“La cosmicomica vita di Q” sorprende in ogni dettaglio
di Elena Bartolucci
25 Mar 2026 - Commenti teatro
Un viaggio umoristico nell’evoluzione cosmica, sostenuto da una compagnia eccellente, una regia matura e una scena essenziale ma di forte impatto.
(Foto di Anna Faragona)
Ancona – sabato 21 marzo, al Teatro delle Muse di Ancona, è andato in scena La cosmicomica vita di Q (liberamente tratto dalla raccolta di racconti “Tutte le cosmicomiche” di Italo Calvino), spettacolo ideato e diretto da Luca Marinelli, che recita accanto a una compagnia di eccellenti attori quali Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Gabriele Portoghese e Gaia Rinaldi.


Qfwfq, noto semplicemente come Q, è un personaggio senza tempo, testimone e narratore dell’evoluzione dell’universo, dalla formazione delle galassie alla nascita della vita sulla Terra.


Dopo miliardi di anni, in una città contemporanea, Q è diventato un uomo qualunque e, soprattutto, ha dimenticato chi è stato, dove è stato e cosa ha visto. Attraverso un emozionante viaggio nella memoria supportato dai suoi “amici” di lunga data, Q ripercorre la sua storia che è anche quella dell’universo e del genere umano, acquisendo una nuova consapevolezza che gli consentirà di osservare con occhi diversi ciò che è e ciò che lo circonda.


Fin dalle prime battute, lo spettacolo rivela una costruzione drammaturgica solida e senza sbavature: il testo alterna ironia, riflessioni filosofiche e slanci poetici con grande disinvoltura. Marinelli offre una prova di grande maturità, valorizzando al meglio la bravura degli attori di altissimo livello al suo fianco: la sua presenza scenica è magnetica, ma mai ingombrante, e riesce a modulare con precisione ogni sfumatura emotiva del suo personaggio, muovendosi con disinvoltura e sfruttando ogni angolo e gradino del teatro per lasciare spazio agli altri interpreti.



L’intero ensemble si distingue per una qualità recitativa notevole (davvero eccezionale anche la facilità di ognuno di essi nel riuscire a cambiare registro, stile o accento senza mai incespicare), caratterizzata da una coesione rara da ritrovare anche nelle compagnie di maggiore esperienza nonché da una capacità di ascolto reciproco che conferisce alle battute un ritmo armonico.



Uno degli elementi più sorprendenti dello spettacolo è senza dubbio la scenografia. Apparentemente spoglia, si rivela in realtà di grande efficacia visiva, poiché utilizza pochi elementi essenziali che permettono di giocare con le luci, evocando ambienti e dimensioni cosmiche senza ricorrere a effetti spettacolari. Questa scelta minimale rappresenta il vero valore aggiunto della pièce teatrale, coinvolgendo attivamente lo spettatore, chiamato a completare con l’immaginazione ciò che la scena suggerisce.



In questo contesto, il disegno luci non si limita a illuminare, ma costruisce veri e propri paesaggi emotivi. Le variazioni cromatiche e le intensità calibrate accompagnano la narrazione, sottolineando i passaggi chiave e contribuendo a creare un’atmosfera sospesa, a tratti quasi metafisica.



Marinelli ha dimostrato una sensibilità registica calibrata alla perfezione – che lascia presagire una carriera a dir poco promettente nel teatro – privilegiando l’interazione tra gli interpreti e la forza evocativa del testo ed evitando sovrastrutture che avrebbero potuto appesantire ulteriormente una narrazione già così densa.

In definitiva, La cosmicomica vita di Q si impone come uno degli esperimenti teatrali più affascinanti e riusciti degli ultimi tempi. L’opera riesce a coniugare rigore, leggerezza, intelligenza ed emozione: trova nella regia e nella recitazione un equilibrio raro e dimostra come il teatro contemporaneo – se fatto con criterio – possa ancora sorprendere e stimolare il pubblico a interrogarsi su temi profondi quali l’infinità del cosmo, il passare del tempo e la natura dell’esistenza.
La drammaturgia è di Vincenzo Manna, la regia è sia di Luca Marinelli che di Danilo Capezzani, scena e luci sono firmate da Nicolas Bovey, i costumi di Anna Missaglia, le musiche originali di Giorgio Poi, i suoni di Hubert Westkemper, la produzione Società per Attori, Fondazione Teatro della Toscana in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi.



