Fiorella Mannoia e la musica di qualità al “Wondergate Festival”


di Elena Bartolucci

22 Lug 2025 - Commenti live!

La grande artista dal timbro ineguagliabile ha proposto un concerto in gran spolvero del proprio repertorio, presente e passato, nonché di varie cover di livello.

(Foto di Lucio Meconi)

Marina di Altidona (FM) – Lunedì 21 luglio, presso il Parco Due Ponti in occasione del Wondergate Festival, è andata in scena Fiorella Mannoia accompagnata dall’Orchestra Saverio Mercadante di Altamura, diretta dal Maestro Rocco De Bernardis, che è stata il vero valore aggiunto della serata.

Artista dal talento straordinario, Fiorella Mannoia iniziò la sua carriera come stuntwoman prima di incantare il mondo della musica con il suo debutto nel 1968. Raggiunse l’apice del successo negli anni ’80, ma fu poi negli anni ’90 e 2000 che si affermò come una delle voci più raffinate della musica italiana, collaborando con artisti leggendari pubblicando album prestigiosi.

Il concerto entra subito nel vivo con l’esecuzione di Caffè nero bollente (1981) e con le prime parole di ringraziamento al pubblico non si esime dal salutare sia coloro che si approcciano per la prima volta al suo repertorio che ai fan fedelissimi che tornano a vederla e che la fanno sentire coccolata ovunque vada.

Nonostante la Mannoia si perda volentieri in chiacchiere, la serata prosegue infarcita di grandi brani come Combattente (2016 – dedicata a tutte le donne che non ce l’hanno fatta e quelle invece che sono riuscite a farcela ricordando anche le iniziative legate a Una Nessuna Centomila per raccogliere fondi per i centri anti violenza), Nessuna conseguenza (2016), Come si cambia (1984), Le notti di maggio (1988), Giovanna D’Arco (1988 – interessante l’aneddoto raccontato di come Francesco De Gregori le scrisse questa canzone elogiando la grande capacità del cantautore di riuscire a descrivere la famosa santa nei suoi ultimi instanti di vita legata al rogo mente riflette sull’amore e forse un destino diverso), In viaggio (2012 – canzone dedicata a una figlia immaginaria, immedesimandosi nel ruolo di un genitore al momento del distacco dai propri figli), Disobbedire (2024 – la performer ha precisato come questa canzone parli di disobbedienza e del fatto che se noi ci siamo evoluti è solo grazie ai disobbedienti in tutti i campi e l’unica cosa da fare è proprio obbedire solo alla propria coscienza), Il peso del coraggio (2025), Che sia benedetta (2016) e come gran finale il ritmo travolgente di Mariposa (2024).

Per non infrangere le regole del palcoscenico e rispettare quindi la classica pantomima (definita così simpaticamente dalla stessa Mannoia) di far chiamare il bis dal pubblico, non si è fatta attendere molto prima di ritornare per eseguire uno dei suoi più celebri brani ossia Quello che le donne non dicono (1987), spronando i giovani padri a insegnare ai propri figli maschi che un rifiuto di una donna non è un insulto alla virilità dell’uomo.

Dopo un rapidissimo cambio d’abito e abbandonato il bellissimo vestito nero da sera dalle linee fascianti, ha indossato un outfit più sbarazzino scatenandosi insieme a diversi fan accorsi sotto il palco per Il cielo d’Irlanda (1992).

La Mannoia non sembrava quasi voler abbandonare il palco e specialmente i suoi numerosi ammiratori e così ha dedicato un’ultima canzone, cantando pressoché a cappella: Il disertore di Boris Vian, un testo pacifista che critica la guerra e l’obbedienza incondizionata all’autorità, con cui la cantante ha voluto esprimere tutto il suo disprezzo per tutti i potenti del mondo che giocano con le vite altrui.

Nel corso della serata è stata proposta anche una personalissima versione di Io vivrò senza te del grande Lucio Battisti, ma ha anche omaggiato il compianto Pierangelo Bertoli cantando Pescatore, una canzone che all’epoca scalò le classifiche in poco tempo grazie al semplice passaparola, ma che ancora oggi riceve lo stesso calore ogni volta che ne viene annunciato il titolo.

In memoria di una trasmissione televisiva a cui partecipò nei primi anni Ottanta in cui aveva completa libertà di scelta del repertorio, riuscì a vincere sempre il televoto grazie alle sue scelte legate al cantautorato e alla sua voglia di emozionarsi con le parole delle canzoni che cantava: ha così omaggiato il grande Riccardo Cocciante eseguendo una versione molto intima di Margherita.

Interessanti poi anche le versioni di Bésame mucho (canzone scritta nel 1940 dalla messicana Consuelo Velázquez) e Quizás, quizás, quizás (canzone del cantautore cubano Osvaldo Farrés) nonché di Sally di Vasco Rossi che lei ha saputo interpretare con il suo graffio e il suo piglio inconfondibili.

In merito alle cover, la Mannoia ha dichiarato che cantare le canzoni degli altri è fondamentale per ricordare la memoria dei cantanti/cantautori che non ci sono più e rendere quindi immortale la loro musica o scrittura.

Data l’incredibile vastità del suo repertorio, la cantante di origini romane avrà sicuramente scontentato qualcuno dei suoi oltre duemila fan presenti, ciononostante ha conquistato il cuore di tutti con la sua sincerità, la sua leggerezza di sapersi prendere un po’ in giro e la sua passione.

La magnificenza di un’orchestra sinfonica di altissimo livello con un reparto di archi superlativo e la voce potente e versatile di un’artista del suo calibro hanno regalato sonorità straordinarie attraverso arrangiamenti molto interessanti.

Grazie al suo fare estremamente disinvolto, la Mannoia dimostra una incredibile bravura a tenere il palco e coinvolgere un pubblico variegato in termini di età non solo con la sua musica ma anche attraverso divertenti aneddoti che hanno infarcito le spiegazioni prima dell’esecuzione di diversi brani e al contempo con i suoi pensieri profondi su tematiche forti quali guerre e violenza femminile. Come più volte ricordato nel corso della serata da lei stessa, Fiorella Mannoia è e sarà sempre un’interprete prima di tutto e, nonostante un’estensione vocale limitata, continuerà a emozionare moltissimo tramite le parole e la musica dei suoi brani intramontabili.

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