Intervista all’attrice Gloria Guida
a cura di Francesca Bruni
3 Giu 2026 - Approfondimenti cinema, Interviste
Ho avuto il piacere e l’onore di intervistare la bellissima attrice e conduttrice televisiva Gloria Guida, una donna caratterizzata da un’immensa dolcezza ed intelligenza. Ha raccontato per “Musiculturaonline” la sua interessante carriera iniziata negli anni ‘70 con ruoli che tutti ricordiamo nella sensuale liceale che conquistava i cuori di milioni di italiani; dalle conduzioni televisive ed al suo splendido matrimonio con il grande cantante e attore Johnny Dorelli.
(Le foto sono state messe a disposizione dall’intervistata)
Attrice simbolo del cinema italiano tra gli anni Settanta e Ottanta, Gloria Guida ha attraversato epoche, linguaggi e generazioni mantenendo intatto il fascino di una presenza autentica e riconoscibile. Dalla commedia all’italiana ai ruoli più intensi e maturi, il suo percorso artistico racconta non soltanto l’evoluzione di un’interprete, ma anche quella di un Paese e del suo immaginario collettivo.
Con il suo talento, la sua ironia e una carriera costruita lontano dagli eccessi del divismo, Gloria Guida continua ancora oggi a essere un volto amatissimo dal pubblico. In questa intervista ripercorriamo insieme i momenti più importanti della sua vita artistica e personale: gli esordi, il successo improvviso, il rapporto con il cinema di ieri e quello di oggi, fino ai ricordi e alle emozioni che ancora la accompagnano.
Il suo racconto è stata una conquista parola dopo parola, l’esempio di quanto talento e bellezza possano andare di pari passo. Ringrazio di cuore Gloria per avermi concesso il racconto della sua vita incredibilmente interessante ed indimenticabile.
INTERVISTA
Mi racconti del tuo primo provino per il cinema?
Mamma mia, certo che me lo ricordo. Fu qualcosa di davvero particolare. Io arrivavo dal mondo della musica: incidevo dischi con la CGD, cantavo, facevo serate, concorsi e servizi fotografici per promuovere me e i miei dischi.
Proprio alcune di quelle fotografie finirono sulla scrivania di una produzione cinematografica a Roma e fui chiamata per un provino per un film che si sarebbe poi intitolato La ragazzina. All’epoca ero ancora minorenne e vivevo a Bologna, quindi mi accompagnò mio padre a Roma. Ricordo ancora lui dietro la porta, agitatissimo, quasi come se il provino dovesse farlo lui. Terminato il provino mi dissero che si trattava del ruolo da protagonista. Erano gli anni successivi al grande successo di Malizia con Laura Antonelli; quindi, molti produttori cercavano di seguire quel filone cinematografico.
Il film era diretto da Mario Imperoli e nel cast c’erano Paolo Carlini e Dagmar Lassander, attori celebri dell’epoca. Quando mi dissero che sarei stata io la protagonista, quasi non me ne rendevo conto, forse perché ero troppo giovane. Mio padre, invece, era emozionatissimo.
Partimmo poi per Lignano Sabbiadoro, dove venne girato il film. Essendo ancora minorenne, avrei compiuto diciott’anni solo a novembre, ero sempre accompagnata da mia madre o da mio padre sul set. Quando il film uscì ero ormai maggiorenne e ottenne un successo quasi pari a quello di Malizia. Ricordo che la gente iniziava a riconoscermi per strada: per me fu una bellissima scarica di adrenalina.
Nonostante tutto, però, non mi sono mai montata la testa. Sono sempre rimasta una persona tranquilla, mai sopra le righe, ed è stato così per tutta la mia carriera


Io colleziono DVD e devo dire che i tuoi film sono davvero difficili da trovare, proprio perché sono diventati rarissimi e molto ricercati. Per recuperare questo film di cui mi hai appena parlato, che è anche il tuo primo, ci ho messo davvero tanto tempo. Tra l’altro è molto bello, quindi davvero complimenti. Ma in generale trovo belli tutti i tuoi film.
Sono commedie popolari, molto leggere, che all’epoca ebbero un enorme successo al botteghino e un grande seguito di pubblico. E infatti ancora oggi, dopo più di cinquant’anni, continuano a essere trasmesse e ad avere tanti spettatori.
Mi sento un po’ come Totò, che è stato rivalutato soprattutto dopo, col tempo, quasi verrebbe da dire dopo la sua morte, purtroppo. Quando uscivano, i suoi film piacevano e avevano successo, ma non erano considerati come lo sono stati in seguito.
Ecco, senza volermi certo paragonare a lui, ho l’impressione che anche i miei film siano apprezzati quasi più adesso, come film di culto, che non all’epoca in cui venivano realizzati.


La recitazione era il tuo sogno oppure è iniziato tutto inaspettatamente?
È nato davvero tutto per caso, non me l’aspettavo affatto. Non era quella la strada che pensavo di intraprendere, quindi è successo tutto in maniera piuttosto fortuita.
In quel periodo, però, mi rendevo conto che la mia figura colpiva molto. È una cosa che mi hanno sempre detto tutti: come se avessi una sorta di aura particolare, un alone attorno a me.
Sì, perché avevi, e hai ancora oggi, questa bellezza molto gioviale, molto solare.
Grazie! E poi credo che una delle cose belle di me sia proprio questa: ho tante donne che mi stimano, che mi ammirano e che mi fanno i complimenti. Penso di non essere mai apparsa come una figura invadente o che possa mettere a disagio. Mi sentono una di loro, e quindi non si crea quella barriera, quel distacco.
Che clima si respirava nel mondo del cinema negli anni ‘70 e ‘80?
Si lavorava sempre con grande divertimento, ma c’era anche molta professionalità. Bisognava studiare, sacrificarsi, dedicarsi davvero a ciò che si faceva. Era un ambiente molto più attento alla preparazione: non si poteva lavorare solo perché magari si aveva un bel sedere o qualcos’altro, come purtroppo accade spesso oggi. Dovevi comunque avere qualcosa da esprimere, emanare qualcosa. E di questo vado orgogliosa, perché ciò che ho ottenuto l’ho conquistato con le mie forze, senza chiedere nulla a nessuno e senza scendere a compromessi, senza dover bussare a certe porte. Probabilmente ho avuto anche la fortuna di nascere in un’epoca in cui la mia figura funzionava e non avevo bisogno di spinte o raccomandazioni.
Mi dispiace vedere oggi tante ragazze che, pur di lavorare, sono disposte a fare qualsiasi cosa, arrivando quasi ad annullarsi. È triste. Così come è triste vedere persone valide e talentuose che non lavorano perché ormai tutto è cambiato. Se non fai parte di un certo giro, del famoso “circoletto”, come si dice oggi, purtroppo fai fatica ad andare avanti.
Il punto fondamentale resta la preparazione. Oggi sembra che questo mestiere sia facile, ma non è così: richiede sacrificio, studio, impegno. Non è un gioco. Noi magari lo vivevamo anche con leggerezza, io ero giovane, spensierata, incosciente, catapultata all’improvviso sullo schermo, ma lo affrontavo comunque con serietà e con grande impegno.
Sei stata interprete in diverse pellicole del filone “commedia sexy” incarnando il prototipo di bellezza naturale che non tramonta mai; cosa ricordi di quel periodo sul set e avresti desiderato essere protagonista anche in pellicole più impegnate?
Ero talmente felice di girare quei film che non pensavo minimamente a cambiare strada. Magari finivo un film il venerdì e ne iniziavo subito un altro il lunedì successivo. Vivevo tutto con entusiasmo e spontaneità. Pensavo che sarebbe stata poi la vita stessa, con il tempo, a portarmi eventualmente verso altri ruoli o altri percorsi. Per questo mi godevo pienamente quel momento: quella freschezza, quell’immagine, quel periodo così felice della mia vita.
Sei un’icona di bellezza ed eleganza; cosa ne pensi su come vengono valorizzate queste due qualità ai nostri tempi?
È un po’ quello che ho detto prima, non mi voglio ripetere.
Hai recitato a fianco di nomi come Lino Banfi, Alvaro Vitali, Ninetto Davoli; come è stato lavorare con loro sul set?
Era un divertimento quotidiano, quasi un gioco. Lino Banfi, però, è sempre stato molto più serio di quanto si possa pensare. In fondo oggi lo conosciamo bene e vediamo come, con l’età, si sia accentuata questa sua immagine comica che però nella vita reale non gli appartiene del tutto. Sul set era una persona molto gentile, attenta, anche altruista, perché non cercava mai di metterti in difficoltà o di toglierti spazio: ti lasciava libera di fare ciò che sentivi giusto. Era davvero un compagno di lavoro piacevole, con cui si lavorava molto bene. Poi non abbiamo più avuto occasione di collaborare, ci siamo incontrati solo in occasione di premi o serate, ma non più sul piano lavorativo. E mi è dispiaciuto, perché mi sarebbe piaciuto lavorare di nuovo con lui, magari entrambi più maturi, all’interno di una storia diversa, più adatta alla nostra età.
Anche Alvaro Vitali era una persona molto cara. Quando è venuto a mancare ho sofferto molto, perché secondo me era uno dei più bravi in assoluto, quello che recitava meglio di tutti. Eppure, non gli venivano più offerte opportunità, tanto che continuava quasi a implorare di poter tornare a lavorare. Ed è questa l’ipocrisia che spesso esiste in questo ambiente. È terribile: improvvisamente ti chiudono tutte le porte e poi, quando non ci sei più, torni a essere celebrato e rimesso sul trono. Bisognerebbe pensarci prima. È un mondo duro, in cui bisogna avere spalle forti.
Ti ricordiamo anche nel film “Avere vent’anni” del regista Fernando di Leo nel 1978, insieme a Lilli Carati, altra icona di bellezza dell’epoca; mi racconti di quella esperienza e com’è stato lavorare con lei?
Lavorare con lei è stato bellissimo. Era una persona completamente diversa da me nel modo di essere: più estroversa, più “caciarona”, una che si buttava nelle situazioni senza pensarci troppo. Purtroppo, già in quel periodo faceva uso di sostanze, ed era una cosa che si percepiva. È triste, perché si è rovinata la vita e davanti a sé aveva una carriera davvero straordinaria. Aveva tantissime possibilità, era anche molto brava, oltre ad avere una presenza scenica bellissima. Però non ha potuto sfruttare tutto quel potenziale e ha perso molte occasioni.
Eravamo proprio l’opposto.
Poi quel film ebbe anche la vicenda del doppio finale. A un certo punto venne censurato e fu inserito un finale meno cruento; successivamente venne ripristinata la versione originale. In ogni caso è un film che ha lasciato il segno. Ne parlavo poco tempo fa con Leopoldo Mastelloni, che ho incontrato durante una premiazione. Ricordavamo proprio che quello era il suo primo vero ruolo cinematografico, ed era bravissimo. Aveva una faccia perfetta per quel tipo di cinema ed è stato un importante trampolino di lancio anche per lui.
Ti sei sempre sentita a tuo agio nel posare senza veli?
Sì, perché ho sempre vissuto la nudità con grande naturalezza. Anche l’educazione che ho ricevuto dai miei genitori era molto libera sotto questo aspetto: in casa non c’erano tabù legati al corpo o al doversi coprire a tutti i costi. Era vissuta come una cosa assolutamente normale, e quindi non ho mai avuto problemi a spogliarmi sul set. Certo, magari avrei preferito ci fosse un po’ meno gente intorno: durante le scene normali sul set c’erano il regista, l’operatore, il tecnico delle luci, il fonico… poi però, quando c’erano scene di docce o simili, improvvisamente si riempiva tutto! (ride, ndr) A quel punto chiedevo gentilmente che restassero soltanto le persone indispensabili, e allora molti se ne andavano un po’ imbarazzati… anche se poi magari li ritrovavo affacciati dai soppalchi! Comunque, erano scene sempre molto pulite.



Che rapporto hai avuto ed hai con il tuo corpo?
Oddio, adesso mi copro… allora invece mi scoprivo! (ride, ndr) Oggi mi copro perché, alla mia età, credo sia giusto avere anche un po’ più di pudore. Mi accetto per quella che sono, perché l’invecchiamento fa parte della vita e del percorso che tutti affrontiamo: è una cosa naturale. Anzi, senza voler criticare la chirurgia estetica, per quanto mi riguarda preferisco lasciarmi invecchiare come vuole il Signore. Ho la fortuna di avere una buona genetica e quindi cerco di valorizzare quella. Naturalmente mi curo, questo sì, ma bisogna anche accettare le morbidezze e i cambiamenti che fanno parte della vita.
Anche le rughe fanno parte della vita. Se a una certa età si cerca di eliminarle del tutto, si finisce inevitabilmente per ottenere qualcosa di innaturale.
No, perché poi succede che magari rifai il viso, ma allora si nota il collo; sistemi il collo e si vede il décolleté… insomma, dove ci si ferma? Io personalmente sono contraria. Non puoi stravolgere la tua fisicità o la tua espressione, perché alla fine cambia proprio il volto, cambia lo sguardo. No, per carità!
Purtroppo, il tempo cambia tutti. Anch’io, naturalmente, rispetto a quando avevo vent’anni sono diversa, ma è inevitabile, non ci si può fare nulla. E poi oggi ormai ho settant’anni compiuti! Sono cambiata, ma è giusto così.
Ci sono mai state rivalità tra voi attrici in auge all’epoca?
No, assolutamente. Almeno da parte mia no, anche perché ognuna aveva il proprio ruolo. Io ero la liceale, Edwige Fenech era la professoressa… insomma, le attrici di quegli anni erano tutte piuttosto diverse sia fisicamente sia caratterialmente, e quindi a ciascuna venivano assegnati i ruoli più adatti.
Io mi trovavo benissimo nei panni della liceale, anche perché in qualche modo mi faceva rivivere i miei anni di scuola, quel periodo della mia vita. Perciò era sì un lavoro, ma anche un grande divertimento.
Hai vissuto da protagonista un’epoca importante del cinema italiano: come vedi l’evoluzione del ruolo delle donne nel mondo dello spettacolo?
Purtroppo, la donna è ancora spesso sacrificata rispetto all’uomo nei ruoli. È difficile trovare una donna davvero protagonista in una serie o in un film: alla fine è quasi sempre l’uomo a prevalere. Forse oggi le attrici tendono giustamente a farsi valere di più, a reclamare ruoli più importanti, ma siamo ancora piuttosto indietro sotto questo aspetto. C’è ancora molto da fare e da combattere.
Io, per esempio, mi sono sempre un po’ paragonata a Virna Lisi, nel senso che avrei voluto seguire un percorso simile al suo. Lei era riuscita a dominare la scena, ad avere ruoli importanti, belle fiction, personaggi forti. Io, invece, a un certo punto ho smesso di lavorare perché mi ero stancata delle ingiustizie, delle cattiverie, dell’invidia, della gelosia… di tutto quell’ambiente. Ho detto basta. Oggi vivo tranquillamente la mia vita. Ho fatto tanto e soprattutto sento ogni giorno l’affetto della gente, che per strada continua a dimostrarmi amore e stima ovunque io vada. E questo me lo tengo stretto.
Per quanto riguarda la televisione, invece, dopo la chiusura di Le ragazze, che era un programma molto carino, seguito e apprezzato anche dalla critica, per me è calato il buio totale. Ho accettato la situazione, sperando magari che arrivasse qualche ruolo nel cinema o nelle fiction, ma non è successo nulla. A quel punto ho pensato che forse doveva andare così. E ci ho sofferto, perché mi impegnavo molto, studiavo, avevo anche partecipato a serie molto carine per Amazon. Non so spiegarmi il motivo di certe esclusioni, né cosa ci sia dietro.
Di donne belle ce ne sono tantissime. Però credo che ognuno abbia il diritto di poter lavorare. Per questo fa male sentirsi, da un momento all’altro, quasi ignorata o messa da parte da tutti, anche quando le cose che fai ricevono un riscontro positivo e vengono apprezzate dal pubblico.
Non riesco a spiegarmene il motivo. Però una cosa posso dirla: io sono assolutamente lucida e consapevole.
Tra tutti i film che hai interpretato, ne hai uno o più a cui sei particolarmente affezionata?
Sicuramente uno è La casa stregata, perché lavorare con Renato Pozzetto è stato qualcosa di davvero speciale. Lo dico sempre: è stato il compagno di lavoro che ho preferito in assoluto. Era una persona splendida. E credo che il fatto che il film continui ancora oggi a essere trasmesso dopo tanti anni, e che la gente ormai lo conosca quasi a memoria, lo dimostri.
Un altro film a cui sono molto legata è Sesso e volentieri, di Dino Risi, che ho girato con Johnny Dorelli e Laura Antonelli. Era un film a episodi, e per me lavorare con Dino Risi è stato un grandissimo onore, oltre che una vera scuola di cinema. È un ricordo a cui tengo molto.
Poi direi Il triangolo delle Bermude, perché è stato il primo film che mi ha portata all’estero da sola, quando ero ancora giovanissima. Veniva girato in tre versioni diverse, spagnolo, inglese e italiano, e nel cast c’era anche John Huston, che nel film interpretava mio padre. È una cosa che mi ha sempre resa molto orgogliosa.
Questi sono forse i tre film a cui sono più affezionata. Ma naturalmente anche la serie delle “Liceali” occupa un posto speciale nei miei ricordi… e in generale porto con me un po’ tutti i film che ho fatto.
Tu e Johnny Dorelli avete condiviso una lunga storia personale e artistica: in che modo il vostro rapporto ha influenzato le carriere e cosa pensi sia stato il segreto della vostra sintonia, sul lavoro e nella vita?
Ci siamo conosciuti a teatro, al Teatro Sistina di Roma, durante Accendiamo la lampada. Credo sia stata una delle esperienze più belle della mia carriera. C’erano Pietro Garinei, Iaia Fiastri, Armando Trovajoli, Gino Landi, Bice Valori, Paolo Panelli… persone davvero di grandissimo livello, che purtroppo oggi non ci sono più. Quella fase della mia vita mi ha dato tantissimo e ancora oggi, quando ne parlo, mi emoziono. Ricordo le prove, certi momenti dietro le quinte, il primo applauso del pubblico, la mia commozione. Ero giovanissima, non avevo mai fatto teatro e mi ritrovai improvvisamente sul palco del Sistina: è stata una tappa meravigliosa della mia vita. E poi c’era la sintonia con Johnny. In seguito, abbiamo lavorato ancora insieme, come detto sopra, in Sesso e volentieri, poi in Bollenti spiriti di Giorgio Capitani e successivamente anche di nuovo a teatro.
Ne parlavamo proprio l’altro giorno: quest’anno sono quarantotto anni insieme. È davvero un bellissimo traguardo. Johnny poi è sempre stato una persona straordinaria. Ha 89 anni, ma sta bene: la sua mente è sempre lucidissima e il suo humour è rimasto quello di sempre. Ancora oggi, dopo tanti anni, continuiamo a divertirci e a scherzare insieme. L’unico vero problema è che ha difficoltà a camminare, perché le gambe non lo assistono più come una volta. Ma, nonostante questo, continuiamo a giocare e a divertirci insieme.
Se dovessi tornare indietro, rifaresti tutto quello che hai fatto?
Ma certo che sì, assolutamente sì. Non rinnego nulla. Rifarei tutto. È stata una grande scuola, all’inizio e lungo tutto il percorso della mia carriera. Dal mio lavoro ho sempre ricevuto solo insegnamenti, quindi ne sono grata e non rinnego davvero niente.
Ti ringrazio tantissimo per questa bellissima intervista e per la disponibilità. Un caro saluto!
Grazie a voi, buon lavoro!







