Il ritorno degli U2 col singolo «Street of Dreams»


di Francesca Bruni

17 Lug 2026 - Dischi

Gli U2, sempre impegnati a livello sociale, dopo anni di attesa sono tornati al sound degli esordi con il nuovo singolo «Street of Dreams» che anticipa il nuovo album.

Foto di copertina del disco

Dopo nove anni senza un album di inediti, gli U2 sono tornati con «Street of Dreams», il primo singolo che anticipa il nuovo lavoro in studio atteso entro la fine del 2026. È un ritorno che conferma l’identità della band irlandese: un rock capace di coniugare tensione spirituale, attenzione alle ferite del presente e una scrittura che continua a dialogare con l’immaginario biblico.

Fin dal titolo, Street of Dreams richiama uno dei temi più cari a Bono: la strada come luogo dell’incontro, della ricerca e della speranza. Se in passato gli U2 avevano cantato una strada “senza nome” (Where the Streets Have No Name), simbolo di un mondo liberato dalle divisioni sociali e religiose, oggi la “strada dei sogni” diventa il luogo dove custodire il desiderio di un futuro diverso, nonostante le contraddizioni del presente. La dimensione biblica attraversa il brano senza trasformarsi in predicazione. Come spesso accade nella poetica di Bono, il linguaggio della Scrittura viene riletto attraverso immagini universali: il cammino, la luce, la perseveranza, la promessa. È un lessico che richiama l’Esodo, il pellegrinaggio del popolo verso la terra promessa, ma anche la speranza dei profeti che invitano a non arrendersi davanti alle ingiustizie. Non a caso, nel videoclip, girato tra le strade di Città del Messico, la band si mescola alla folla e trasforma lo spazio urbano in un luogo di partecipazione collettiva, quasi una moderna processione laica.

L’impegno sociale rimane il secondo pilastro della canzone. Negli ultimi mesi gli U2 avevano già mostrato una forte attenzione alle crisi internazionali con gli EP Days of Ash ed Easter Lily, dedicati ai conflitti, alle vittime delle guerre e alla dignità delle persone più vulnerabili. Bono aveva spiegato che quei brani erano nati dall’urgenza di raccontare “questi tempi folli”, mentre il nuovo album avrebbe avuto un tono differente, più aperto alla speranza. Street of Dreams sembra raccogliere proprio questa eredità: senza rinunciare allo sguardo critico sul mondo, sceglie di rimettere al centro la possibilità di immaginare un domani migliore.

Anche musicalmente il singolo segna un ritorno alle grandi aperture melodiche che hanno reso celebre la band. Prodotto ancora una volta da Jacknife Lee, il brano ritrova un suono energico e pensato per la dimensione dal vivo, con il ritorno alla batteria di Larry Mullen Jr., assente negli ultimi anni per motivi di salute. La sua presenza restituisce agli U2 quella compattezza ritmica che molti fan aspettavano da tempo.

A quasi cinquant’anni dalla loro nascita, gli U2 continuano così a proporre una musica che non separa fede e realtà, spiritualità e politica, interiorità e responsabilità collettiva. In Street of Dreams il sogno non è evasione, ma resistenza. È l’invito a continuare a camminare anche quando il mondo sembra smarrire la direzione, con la convinzione — profondamente evangelica, pur espressa nel linguaggio del rock — che la speranza possa ancora diventare una forza capace di cambiare la storia.

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