Intervista a Filippo Milani dei Nylon


a cura della Redazione

17 Nov 2025 - Approfondimenti live, Interviste

Musiculturaonline ha incontrato Filippo Milani (voce della band Nylon) per un’intervista.

(Foto, dove non indicato, di Mattia Colombi)

I Nylon

Istrionici, romantici, ruvidi e surreali, i Nylon aprono il loro debordante forziere e aggiungono, con Discretamente a pezzi, appena uscito su etichetta La Stanza Nascosta Records, un altro tassello al loro sorprendente randagismo artistico, tra canzone, pièce teatrale e suggestioni circensi. 

Spericolate contaminazioni – dal flamenco al rock, passando per il folk-country e le influenze barocche, fino alle incursioni manouche si innestano su una forte impronta autoriale che combina realtà ed estro metaforico, patafisica e un’estetica camp in cui l’ironia sembra vincere sulla tragedia.

La paper artist Michela Alesi ha realizzato un Art Booklet di accompagnamento all’album che rimanda, nei cromatismi e nel gusto trasformista, alle atmosfere di certe parate itineranti di circo-teatro urbano.

INTERVISTA

Come si sono formati i Nylon? È stato un incontro casuale, il vostro?

Con Davide ci siamo incontrati durante un concerto organizzato da una scuola di Pavia (ai tempi se ne facevano molti a fine anno ed era una bellissima occasione di confronto tra le giovani band). Ci siamo subito inquadrati: io ero un casinista che saltava come una cavalletta sul palco e lui invece era un chitarrista molto preciso con un aura da rocker navigato… erano i tempi delle superiori e da lì siamo andati avanti a suonare con un progetto di cover acustiche dei grandi classici italiani e stranieri.
Adriano invece l’abbiamo proprio cercato, avevamo cominciato a scrivere i nostri primi brani ma sentivamo che il nostro sound dovesse evolversi in qualche modo e dopo aver provinato un po’ di musicisti, abbiamo capito che il violoncello era quell’accento in più di cui avevamo bisogno. È venuto a sentire un nostro concerto e dalla prima volta che abbiamo suonato insieme abbiamo capito che il progetto stava prendendo forma come volevamo.

I Nylon (foto Renzo Chiesa)

“Antipasto crudo”, il vostro primo lavoro, è stato distribuito solo durante i live. Che vantaggi concreti offre la distribuzione sulle piattaforme digitali, a vostro avviso?

È un discorso complesso ma penso che la distribuzione digitale sia una necessità per poter dire “Ci siamo anche noi”. A livello economico è un suicidio e prediligiamo la distribuzione fisica, soprattutto ai concerti perché ci fa avere un contatto diretto con il nostro pubblico, scambiarci pareri, consigli musicali, confidenze.

Parliamo di “Discretamente a pezzi”; è stato difficile selezionare i brani da inserire che facevano già parte del vostro repertorio “live”?

A dire il vero è stato un processo molto stimolante. Con il nostro fonico Lorenzo “Lotus” Catinella abbiamo fatto una serie di provini per valutare il materiale che avevamo a disposizione. Lotus, avendoci visto per la prima volta proprio durante un concerto, ci ha detto di voler riportare l’energia dei brani live su disco e quindi ci siamo messi in studio giocando con le dinamiche, con l’aggiunta di strumenti nuovi, arrangiamenti d’archi, percussioni proprio perché all’ascolto risultasse un album dinamico come sono i nostri concerti. A questo punto la setlist del disco era pronta.

“Discretamente a pezzi” è venuto alla luce anche attraverso una serie di collaborazioni con musicisti, per così dire, esterni al gruppo…

Sì e devo dire che sempre una dinamica molto stimolante: ogni musicista con cui collaboriamo, aggiunge qualcosa di suo al progetto, spesso chiediamo proprio di improvvisare sui brani quasi fosse una jam session… i risultati sono sempre imprevisti e meravigliosi. Ancora oggi, ad ascoltare anche i nostri vecchi lavori, sembra di scorrere le foto di un album di famiglia in cui ogni sfumatura sonora è un’istantanea di un momento di vera collaborazione artistica.

foto live

In “Isadora” c’è il bellissimo intervento vocale di Beatrice Campisi, una delle “voci” più interessanti della nuova generazione di cantautrici. Come l’avete scoperta?

Condivido a pieno che sia una cantautrice straordinaria. La nostra conoscenza risale a molti anni fa, penso fosse il 2016, ai tempi delle jam session del lunedì sera di Spaziomusica (locale storico di Pavia; abbiamo anche scritto un brano di denuncia sulla sua chiusura). Era un contesto di vero fermento creativo e ci si alternava sul palco per condividere idee musicali… lei è stata davvero una bomba, quando è arrivata si è capita subito la sua caratura artistica. L’amicizia è la chiave di tutto quello che facciamo insieme: concerti, tour e collaborazioni artistiche. L’idea di cantare con lei “Isadora” è nata in primis dal concetto della canzone: il dialogo tra Mary Giusti e Isadora Duncan nell’ultimo giorno di vita della ballerina; quindi, avevamo bisogno di una “seconda voce” per dare quel senso di botta e risposta. A livello canoro inoltre era la ciliegina sulla torta.

Ci sono altre voci femminili con le quali vi piacerebbe collaborare?

Bella domanda… la prima persona che mi viene in mente è Lamante, ho conosciuto Giorgia dopo alcuni concerti e abbiamo avuto modo di parlare di musica e di condividere delle belle serate. A livello musicale, la reputo una delle proposte più interessanti degli ultimi anni. Voce graffiante, testi taglienti e una carica live dirompente. Penso che se facessimo un live insieme sarebbe davvero una bomba, se poi dovessi addirittura collaborare nella stesura di un brano, beh… restate in ascolto.

foto live

Se doveste fare un ritratto del vostro pubblico? Sono davvero tutte “anime solitarie” ammaliate dal vostro “circo”?

Il nostro pubblico è molto variegato e possiamo davvero vantarci dei nostri “Crudi”. Molti con il tempo sono diventati veri e propri amici ed è molto bello quando attraverso la musica si trovano persone affini. Il nostro spettacolo è molto empatico, ci mettiamo a nudo attraverso le nostre canzoni e facciamo in modo che la gente possa riconoscersi nelle nostre fragilità e punti di forza. Questo indubbiamente crea un forte legame che ci permette di arrivare davvero alle persone e quindi che siano anime solitarie o meno, ci si trova sempre al bancone per condividere storie.

Tre aggettivi per descrivere la vostra musica?

Cruda, intima e teatrale

Il brano che vorreste aver scritto voi?

Domanda difficilissima, come quando ti chiedono “Qual è il tuo film o il tuo album preferito?” Tendenzialmente tendo a rispondere di getto e quindi ti direi:
Italiana… “Ultimo amore” di Vinicio Capossela (mentre scrivo già me ne sono venute in mente altre dieci).
Straniera… “Boots of spanish leather” di Bob Dylan (idem come sopra… potrei scriverne altre mille).
Però posso dire che il mio modo di scrivere è la summa di tutto quello che ho ascoltato, letto e vissuto in questi anni e quindi penso che un po’ di tutti i miei punti riferimento si nascondano bene tra i versi delle nostre canzoni.

La cover che inserireste in un futuro lavoro discografico?

Devo dire cha dal punto di vista delle cover mi ritengo molto soddisfatto. Penso che le cover servano all’interno di un live servano a dare dinamicità e anche un po’ di ironia (ormai la nostra cover di “Hit me baby one more time” di Britney Spears è leggendaria).
Se dovessi decidere una cover da inserire in un album penso dovrebbe essere un brano coerente con il progetto stesso quindi, rigiro la domanda, se avessi dovuto inserire una cover nei nostri due album penso che in “Come fosse una tempesta” avrei inserito una canzone di Battiato, forse “L’animale” mentre per “Discretamente a pezzi” forse avrei optato per un brano de Le Luci della Centrale Elettrica e avrei optato per “Punk sentimentale”, scelta che sarebbe stata cassata dai miei compagni di band (ride, N.d.R.).

foto live

Come nascono le vostre canzoni, prima la musica o prima il testo?

Per il mio modo di scrivere preferisco scrivere prima la musica, stamparmi in testa la linea melodica e poi scrivere il testo. La condizione perfetta è quando la mia testa è talmente in fissa con la melodia che comincio a pensare in rima.
Anche Davide, che con me scrive molti dei brani della band, ha più o meno lo stesso modus operandi ma essendo un musicista molto migliore di me, la sua complessità musicale gli permette di giocare con l’incastro musica-testo con risultati che a volte, ammetto, mi rendono un po’ invidioso.

“Mare scuro” è liberamente e dichiaratamente ispirata al romanzo “Bilal” di Fabrizio Gatti. Ci sono altre suggestioni letterarie, più velate, nelle vostre canzoni?

Sì, ci piace prendere spunto da quello che leggiamo o quello che viviamo, l’ispirazione può arrivare da ogni parte: “Alice” è ispirata naturalmente ad “Alice nel paese delle meraviglie” e “Alice attraverso lo specchio” di Lewis Carroll, “Viola” (brano ancora inedito) è ispirato alla vita di Franca Viola, “Fotogenia” presente nel nostro primo album, è ispirata all’opera fotografica di Davide LaChapelle, Jan Saudek, Joel Peter Witkin e Cartier Bresson. La lettura è un piacere ma anche una fonte inesauribile di ispirazione

Grazie!

Tag: , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *