Intervista a Fiore Argento, figlia del Maestro del brivido Dario Argento
a cura di Francesca Bruni
7 Gen 2026 - Approfondimenti cinema, Interviste
Francesca Bruni ha incontrato e intervistato, a San Giovanni Valdarno, per il nostro magazine, Fiore Argento, in occasione del Premio Marco Melani, assegnato a suo padre, il grande regista Dario Argento, e da lei ritirato per l’impossibilità del maestro dell’horror ad essere presente.



Fiore Argento, nata a Roma nel 1970, è una stilista e figura poliedrica del mondo dell’arte e dell’intrattenimento italiano, nota tanto per la sua carriera autonoma quanto per il legame con la celebre famiglia di cui fa parte. Figlia del maestro dell’horror Dario Argento, ha mosso i primi passi davanti alla macchina da presa da giovanissima, recitando a soli 15 anni nel film Phenomena (1985) diretto dal padre e in Démoni (1985) di Lamberto Bava, prima di orientare la sua carriera verso altri orizzonti creativi.
Dopo l’esperienza nel cinema, Fiore si è trasferita a New York per frequentare il prestigioso Fashion Institute of Technology, specializzandosi nel design e nella moda. Qui ha affinato le sue competenze, collaborando con marchi di alta moda come Fendi e arrivando a realizzare collezioni proprie, che ne hanno consacrato il ruolo di stilista nel panorama fashion internazionale.
Pur mantenendo un profilo generalmente riservato, Fiore ha spesso unito la sua attività professionale a collaborazioni legate al mondo dello spettacolo: oltre alle apparizioni televisive come ospite in programmi di approfondimento, ha partecipato al videoclip musicale L’Assenzio dei Bluvertigo ed è stata concorrente della trasmissione L’Isola dei Famosi nel 2023, accrescendo la sua visibilità anche al grande pubblico televisivo.
In questa intervista ci racconta il suo percorso personale e professionale, il rapporto con un’eredità familiare tanto prestigiosa quanto complessa, e come la moda e il cinema continuino a convivere nella sua visione artistica.
INTERVISTA
Che tipo di rapporto ha avuto con il cinema di suo padre, il maestro del brivido Dario Argento?
Sinceramente, sono cresciuta sui set, quindi per me era la normalità. Mio padre è stato fantastico nello spiegarmi, passo dopo passo, che il sangue era finto, che si trattava di cinema, che non era la realtà. “La realtà, a volte, è molto peggio del film”, diceva. Era come crescere in un mondo pieno di giochi: cose divertenti che facevano anche paura, ma lui diceva che era come sulle montagne russe, dove la paura è forte ma l’emozione finale piace. Ho iniziato a lavorare con lui molto giovane, quindi ho sempre avuto a che fare con questo mondo; non saprei davvero come sarebbe la vita senza.

Quali ricordi ha della sua prima apparizione molto giovane in un film di suo padre dal titolo “Phenomena” del 1985?
Prima di tutto, lo shock. Io conoscevo mio padre come il papà dolce e buono a casa, ma sul set era completamente diverso: cambiava voce ed era severissimo, soprattutto con le persone a lui più vicine. Pretendeva puntualità e dedizione assolute, mi sgridava in continuazione. Ho visto un lato di mio padre che non avevo mai notato prima, ed è stato abbastanza scioccante.
Ricordo in particolare la scena finale dell’accoltellamento e della decapitazione. Ero in piedi, con la macchina da presa davanti al viso, in primo piano, quindi non vedevo cosa succedeva sotto. Mio padre, nel mentre, strisciava sotto la macchina da presa e, quando l’aiuto regista diede il ciak — cosa che mi sembrò strana, perché normalmente lo dava mio padre — lui era lì, pronto a intervenire. Mi prese per le caviglie, strette strette, e io urlai dal dolore! Alla fine, però, la scena venne stupenda.
Un’altra curiosità: il giorno dopo, in Svizzera, vicino a Zurigo, uscirono articoli di giornale che parlavano di uno o due teste trovate e di indagini in corso per un efferato omicidio. In realtà erano le mie teste finte: il calco era caduto accidentalmente, e la produzione dovette subito correre a spiegare tutto alle autorità! (ride, ndr)
Guarda il trailer del film Phenomena: https://mubi.com/it/films/phenomena/trailer
Il maestro ha sempre avuto un grande rapporto con lei e sua sorella Asia, coinvolgendovi nel suo amore per il cinema; cosa ama in particolare di esso?
Di mio padre? Proprio il suo modo di raccontare, il suo punto di vista, il modo in cui vede la realtà, che poi ritrovi nei suoi film: i colori che sceglie, le donne, lo spazio che utilizza. Per molti anni è stato descritto come qualcuno che “odia le donne”, perché nei suoi film spesso sono assassine, ma in realtà sono sempre protagoniste, sia buone sia cattive. Ci sono così tanti aspetti che in una frase o due non riuscirei a sintetizzarli tutti.
Lei ha scelto una strada differente rispetto ad Asia, è un’affermata stilista per brand importanti; secondo lei, l’abito è fondamentale per comunicare con gli altri anche attraverso l’espressione corporea?
Sì, l’abito fa il monaco! È il modo che ognuno ha di esprimersi: c’è chi comunica attraverso un dipinto e c’è chi utilizza il proprio abbigliamento per mostrare al mondo chi è in quel momento, il suo stato d’animo, e così via. È veramente fondamentale. Purtroppo, ultimamente nel cinema l’attenzione ai costumi è stata un po’ sottovalutata, ma per me sono fondamentali per descrivere un personaggio. Perlomeno, per me che sono una persona molto introversa, vestirmi è un modo di raccontarmi: è così che è iniziato tutto.
Cosa contraddistingue un abito per essere elegante?
Coco Chanel diceva che un abito è veramente elegante o bello quando le persone notano la donna, non il vestito: quando lo sguardo corre veloce e si sofferma sul viso, non sulla scarpa o sull’abito, deve notare chi lo indossa. Ed è proprio così.
Il mondo dello spettacolo non lo ha mai abbandonato totalmente, ha partecipato a diversi programmi televisivi famosi; ha mai pensato di condurre un programma?
No, assolutamente no. Non riesco a parlare in pubblico, mi blocco. Quando si conduce, tutto è scritto: bisogna leggere bene e, senza occhiali, io praticamente non vedo! Il conduttore ha tutto scritto e non può improvvisare quasi nulla. Nessuno va a braccio: sei come un pappagallo che ripete quello che gli altri dicono. Poi però ti rendi conto e pensi: “Ma che cavolo ho detto?”. Dico così perché quando vado come ospite nelle trasmissioni, sento spesso i conduttori dire: “Perché mi avete fatto dire questa cosa?!”
Anche “L’Isola dei Famosi” immagino sia stata un’esperienza tosta.
Sì, è stata molto dura, ma anche molto formativa. Tornata in Italia, la prima cosa che ho notato è stata la forza psicologica che mi aveva dato: capire che puoi sopravvivere anche senza nulla, anche senza cibo, ti trasmette una forza interiore incredibile. Ho pensato: “Ok, niente può fermarmi più”. Tornata a casa ho detto: “Vai, spacco tutto!”.
Secondo me un’esperienza del genere dovrebbe farla ogni adolescente: anche solo una settimana su un’isola deserta senza cellulare, computer, nulla, dormendo per terra con le blatte che ti camminano addosso. È molto più dura di come appare in televisione. Il mare è bellissimo, certo, ma quando hai fame non lo vedi nemmeno.
Cinema e costumi, nelle pellicole di suo padre, hanno sempre avuto una valenza psicologica ed introspettiva; ha mai realizzato abiti per qualche suo film e se sì, quali?
Sì. A parte il fatto che nel prossimo film sarò io la costumista: è il progetto che sta preparando in questo periodo. In questo momento mio padre non sta molto bene di salute, ma sta comunque lavorando a questo nuovo film, che aveva già scritto ma di cui ora sta riscrivendo il finale e alcune parti che ha ripensato.
In passato, invece, ho realizzato i costumi per Il cartaio, e in quel caso ho vestito me stessa.
Stasera ha ritirato il premio alla carriera “Marco Melani” per suo padre, quali sono le caratteristiche del suo cinema che il pubblico ha sempre amato di più?
Penso siano le emozioni. Le emozioni forti che i suoi film riescono a trasmettere. È questo, secondo me, il loro punto di forza: indipendentemente dalla generazione, anche i più giovani restano colpiti, quasi elettrizzati. È quella scarica di emozioni che il pubblico continua a provare.
Ha nuovi progetti lavorativi per il futuro?
La moda oggi è diventata un mondo molto duro, quasi all’ultimo coltello. Non è il momento storico giusto per rimettersi in gioco in quel settore. Io avevo una mia linea, ma ho dovuto chiuderla: il sistema è cambiato, è dominato dalle multinazionali e diventa impossibile sopravvivere, ti strozzano. Molti sono stati costretti a vendere, persino Giorgio Armani, cosa che non avrei mai immaginato, ma con i costi attuali è difficile resistere.
In questo momento sto lavorando un po’ sui costumi e, in realtà, ho anche in programma un libro, che ho già iniziato a impostare. Racconta un viaggio fatto con mio padre a ritroso: quando ero piccola, avevo due anni, siamo stati in Kenya e poi alle Seychelles con mia madre e siamo rimasti via per diversi mesi. Quando avevo quasi trent’anni, lui ha deciso di farmi rifare esattamente lo stesso viaggio, tappa dopo tappa, punto per punto, perché in realtà si tratta anche di un viaggio interiore.



Benissimo, l’intervista è terminata, la ringrazio tantissimo.
Grazie a te.
Fiore Argento ha fatto un saluto audio ai lettori di “Musiculturaonline”:





