FERRARA: Scavando “nei territori più intimi” delle donne


Annarosa Gessi

29 Nov 2001 - Commenti classica

FERRARA
La stagione di danza del Teatro comunale di Ferrara, ricca quest'anno di 11 appuntamenti suddivisi nella sezione Prime visioni festival (sei episodi di danza contemporanea in programma dal 15 novembre al 15 dicembre) e nella sezione che costituisce il cartellone tradizionale (cinque appuntamenti tra cui anche quelli di danza classica, dal 2 febbraio al 5 giugno 2002) ha aperto con un lavoro del coreografo Wim Vandekeybus dato in prima esecuzione italiana: Scratching the inner fields. La traduzione del titolo sta a significare Scavando nei territori più intimi . Il lavoro è indubbiamente originale, perchè mette in scena sette donne in uno spettacolo che fonde insieme la danza, i testi dello scrittore fiammingo Peter Verhelst e le musiche scritte apposta da Evesdropper, che non ho capito se si trattasse di un compositore in carne e ossa o di un computer, perchè non era spiegato nella locandina. Ma la musica, fatta di sibili, di scoppi, di percussioni, è la parte meno appariscente dello spettacolo. L'originalità sta in quel modo di intendere la danza (o il teatro danza) che Vandekeybus ha fatto conoscere a Ferrara già da tre anni, con alcune sue produzioni diventate celebri. Devo dire che questa nuova coreografia affidata a sette donne indagate nei territori più intimi , mi è piaciuta molto di più dello spettacolo precedente, intitolato Inspite of wishing and wanting, di cui avevo capito pochissimo. Anche stavolta non è che il coreografo fiammingo faccia molti sforzi per rendere leggibili le sue intenzioni, anzi sono sicura che non voleva raccontare nessuna storia. Però una situazione, un'emozione, la racconta di certo: quella dell'esasperazione, della tensione dei demoni interiori, oltre che dei corpi. E per raggiungere il risultato usa delle scene cruenti, forti, come le budella di maiale che cadono dal cielo come la manna: le donne se le disputano, se ne appropriano, quasi fossero galline che litigano per il verme che qualcuno gli ha gettato. Le budella, una volta conquistate, finiscono a fare da paralume alle luci in scena, un macabro ornamento della lampadina privata e personale di ogni danzatrice. Altra scena forte è quella finale, dove quattro donne supine sul pavimento vengono affogate sotto un mucchio di terra; da questa sepoltura emergeranno poi come ossesse, ripiombandovi e riemergendo più volte, scambiandosi il posto. Ho raccontato due scene forti, ma lo spettacolo ne prospetta altre. Non voglio soffermarmi sui dettagli, perchè sarebbero tanti. E allora parlo dei contenuti che io ho letto dentro questo lavoro di Vandekeybus: mi sembra l'esasperazione di un fondamentalismo tutto occidentale che porterà la donna all'autosufficienza e alla lotta per il potere, una volta sconfitto definitivamente l'uomo. Qui la donna fa anche l'amore, un amore omosessuale ovviamente (senza volgarità sceniche, ma con gesti e passaggi simbolici chiaramente interpretabili). Litiga, lotta, s'ammazza. Tutto è a dimensione femminina. L'esatto opposto (strana associazione di idee ) di quello che la televisione ci fa quotidianamente vedere delle donne dei Talebani, imprigionate nell'osservanza delle loro leggi e nel burka che le nasconde. Ecco i due poli: là lo schiavismo, qui l'estremo esercizio del potere. In questa proiezione del femminino al potere, non c'è dolcezza, mai. Mi sono chiesta: possibile che un mondo di solo donne finisca per bandire la dolcezza e con essa la sensualità , il gioco della seduzione, il piacere dell'incontro e della fusione degli opposti? Sappiamo, per averlo letto e per averlo sentito in conferenza stampa, che la ricerca di una risposta come questa è assolutamente estranea anche alle intenzioni di Vandekeybus, allora è inutile interrogarsi o interrogarlo in proposito. Ultima annotazione: le sette danzatrici sono state veramente brave, soprattutto la incredibile Iona Kewney, una danzatrice contorsionista che fa impressione per le forme che riesce ad assumere, a volte ragno, a volte tigre, a volte grumo indifferenziato di carne umana. Spettacolo di grande impatto, di grande successo, anche, presso un pubblico di giovani che ha gremito il teatro dalla platea al loggione. Pieno centro del Teatro Comunale per questa scelta d'apertura.

(Annarosa Gessi)


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