Il “Nabucco” conquista l’arena Sferisterio


di Elena Bartolucci

5 Ago 2026 - Commenti classica

La 62ª edizione del Macerata Opera Festival regala una terza recita di straordinario impatto emotivo, guidata dal maestro Carminati e da un cast vocale d’eccezione.

(photo credits: Macerata Opera Festival)

MACERATA — Sabato 1° agosto, sotto la volta stellata dell’Arena Sferisterio, il numeroso pubblico ha risposto ancora una volta al richiamo verdiano con la terza recita del Nabucco nell’ambito della 62ª edizione del Macerata Opera Festival.

A guidare la complessa macchina musicale è stato il maestro Fabrizio Maria Carminati, sul podio dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana (FORM), che ha privilegiato tempi serrati, valorizzando sempre la trasparenza della scrittura orchestrale senza mai coprire le voci di solisti e coro, sostenute con cura millimetrica.

Come dichiarato dal direttore d’orchestra: “Nabucco affronta in musica la domanda suprema dell’uomo, eternamente spinto da un’indomabile chiamata interiore a trovare conforto in un’entità superiore, sia come individuo singolo sia come gruppo sociale. E questo moto dell’anima verso una risposta metafisica Verdi lo comunica in musica sia nelle cabalette ed arie dei protagonisti sia negli interventi del coro, qui sommamente importante nel suo ruolo collettivo. Perciò Nabucco è un’opera così sfidante, non solo per la complessità vocale che richiede cantanti eccellentissimi e preparatissimi; e non solo per la sua modernità ed innovazione musicale, pur se racchiusa in una struttura formale classica; ma soprattutto perché ci pone di fronte al divino, all’eterna domanda dell’umanità tutta con la forza emotiva della musica, che trascende le barriere linguistiche e ci unisce attraverso i secoli a cospetto del più sublime mistero.”

Sul fronte visivo, la suggestiva regia firmata da Paul-Émile Fourny e l’impianto scenografico semplice ma efficace di Benito Leonori hanno offerto uno spettacolo monumentale, dialogando in modo suggestivo con il celebre muro dello Sferisterio, grazie alle luci scultoree di Ludovico Gobbi e le videoproiezioni di Mario Spinaci proiettate sullo sfondo e ai grossi monoliti semoventi sul palco, capaci di trasformarsi in elementi naturali come rocce oppure in grandiose porte di palazzi.

Nelle note del regista belga è stato sottolineato come l’attualità del capolavoro verdiano risulti evidente senza forzature di senso: “La forza del Nabucco risiede nella sua decisa dichiarazione del confronto tra individui e tra nazioni. Personalmente, è questo che mi attrae dell’opera che presentiamo in questa nuova produzione. Una terra arida e deserta, l’aria, il vento e il mare. Questi sono gli elementi della creazione del mondo. E poi c’è la scrittura e tutte le lingue, che, per l’ignoranza di non possederle, creano l’impossibilità di comprendersi a vicenda e inducono i popoli a un’incomprensione che li spinge inevitabilmente verso il separatismo e il conflitto. È una storia come quella della Torre di Babele”.

Nel cast vocale, a catturare i favori degli astanti è stato il baritono Ariunbaatar Ganbaatar nel ruolo di Nabucco: una voce autorevole dal timbro brunito, che ha tratteggiato in modo sapiente l’evoluzione del re babilonese (dal delirio di onnipotenza alla vulnerabilità della follia, fino alla toccante conversione) con una padronanza interpretativa encomiabile.

Il vero plauso del pubblico lo ha però guadagnato Anastasia Bartoli che ha interpretato la temibile Abigaille: il soprano ha infatti affrontato il repertorio verdiano con una incredibile grinta, una presenza scenica di grande impatto e una vocalità tagliente.

Solido e di pregevole fattura anche l’apporto di Alberto Comes nel ruolo di Zaccaria che, al suo debutto in questa parte, ha dimostrato una notevole e naturale autorevolezza.

Altrettanto valide le voci del tenore Alessandro Scotto di Luzio e del mezzosoprano Laura Verrecchia, che hanno rispettivamente vestito i panni di Ismaele e Fenena in modo intenso e misurato.

Un plauso d’obbligo va al Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, diretto da Christian Starinieri: autentico motore emotivo della serata, capace di cesellare un “Va, pensiero” misurato e profondo, che ha strappato i meritati applausi a scena aperta dell’arena gremita.

Piccola nota a margine per i costumi di Giovanna Fiorentini: è stato interessante notare la duplice scelta di vestire i potenti con abiti dal forte impatto materico e dai colori scuri e intensi dal taglio quasi moderno, al contrario delle semplici tuniche del popolo ebraico in tonalità chiare, su cui prendevano vita le immagini proiettate sul fondale.

Quest’anno il Nabucco maceratese si è confermato un tassello prezioso del cartellone 2026 con un cast di livello affiatato ed equilibrato e una regia lineare ma d’effetto, che ha visto anche la coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi a maggior conferma della crescente collaborazione territoriale a sostegno della cultura.

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Potete leggere nel nostro magazine un approfondimento, a cura di Alberto Pellegrino, sull’opera e sulla regia, a questo link: https://www.musiculturaonline.it/nabucco-al-macerata-opera-festival-aspetti-storico-politici-e-regia/

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