“La Buona Stella”, da stasera 13 aprile su Rai 1


a cura di Francesca Bruni

13 Apr 2026 - News cinema

Da oggi 13 aprile su Rai 1 va in onda la serie tv “La Buona Stella” di Luca Brignone, con Miriam Dalmazio, Filippo Scicchitano, Francesco Arca e Laura Cravedi. A breve pubblicheremo l’intervista, realizzata da Francesca Bruni, con l’attore Francesco Arca.

(Immagini prima puntata area press)

Francesco Arca

Un calciatore fallito, una poliziotta ribelle e una borsa rubata sulla scena di un crimine. Storie che si incrociano in “La Buona Stella” la nuova serie tv in tre serate, diretta da Luca Brignone, coprodotta da Rai Fiction e Paypermoon, in onda da oggi lunedì 13 aprile alle 21.30 in prima visione su Rai 1. Tra gli interpreti, Miriam Dalmazio, Filippo Scicchitano, Francesco Arca e Laura Cravedi.

Simone ha un matrimonio fallito alle spalle, sacrificato sull’altare di una carriera di calciatore mai decollata. La poliziotta Stella, invece, vuole rimettersi in piedi dopo aver tragicamente perduto l’uomo che amava. A unire i due destini è una borsa piena di soldi che Simone ruba dalla scena di un crimine di cui è l’unico testimone e sul quale proprio Stella si trova a indagare.

“Interpretare il personaggio dell’ispettrice Stella Rongoni – dice Miriam Dalmazio – per me è stato un vero regalo. Ho avuto la possibilità di esplorare come attrice un genere nuovo, il crime, e di fare un viaggio all’interno dell’anima di un personaggio molto distante da me. Stella porta un messaggio molto bello, secondo me, per questi tempi bui, cioè, l’essere ancorati alla vita, amare la vita e rimanere lucidi nei momenti peggiori per cogliere le seconde possibilità. Questi temi sono stati raccontati con molta grazia e delicatezza dal regista Luca Brignone che ha messo tutta la sua sensibilità al servizio della serie. Sono grata a Rai Fiction e Paypermoon per questa preziosa possibilità”.

“Questa esperienza – aggiunge Filippo Scicchitano – per me è stata incredibile, il personaggio di Simone mi ha permesso di esplorare diverse parti di me e soprattutto di entrare nelle zone oscure che molto spesso ci fanno paura. Un personaggio fragile ma anche coraggioso, che attraverso i suoi fallimenti prova a riscattare se stesso per ottenere un’altra possibilità dalla sua famiglia, un lungo viaggio tra tenebre e paradiso che mi ha restituito la complessità di questo lavoro ma anche la passione che ci vuole per farlo. La direzione di Luca Brignone è stata determinante affinché sposassi completamente il progetto, le sue parole erano sempre piene di fiducia e ottimismo soprattutto nei momenti più complessi. Un’energia così difficilmente si trova in un set, per questo gli sarò sempre grato”.

Per un gioco del destino, quei soldi, che sembravano essere la fortuna di Simone, si trasformano nella sua condanna a morte, perché i criminali a cui li ha sottratti sono sulle sue tracce e sono pronti a tutto pur di recuperarli. Così, con l’ex moglie Alessia e la figlia Giada, si trova costretto a scappare, in una fuga continua e piena di imprevisti che si snoda lungo le coste della Calabria, toccando Crotone, Isola Capo Rizzuto, Cutro, Botricello e Lamezia Terme.

L’unica speranza per Simone è Stella: solo lei, infatti, indagando, può ricostruire il filo degli eventi e provare a salvarlo.

Per la poliziotta, però, sono indagini che riaprono ferite del passato mai chiuse e che la obbligano a lavorare fianco a fianco con Valerio, dirigente degli Affari Interni, che fa di tutto per ostacolarla, accecato da un antico odio.

Miriam Dalmazio e F. Arca

“La buona stella – spiega Francesco Arca – è una storia che parla di ferite e di seconde possibilità, e questo è ciò che mi ha colpito fin da subito. Lavorare con Luca Brignone mi ha permesso di entrare in profondità in un personaggio complesso, segnato dal passato. Il mio Valerio è un uomo duro, ma quella durezza nasce da un dolore che non ha mai davvero elaborato. Condividere il set con colleghi come Miriam Dalmazio e Filippo Scicchitano ha reso tutto ancora più autentico. Credo che il pubblico si riconoscerà in questo viaggio, perché racconta quanto sia difficile, ma necessario, trovare la propria strada dopo una caduta”.

E mentre Simone e famiglia cercano di sfuggire ai propri inseguitori, Stella deve fare i conti con le insidie del lavoro e le conseguenze di un amore che non ha mai dimenticato.

“Quello che considero importante del mio lavoro – afferma Luca Brignone – è raccontare principalmente il movimento emotivo dei personaggi, andare dentro ogni loro sfaccettatura, vederli e sentirli. In questa ricerca l’attore si ritrova a scavare dentro di sé per fare emergere quella verità che serve al racconto. Le scene così acquistano spessore e profondità, meritando la fiducia dello spettatore che entra immediatamente in empatia con i personaggi.

In questa serie, il viaggio non è solo geografico — da Roma alla Calabria — ma è una discesa dentro i drammi della vita. Ogni scena deve avere il sapore della realtà, mi piace sapere che lo spettatore possa sentirsi vicino al respiro affannoso di Simone durante una crisi e al silenzio nostalgico di Stella mentre guarda le foto di suo figlio, che possa compartecipare alle preoccupazioni e alle ingenuità di Alessia, giovane madre, che si scopre a tratti impreparata a crescere una figlia da sola, fino a osservare con sguardo tenero e sospeso la rabbia di Valerio che non riesce ad accettare la morte di suo fratello.

Solo scavando dentro il buio dei personaggi, le sequenze quindi acquistano quello spessore che trasforma un semplice crime in un’esperienza empatica e totale. Chi osserva non deve solo guardare, deve restare impigliato nel destino dei personaggi, vivendo ogni loro piccola gioia come un miracolo e ogni caduta come uno schianto personale.

Cosa succede quando il destino decide che sei il suo bersaglio preferito? Questa è la domanda che anche io mi sono posto durante le riprese della serie.

Per me, girare “La Buona Stella” ha significato esplorare il momento esatto in cui la disperazione diventa coraggio.

Ho scelto di assecondare la verità di ogni personaggio con inquadrature mai troppo strette per non soffocarli ma permettendogli di esprimersi anche nella loro fisicità.

Stella e Simone sono su due binari, ma destinati a scontrarsi.

Stella è una donna distrutta dal suo senso di colpa e il suo obiettivo è riportare alla luce la verità. Diventa così non un’eroina imbattibile, ma una donna che trema, inciampa e cade, ma non indietreggia.

E la malattia di Simone non vuole essere un espediente melodrammatico, ma con inquadrature instabili, sdoppiate e suoni ovattati ho voluto far sentire allo spettatore la sua fragilità fisica. Quando ruba quella borsa, non è un ladro: è un uomo che cerca di pareggiare i conti con il destino.

Il peluche pieno di soldi è l’immagine che mi ha perseguitato fin dalla prima lettura. È la sintesi perfetta della serie: l’innocenza (la figlia Giada) contaminata dal male (i soldi sporchi). Ezio e Bruno, i poliziotti corrotti, quasi come fossero figure mitologiche, presenze inarrestabili e sgradevoli che rompono l’intimità ritrovata di questa famiglia in fuga. Il mio obiettivo non è solo raccontare la sfida, ma se alla fine della corsa, sotto il cielo della Calabria, Stella e Simone riusciranno a guardare di nuovo in alto senza aver paura di ciò che le stelle hanno in serbo per loro. Sarà un viaggio rotto dagli imprevisti e per questo profondamente umano, e il camper diventa così quel personaggio che rappresenta l’instabilità di un domicilio nella ricerca della salvezza”.

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