Intervista a Sambiglion dopo l’uscita dell’album “Tu eri lì”


a cura della Redazione

10 Dic 2020 - Commenti live!

Abbiamo intervistato il cantautore Ruben Caparrotta, in arte Sambiglion, del quale abbiamo recensito l’album “Tu eri lì”, uscito il 28 novembre scorso.

È uscito sabato 28 novembre su tutte le piattaforme digitali l’album di esordio del cantautore di Vigevano Ruben Caparrotta, in arte Sambiglion, “Tu eri lì” (ne abbiamo parlato qui: https://www.musiculturaonline.it/in-uscita-sabato-28-novembre-per-la-stanza-nascosta-records-lalbum-di-sambiglion-tu-eri-li/ n.d.r.).

“Tu eri lì”, distribuito da La Stanza Nascosta Records del musicista e produttore Salvatore Papotto, è disponibile anche in vinile.

Musiculturaonline ha incontrato Sambiglion, il cantautore che racconta di prostitute, minatori, banche e donne in un album anarchico e sovversivo, che reca tra le pieghe una profonda ricerca di spiritualità.Sambiglion mescola con sapienza vita vissuta, attualità, letteratura e reminiscenze cantautorali, consegnandoci un esordio coraggioso e autentico.

L’artista sembraprocedere per sottrazione, privilegiando arrangiamenti minimali e una veste in prevalenza acustica.

Pop-rock, richiami alla tradizione cantautorale francese e nostrana ed inserimenti di ritmiche di origine popolarecaratterizzano un lavoro senza sbavature, contrassegnato – a livello testuale – da un ventaglio ampio di possibili letture.

D. Tra i suoi riferimenti dichiarati c’è Rino Gaetano. Che cosa maggiormente, a suo giudizio, vi accomuna?

R. Probabilmente il bisogno di raccontare cose che non tutti vogliono raccontare, il bisogno di ripescare fatti accaduti riportandoli alla luce per poi riflettere sugli errori commessi. Io come Rino mi sento un cercatore della verità e anche se può sembrare scomoda la canto, soltanto che ai suoi tempi era molto più difficile.

D. Nell’album si avverte anche qualche eco di Fabrizio De André, al quale sembra avvicinarla l’attenzione per gli “ultimi”… è un amante del canzoniere di Faber?

R. Diciamo che il capitolo De André nella mia vita si è aperto abbastanza tardi, a circa 26 anni…prima ho dato spazio ad altri artisti, ma ciò non toglie nulla al mio amore per tutta la sua opera. Ho anche avuto la fortuna di interpretare qualche suo brano in presenza di Dori Ghezzi, donna meravigliosa. Detto ciò, quello degli ultimi è un tema affascinante quanto complesso: oggi ognuno di noi potrebbe trovarsi da quella parte, è nelle scelte che si gioca la partita, poi purtroppo ci sono la malnutrizione, le guerre… e tante altre problematiche che richiederebbero, da parte dell’uomo bianco, un profondo esame di coscienza.

D. Caparezza si è rifatto alla novella La roba per il brano Ninna nanna di Mazzarò; anche per lei Verga è stato fonte di ispirazione. Come è nata la sua Mastro Misciu?

R. Rosso Malpelo mi ha colpito dalla prima volta che lo lessi. Questo ragazzino “sfigato”, con i capelli rossi e lentigginoso, nasce in una famiglia povera e per di più perde il padre; fin da bambino risuonava in me il suo sconforto. In un periodo dove il lavoro mi stava letteralmente risucchiando mi girava in testa questa frase: Non voglio morire come mastro Misciu, non voglio morire come Misciu Bestia. Il mio inconscio ha unito a questa storia quella di Totò Riina, molto simile a quella raccontata dal Verga, e di getto ho catturato questo brano.

D. Anche Lunatica, in apparenza uno dei brani più “leggeri” dell’album, si presta a diverse interpretazioni. Vuole darci la sua, o è un compito che lascia volentieri agli addetti ai lavori e agli ascoltatori?

R. Lunatica è una storia d’amore non riuscita che include in sé altri aspetti e riflessioni. L’invito all’ascoltatore più curioso è quello di non fermarsi alla prima lettura, quella evocativa, quella che apre il cassetto dei ricordi e delle immagini; invito a trovare anche un senso agli accostamenti ed ai comportamenti delle storie che racconto perché probabilmente possono aprirsi nuovi cassetti e nuovi ricordi. 

D. Gli arrangiamenti dell’album (così come la sua vesta grafica), sembrano improntati ad un certo minimalismo. Si tratta di una precisa scelta stilistica?

R. Personalmente amo gli arrangiamenti di Buscaglione, Jannacci, Conte, sempre con questi fiati che tengono su il mood, ma con il primo album non ho voluto strafare, anche perché i tempi sono cambiati, quella scelta stilistica è poco “Sambiglion” e nei live non posso ancora permettermi 10 elementi! Scherzi a parte, penso che il minimalismo sia la giusta strada in un mondo di cose superflue.

D. Le sue sono, per certi versi e come si legge nella presentazione del disco, “storie dissidenti”. Che rapporto ha con il potere?

R. Nel mondo 8 uomini, da soli, posseggono la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta. L’1% più ricco dell’umanità possiede più del restante 99%. (Rapporto Oxfam). Io penso che il potere ha in mano i Media, la Salute, le Religioni e la Pace. Il denaro oggi è passato in secondo piano. Provo per quanto possibile ad informarmi da giornalisti indipendenti (con questo voglio ricordare il grande Giulietto Chiesa scomparso da poco), a curarmi naturalmente e a leggere personalmente i testi sacri. La verità vi renderà liberi. Cit. Gesù Cristo (Giovanni 8:32).

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