“Ex fragmentis” di Ado Brandimarte a The Shed
di Flavia Orsati
27 Mar 2026 - Arti Visive
Nello spazio indipendente The Shed, di Monte San Martino (MC) è stata allestita la mostra dello scultore Ado Brandimarte “Ex fragmentis”, aperta fino al 16 aprile.
Noi siamo un segno non significante,
indolore, quasi abbiamo perduto
nell’esilio il linguaggio.
Holderlin, Mnemosyne
Sabato 21 marzo, a ridosso dell’Equinozio di Primavera, è stata inaugurata, nello spazio indipendente The Shed, di Monte San Martino (MC), la mostra Ex fragmentis dello scultore ascolano Ado Brandimarte, a cura di Carla Abri Maizon, visitabile fino al 16 aprile.
Mnemosyne, la memoria, secondo gli antichi era la madre delle Muse, colei che donava senso al nostro stesso esistere e al nostro essere uomini. Esistono tanti tipi di memoria, non trascurabili nell’analisi del processo artistico se già per i filosofi greci, uno su tutti Platone, conoscere è ricordare. Quando si parla di memoria si intende quella a lungo termine, che ci riconnette ai grandi venuti prima di noi, specie della tradizione classica, ma anche quella a più corto raggio, che rammenta l’opera d’arte non come fatto estetico compiuto in sé, ma come frutto di una complessa costruzione che, a partire dall’idea, si estrinseca in sostanza compiuta tramite l’operatività dell’artista.
Ado Brandimarte, nonostante la giovane età, è ormai da tempo alla ricerca di entrambe le memorie, attuando una sorta di metascultura, che è riflessione su sé stessa e sui grandi modelli che la animano ma, al contempo, anche sul procedimento e sulla manualità che la porta ad essere tale, riconsiderando ciò che solitamente viene concepito come scarto quale parte integrante del processo creativo.
Nella mostra in questione, opere d’interesse divengono i frammenti di gesso, le cesure, gli scarti di marmo, i lacerti di argilla eccedenti nella lavorazione, modellati in forme nuove, così come gli studi, le prove, le eccedenze. Un operare per minimalia, che però ricorda quanto di invisibile concorra a formare il nostro mondo visibile. Tutto procede, di fatto, ex fragmentis: i frammenti da raccogliere sono anche quelli della nostra anima, secondo un percorso interiore di auto-ricomposizione e ricerca di unità nonostante la dispersione e la rottura, e forse proprio in virtù di esse (“Sparsa animae fragmenta recolligam” scrive Petrarca nel Secretum). Oggi, una conoscenza umanistica, totale, è sempre più difficile, nella scissione tra sapere teorico e tecnico, e nella parcellizzazione dei vari ambiti conoscitivi; nel processo artistico, tuttavia, e Ado Brandimarte lo sa, ancora si attua una felice unione tra teoresi e praxis, il cui alone continua a permeare quanto effettivamente non costituirà poi, l’opera d’arte, pur avendo concorso a crearla, quale sfondamento concettuale verso una quarta dimensione.
Il processo creativo è talmente completo e rarefatto che il superfluo trova dignità, acquisendo un nuovo linguaggio e un nuovo significato, che innesca un cortocircuito nella mancata corrispondenza tra segno e significante. Superfluo è proprio quel frammento di marmo di Carrara che, grazie ad un dispositivo rotante, viene esposto e diventa parte dialettica di un tutto, che lo rimette in moto. Cito questa opera in particolare, tra le altre presenti in mostra, non a caso.
Durante l’inaugurazione, ha avuto luogo un episodio, una sorta di prezioso happening non previsto ma, avrebbe detto Carl Gustav Jung, voluto dalla sincronicità: il pezzo di marmo ha iniziato, lentamente, a sganciarsi dal dispositivo, per cadere, dopo poco, a terra. Dal piccolo blocco si sono staccati soltanto due frammenti, raccolti dall’artista stesso e deposti sopra il meccanismo. Forze più grandi di noi intervengono nella vera realizzazione dell’opera d’arte, la cui forma spesso è tracciata; l’artista deve avere la forza di assecondarla.







