Guccini/Auschwitz – Zachenburg/Terezìn: per non dimenticare


a cura di Alberto Pellegrino

27 Gen 2021 - Commenti altre arti

Per la giornata della memoria pubblichiamo il testo de La canzone del bambino nel vento. Auschwitz di Guccini e la poesia Terezìn di Ilanus Zachenburg.

IL GIORNO DELLA MEMORIA – 27 GENNAIO 2021. L’Olocausto è il più spaventoso episodio della storia, un piano diabolico che ha provocato la morte di milioni di ebrei, zingari, omosessuali, socialisti, comunisti, antifascisti. Per i criminali nazisti non può esistere nessuna giustificazione morale, giuridica, politica e religiosa. Nonostante la presenza di “negazionisti” e neonazisti, la condanna della Storia e di tutta l’Umanità deve essere irreversibile e senza appello. Ricordiamo questo tragico evento con la ormai “mitica” canzone di un grande cantautore e con i versi scritti da Ilanus Zachenburg, nato il 12 giugno 1929 e morto il 18 dicembre 1943 ad Auschwitz, uno dei 30 mila bambini ammassati dai nazisti nel campo di concentramento di Terezìn in attesa di essere smistati nei campi di sterminio.

Francesco Guccini

La canzone del bambino nel vento. Auschwitz (1967)

Son morto con altri cento
Son morto ch’ero bambino
Passato per il camino
E adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c’era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d’inverno
E adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone
Ma un solo grande silenzio
È strano, non riesco ancora
A sorridere qui nel vento.

Io chiedo come può un uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni
In polvere qui nel vento.

Ma ancora tuona il cannone
Ancora non è contento
Di sangue, la belva umana
E ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà

Che l’uomo potrà imparare

A vivere senza ammazzare

E il vento si poserà.

Ilanus Zachenburg

Terezìn

Una macchia di sporco entro sudice mura

e tutt’attorno il filo spinato

30.000 ci dormono

e quando si sveglieranno

vedranno il mare

del loro sangue.

Sono stato bambino tre anni fa.

Allora sognavo altri mondi.

Ora non sono più un bambino, ho visto gli incendi

e troppo presto sono diventato grande.

Ho conosciuto la paura,

le parole di sangue i giorni assassinati.

Ma forse questo non è che un sogno

io tornerò laggiù con la mia infanzia.

Infanzia, fiore di roseto, mormorante campana dei miei sogni,

come madre che culla il figlio

con l’amore traboccante della sua maternità.

Infanzia miserabile, catena

che ti lega al nemico e alla forca.

Miserabile infanzia, che dento

il suo squallore

già distingue il bene e il male.

Laggiù dove l’infanzia dolcemente riposa

nelle piccole aiuole di un parco,

laggiù, in quella casa, qualcosa si è spezzato

quando su me è caduto il disprezzo:

laggiù, nei giardini o nei fiori

o sul seno materno, dove io sono nato per piangere…

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