estremamente terreni, per un istante soltanto dimentichi del mondo e della loro fama.

Infine, in Arcana, il mondo tardogotico si rivela come un mondo misterioso e complesso, pieno di rimandi e ineludibili verità, mai banali, mai totalmente comprese. Dalle lame degli Arcani Maggiori a quelle più recenti dei Minori, Elisa rende un condensato di sapienza, nel quale il presente è intriso di lirismo al pari del passato, in un gioco di rimandi tra vicino e lontano, tra visibile e invisibile. In questo complesso universo si gioca il nostro destino, di cui siamo sempre artefici, pur non afferrandolo mai sino in fondo. Come avviene nei Tarocchi e nelle illustrazioni di Elisa: il significato è sempre più denso rispetto al significante, riflesso di numinosi presagi che si accampano in tutta la loro misteriosità. I Tarocchi sono, in effetti, la riproduzione simbolica di un mondo invisibile, popolato da mitici emblemi, latori di vita e morte al contempo, materializzazione di archetipi in quella coincidentia oppositorum che è cifra identitaria di qualsiasi processo, sia esso alchemico o di crescita.

SEITZINGER ALCHEMICA

  • a cura di Stefano Papetti, Elisa Mori, Giorgia Berardinelli, Filippo Sorcinelli e Paolo Lampugnani
  • 28 maggio – 18 settembre 2022
  • Forte Malatesta – Ascoli Piceno, Via delle Terme

Orari mostra:

  • Dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15 .00 alle 19.00
  • Sabato e domenica (festivi e prefestivi) dalle 11.00 alle 19.00

Per informazioni:

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