G8 di Genova, 25 anni dopo: una ferita ancora aperta che interroga il presente
di Francesca Bruni
20 Lug 2026 - Varie
A venticinque anni dalle giornate del luglio 2001, l’Italia torna a interrogarsi su uno degli eventi più controversi della storia repubblicana. Tra memoria, riflessione e iniziative pubbliche, l’anniversario rilancia il dibattito sui diritti, sul dissenso e sul rapporto tra cittadini e istituzioni.

Sono passati 25 anni dai fatti del G8 di Genova, una ferita che per molti continua a essere aperta nella storia del nostro Paese. Furono giorni segnati da gravi violazioni dei diritti umani, come riconosciuto anche da successive sentenze, e da episodi di violenza che hanno lasciato un segno profondo nella coscienza collettiva.
Il 20 luglio 2001 perse la vita il manifestante e attivista Carlo Giuliani, colpito da un proiettile sparato dal carabiniere Mauro Placanica durante gli scontri in piazza Alimonda. Da quel giorno qualcosa cambiò nel nostro Paese, aprendo un dibattito che ancora oggi divide e interroga le coscienze.
L’edizione straordinaria del Tg1 del 20 luglio: la morte di Carlo Giuliani:
L’irruzione della polizia nella scuola Diaz, culminata in un violento pestaggio di numerosi presenti, e quanto accadde nella caserma di Bolzaneto, dove molti fermati denunciarono violenze, umiliazioni e torture, rappresentano alcune delle pagine più dolorose della storia repubblicana. In quei giorni, per molti manifestanti, le proprie idee sembrarono essere schiacciate dalla forza di chi riteneva che una divisa e un “tonfa” – il manganello in dotazione ai reparti della Celere – fossero strumenti sufficienti per imporre l’ordine anche oltre il rispetto della dignità umana. È proprio questo che rende ancora oggi quei fatti così dolorosi da ricordare: quando il potere prevale sui diritti, non vengono colpite solo le persone, ma anche i valori e le ideologie che esse rappresentano.

Le domande che dovremmo continuare a porci sono: perché chi sceglie di manifestare le proprie idee deve rischiare che i propri diritti vengano calpestati? Perché ci sono voluti anni perché molte responsabilità emergessero? E perché tante persone coinvolte non hanno mai ricevuto le scuse che ritenevano dovute?
Con questo articolo desidero esprimere la mia vicinanza a tutte le persone che hanno subito soprusi e violenze durante quei giorni e ricordare Carlo Giuliani, la cui morte continua a rappresentare uno dei simboli più tragici del G8 di Genova.
Ricordare non significa alimentare divisioni, ma custodire la memoria affinché simili violazioni dei diritti e della dignità umana non abbiano mai più a ripetersi. Solo attraverso la verità, la giustizia e la memoria è possibile costruire una democrazia più forte e più consapevole.
Potete scaricare e/o leggere “tre giorni, di qualche anno fa”, la testimonianza di Paolo Fornaciari che in quei giorni ha vissuto in prima persona, da innocente, violenze e umiliazioni:

