Intervista al regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore Fausto Brizzi
a cura di Francesca Bruni
28 Apr 2026 - Approfondimenti cinema, Interviste
Francesca Bruni ha raggiunto al telefono il regista e sceneggiatore Fausto Brizzi, che ha raccontato per Musiculturaonline la sua carriera, durante la quale ha realizzato numerose pellicole, tra cui il cult degli anni 2000 Notte prima degli esami e il suo ultimo lavoro come sceneggiatore, Notte prima degli esami 3.0, racconti di una generazione in continuo mutamento.
Figura tra le voci più riconoscibili della commedia italiana contemporanea, Fausto Brizzi è regista e sceneggiatore capace di raccontare con leggerezza e acutezza i cambiamenti generazionali. Dopo aver firmato alcune delle commedie di maggior successo degli anni Duemila, tra cui il cult Notte prima degli esami, ha costruito uno stile personale in cui nostalgia, ironia e osservazione del presente si intrecciano.
Grande cultore degli anni ’80, Fausto Brizzi ha narrato insicurezze e paure, descrivendo nei suoi film amori, tradimenti e il desiderio di cambiare il mondo attraverso la musica, le amicizie e i sentimenti.
Spiritoso, gentile e divertente, caratteristiche che si riflettono nei suoi film, mette a confronto generazioni differenti, adolescenti e adulti, restituendo il ritratto di un’Italia in continua trasformazione. In questa intervista si racconta tra carriera, ispirazioni e nuovi progetti.
INTERVISTA
Nei tuoi film c’è spesso un equilibrio tra comicità e malinconia: come nasce questa sintonia e quanto è frutto di esperienze personali?
Di solito realizzo due tipi di film. Ci sono quelli che, in qualche modo, si ispirano alla mia vita, non nel senso che sono delle biografie, ma perché riflettono un periodo della mia esistenza. Penso, per esempio, a Notte prima degli esami, Ex, Se mi vuoi bene, Modalità aereo… sono film che, in maniera più o meno evidente, parlano di me.
Poi ci sono i film totalmente comici, come Poveri ma ricchi o Poveri ma ricchissimi, quelli più “natalizi” e commerciali. Ma quando racconto qualcosa di personale, mi piace farlo come la vita stessa: con momenti in cui si ride e momenti in cui si piange.
Vent’anni fa usciva “Notte prima degli esami”; guardando al suo successo ti aspettavi un impatto così forte sul pubblico e sulle generazioni più giovani?
Sinceramente lo speravo, ma il successo è stato molto più ampio di quanto potessi immaginare. Ancora oggi, quando si parla di me, mi ricordano soprattutto come “il regista di Notte prima degli esami”. Se faccio un recap dei momenti clou della mia carriera, devo parlare di quel film. È anche una sorta di motivazione: mi spinge a provare a realizzarne un altro che lasci un segno simile.
Quando realizzasti “Notte prima degli esami” era il periodo in cui molti giovani attori divennero idoli per le adolescenti; secondo te, anche oggi è così oppure il concetto di “idolo” è cambiato?
È cambiato. Oggi l’idolo si costruisce soprattutto sui social. Se Notte prima degli esami fosse uscito nell’era dei social, Nicolas Vaporidis e Cristiana Capotondi sarebbero stati i “Ferragnez” di allora, con milioni di follower e una popolarità gestita in modo completamente diverso. All’epoca eravamo appena prima di quell’epoca digitale. Oggi avrebbero potuto godersi e capitalizzare quella notorietà in modi del tutto differenti.


Cosa cerchi oggi in una sceneggiatura per decidere se vale la pena trasformarla in film?
Cerco un’idea e un tema che mi interessino e che siano anche contemporanei. L’ultimo film, per esempio, affronta il tema dell’intelligenza artificiale e uscirà dopo l’estate. È già girato e ora sto seguendo il montaggio. Credo sia un tema destinato a rimanere centrale nei prossimi anni.
L’idea dell’intelligenza artificiale fa un po’ paura, sembra che tutto stia diventando troppo virtuale…
Ma sai, avevamo paura anche di altri strumenti, della musica elettronica. Alla fine, però, ci conviviamo. Quando arriva uno tsunami, l’unica cosa da fare è prendere un surf e buttarsi in mare: se lo guardi e ti spaventi, non ottieni nulla. L’intelligenza artificiale non dipende da me, da te, da nessuno di noi. Dobbiamo imparare a conviverci il più rapidamente possibile.




Come si articola il tuo processo di scrittura, dalla concezione dell’idea fino alla sceneggiatura definitiva?
Il mio metodo è a “cerchi concentrici”: parto dal titolo e poi sviluppo progressivamente l’idea, espandendo il film pezzo dopo pezzo. Poi mi confronto con un gruppo di lavoro, perché ho sempre bisogno di un riscontro e di un dialogo per far crescere la sceneggiatura.


Quanto conta l’improvvisazione degli attori nei tuoi set rispetto alla scrittura originale?
Direi il 5%. Lascio sempre un piccolo margine: se qualcuno propone qualcosa, glielo faccio dire senza commentarlo. Spesso mi piace di più proprio perché è nuovo, diverso da quanto avevo scritto. Per tutto il resto, rimaniamo fedeli alla sceneggiatura originale.
Nel cinema italiano contemporaneo quali sono, secondo te, i suoi punti di forza e le sue fragilità?
Le fragilità sono soprattutto produttive: purtroppo non disponiamo degli stessi budget che hanno gli Stati Uniti. Credo però che questo gap possa essere in qualche modo colmato dall’intelligenza artificiale.
Per il resto, adoro la creatività e la genialità degli strumenti che abbiamo in Italia. Penso a film non miei, come quelli realizzati dal mio collega Paolo Genovese, ad esempio Perfetti sconosciuti o Follemente, che sono stati rifatti in tutto il mondo. E naturalmente ci sono registi straordinari: Garrone, Sorrentino, Tornatore, Salvatores, Gabriele Muccino… sono di livello internazionale e lo sarebbero in qualsiasi paese del mondo.
Sarebbe bello uno spettacolo teatrale su Notte prima degli esami…
Lo sto preparando in realtà! Debutto a gennaio 2027.
Nei tuoi libri e film si ritrovano temi comuni: cambia il tuo processo creativo quando scrivi narrativa rispetto al cinema?
Sì, cambia. Nei libri parto spesso da temi che sarebbe difficile affrontare al cinema, più spinosi o complessi, non più profondi, ma delicati, come l’eutanasia, di cui ho parlato nel mio primo libro. Ho provato a trasformarlo in film diverse volte, ma ogni volta mi dicevano: “Perché questo? Fanne un altro”. Con i libri posso invece togliermi qualche sfizio e, a volte, ottenere un successo persino maggiore dei film. Ad esempio, Cento giorni di felicità è stato pubblicato praticamente in tutto il mondo, in tutte le lingue principali. I film, invece, a volte girano e a volte no.
Nel film “Notte prima degli esami 3.0”, di cui sei sceneggiatore, ci sono due generazioni a confronto, ovvero i boomer e la generazione Z; quanto sono cambiati i giovani dagli anni 2000 ad oggi e la tecnologia li ha resi più vulnerabili ai problemi che la vita porta ad affrontare?
Più vulnerabili non saprei, ma sicuramente è una generazione ipertecnologica, nativa digitale. Ho frequentato i ragazzi del cast e per loro è naturale avere una seconda vita online. Per noi adulti è un po’ strano: io, ad esempio, metto ancora le virgole negli sms e li scrivo come fossero lettere!
Un altro particolare riferimento sia in “Notte prima degli esami” del 2006 che in quello di oggi sono i mitici anni ’80; c’era più la voglia di creare rispetto ad oggi dove è più facile fare tutto ma più difficile essere creativi?
No, in realtà la mia nostalgia riguarda solo i miei 18 anni, non quegli anni in generale. È naturale rimanere legati alla musica e alle esperienze che ci hanno emozionato, ma non amo gli anni ’80 in sé: amo me stesso in quegli anni.
Ho anche una competenza superiore su quel periodo: se mi chiedono di fare una playlist delle canzoni fondamentali degli anni ’80, ne metto in fila cento, l’opera omnia di quel decennio. Se invece si tratta del primo decennio del 2000, non saprei da dove cominciare. I ragazzi che hanno avuto 18 anni nel 2010, invece, se le ricordano benissimo!
Che consiglio daresti a un giovane che oggi vuole intraprendere la strada della sceneggiatura o della regia in Italia?
Direi di diventare esperto in intelligenza artificiale, e farlo in fretta. Il set oggi si chiude in tre mosse! Nel mio nuovo film ci sono diverse scene realizzate con l’intelligenza artificiale e nessuno riuscirà a distinguerle da quelle girate “dal vivo”.


Guardando al futuro, quali prospettive intravedi per il cinema italiano e quale contributo pensi di poter offrire nei prossimi anni?
Continuerò a fare film finché sarò ispirato. Per me è come lo sport: devi continuare a correre finché sei in gara. Appena intuirò di perdere il contatto con la realtà o con gli umori del pubblico, smetterò di fare film. A quel punto mi dedicherò ai romanzi, che sono lo stesso sfogo creativo, ma decisamente meno costoso e molto più libero.
Se dovessi raccontare oggi in un film la società attuale, che tipo di pellicola realizzeresti?
Quello che sto facendo ora è proprio una fotografia della realtà. Racconto la storia di una content creator che non esiste davvero, ma che tutti credono reale… e in realtà è stata creata con l’intelligenza artificiale. In questo senso, il film sarà anche un documento sulla società di oggi.
Hai in previsione un nuovo film per il futuro?
Questo di cui ho parlato lo sto montando. Sto scrivendo nuove cose, ma ancora non ho scelto quale sarà il prossimo film che girerò quest’estate.
Hai mai pensato di fare un documentario sulla tua carriera?
No, i documentari non si fanno da soli. Qualcuno magari me lo chiederà, ma ritengo che sia molto più interessante ciò che accade fuori dal set. La mia vita in questo periodo, accanto a mia moglie che è sindaca di Genova, sembra quasi più cinema dei film che realizzo.
Le domande sono terminate. Ti ringrazio molto per la disponibilità!
Grazie a te, buona giornata!




