“Dido and Aeneas” incanta il Teatro Massimo di Palermo
di Alma Torretta
24 Feb 2026 - Commenti classica
Il capolavoro di Henry Purcell diretto da Gabriele Ferro con ottime voci e l’allestimento di moderna classicità di Lorenzo Amato.
(Foto Rosellina Garbo @rosellinagarbo)
A dare il tono della serata, la direzione meditativa e molto fluida dell’anziano maestro Gabriele Ferro, direttore musicale onorario della Fondazione Teatro Massimo di Palermo, che ha messo la sua espertissima guida al servizio delle nuove leve, voci e strumenti, per guidarle ad un’esecuzione di Dido and Aeneas di Purcell dall’atmosfera rarefatta, dove ogni nota è sembrata frutto di estrema riflessione, precisa, percuotente nel più intimo e con risonanze nel più profondo dell’animo dello spettatore.Aya Wakizono (Sorceress) tra Amélie Hois (First Witch) e Giulia Alletto (Second Witch)A dare il tono della serata, la direzione meditativa e molto fluida dell’anziano maestro Gabriele Ferro, direttore musicale onorario della Fondazione Teatro Massimo di Palermo, che ha messo la sua espertissima guida al servizio delle nuove leve, voci e strumenti, per guidarle ad un’esecuzione di Dido and Aeneas di Purcell dall’atmosfera rarefatta, dove ogni nota è sembrata frutto di estrema riflessione, precisa, percuotente nel più intimo e con risonanze nel più profondo dell’animo dello spettatore.
Ad amplificare tale sensazione, la regia di Lorenzo Amato, coadiuvato dalle scene e dai costumi di Justin Arienti e dalle luci di Vincenzo Raponi. Allestimento creato con successo nel 2021 proprio per il Teatro Massimo, che pone il capolavoro barocco di Purcell al di fuori dello spazio e del tempo: c’è l’antica Cartagine con le sue tuniche plissettate, ma anche streghe vestite come dispettose ragazzine d’oggi, in un vuoto riempito di nero e di luci argentate, che si apre sull’immagine del letto di Didone dolente e dubitativa, che si domanda se abbandonarsi o meno all’amore di Enea, e si chiude con lo stesso letto, ma su cui stavolta la regina intonerà il suo celeberrimo lamento di morte “When I am laid in earth”, dopo che il principe troiano è ripartito per fondare Roma e lei sente di non potere continuare a vivere, seguito da un lievissimo coro finale che conclude con delicatezza la breve ma intensa opera.
Proprio il lamento di Didone è il momento più alto della performance dell’applaudita soprano Roberta Mameli, romana, oramai un’interprete molto apprezzata del repertorio barocco a livello europeo, che canta con grande sensibilità e carisma Didone indugiando con la sua bella voce potente, con controllata regalità, sulle singole note per sottolineare i tormenti interiori della donna innamorata e poi abbandonata.
Si è fatta pure molto apprezzare il soprano palermitano Martina Licari come Belinda, la sorella di Didone, dal canto morbido e dolce.
Il baritono britannico Dominic Sedgwick, dal bel timbro e dalla corretta tecnica, è stato invece il solito Aeneas che non suscita empatia, e non ha aiutato a farcelo sentire vicino il suo essere un po’ rigido in scena, non sembra questo il repertorio dove può dare il meglio.
Divertenti e inusuali d’aspetto si presentano poi le streghe, vestite come ragazzacce d’oggi: la “capa” è il bravo mezzosoprano giapponese Aya Wakizono alla testa delle streghette, Amélie Hois, giovane soprano austriaca, e dal mezzosoprano palermitano Giulia Alletto.
Funziona poi avere scelto, in modo inusuale ma appropriato, un controtenore, il rumeno Alexandru Costea, ormai palermitano d’adozione, come lo Spirito inviato dalla maga che si traveste da Mercurio per ordinare ad Enea di partire immediatamente.
Meritano una citazione pure il soprano Noemi Muschetti come la Seconda Donna e il tenore Samuele Di Leo come il marinaio.
Tutto il cast è di buon livello, così come ottima è la prestazione del coro istruito da Salvatore Punturo.
L’orchestra non è nella fossa ma disposta davanti al pubblico con il coro alle sue spalle, scelta opportuna per un’opera come questa, che contribuisce alla sensazione di vicinanza tra sala ed esecutori sin dalla bella ouverture che ci accoglie con del maestoso per anticiparci però subito dopo, nel secondo movimento, i problemi che presto verranno a turbare la grande Cartagine. Un racconto di stati d’animo sostenuto da un basso continuo ben vivido, un vero e proprio filo conduttore di tutta la vicenda, guidato al cembalo e all’organo dal maestro Ignazio Maria Schifani, con Kristi Curb e Viviana Caiolo al violoncello, Daniele Pisanelli al contrabbasso, Giulio Falzone e Giorgia Zanin alle tiorbe.
Molto elegante il sipario iniziale che ci mostra la prua di una nave al centro di raggi brillanti e coordinate a tale immagine di apertura saranno poi anche le altre essenziali e simboliche soluzioni scenografiche che ci avvertono del cambiamento di situazione.
Un merito di tale produzione è anche quella di illustrare bene il libretto di Nahum Tate senza essere troppo didascalico.
Gradevoli anche le azioni mimiche di Danilo Rubeca che sono state riprese da Giancarlo Stiscia, impegnato anche come assistente alla regia.
Alla fine, lunghi e calorosi applausi per tutti e in particolare per il maestro Ferro.










