Dardust + FORM: una formula che (comunque) convince


di Elena Bartolucci

24 Feb 2026 - Commenti classica

Epoche e stili diversi viaggiano nella stessa direzione per regalare una musica senza confini.

(Foto credits @BoboAntic)

Il direttore Davide Trolton

Fermo – A livello di programma potrebbe risultare azzardato accostare il mondo della musica classica, rappresentato dall’Orchestra Filarmonica Marchigiana (FORM), all’audacia e all’estro del compositore, pianista e produttore contemporaneo Dario Faini in arte Dardust. Eppure, non lo è stato affatto nel concerto al teatro dell’Aquila di Fermo di domenica 15 febbraio.

Alla FORM è toccato il compito di aprire e chiudere il concerto esibendosi egregiamente con l’Ouverture da Le Nozze di Figaro K. 492 e la Sinfonia n. 40 in sol min. K. 550 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791).

Nelle note di Cristiano Veroli, il primo brano viene descritto come “una sorta di ‘perpetuum mobile’, rapidissimo e inarrestabile, che riassume con perfetta concisione gli eventi della folle journée (così recita il sottotitolo della commedia di Beaumarchais rielaborata da Da Ponte) del matrimonio di Figaro, al termine della quale i protagonisti della vicenda prenderanno coscienza delle proprie umane debolezze accettando, con salvifica ironia, la sublime follia che governa il mondo.”

La sinfonia n. 40 in sol minore, invece, che è strutturata in quattro movimenti (Molto allegro, Andante, Menuetto: Allegretto e Finale: Allegro assai), è un capolavoro sinfonico della giovinezza mozartiana.

“Fin dall’attacco – quell’avvio con l’accompagnamento prima ancora del tema – si percepisce un fluido sotterraneo che trascina l’intero movimento. […] Il Molto allegro è attraversato da un’inquietudine febbrile; l’Andante, lungi dall’essere un’oasi serena, vibra di ambiguità; il Menuetto conserva una tensione quasi drammatica; il Finale esplode con un’urgenza che brucia ogni residuo di compostezza.”

A tenere insieme ogni tassello musicale è stata la matura bacchetta del direttore d’orchestra Davide Trolton, che ha dimostrato una notevole padronanza del fraseggio mozartiano.

Classe 2001, ha conseguito il diploma accademico di secondo livello in Direzione d’Orchestra, con la votazione di 110/110, Lode e Menzione, presso il Conservatorio G. B. Martini di Bologna, nella classe del M° Acocella.

È ospite di varie orchestre professionali in Italia e all’estero, che lo ha portato a collaborare con numerosi solisti. Ha perfezionato la propria formazione all’Accademia Chigiana, concludendo il percorso con il Diploma di Merito. Ha inoltre preso parte a diverse masterclass ed è stato anche selezionato per un Master presso il prestigioso Royal Northern College of Music (UK).

Trolton ha poi condotto in modo esemplare il dialogo tra la FORM e Dardust, che si è esibito portando una sua opera intitolata Piano Concerto n. 1 (strutturato in tre tempi ossia I. Andante Maestoso – Moderato, scherzoso – Tempo I, II. Lento – Vivace – Lento – Presto – Moderato – Andante e III. Allegro con fuoco).

Nell’Andante Maestoso iniziale si avvertono echi romantici che ricordano Rachmaninov e Gershwin, ma presto il discorso si libera creando sezioni sospese e improvvise accelerazioni drammatiche. Qui la tavolozza orchestrale, arricchita da interventi di musica elettronica e inattesi innesti di campionamenti vocali, crea un paesaggio sonoro in continua trasformazione. La terza sezione presenta invece dei toni più inqueti e drammatici che tendono verso un progressivo affrancamento culminante nell’Allegro con fuoco: un finale percussivo e ossessivo, in cui il pianoforte diventa motore ritmico, trascinando l’orchestra in un vortice di energia dai ritmi quasi tribali.

Dardust al pianoforte

Dal vivo, Dardust conferma la sua presenza magnetica in grado di rapire il pubblico e regalare una perfomance suadente.

Artefice di uno stile personalissimo e innovativo in grado di ridisegnare i confini di classico e contemporaneo, l’artista ha gettato la sua musica ben oltre le definizioni, creando da sempre atmosfere non convenzionali in un equilibrio perfetto tra pianoforte ed elettronica.

La sua musica è stata protagonista di eventi di risonanza mondiale firmando numerosi grandi successi italiani, che lo hanno portato a collaborare con artisti del mondo pop quali Jovanotti, Mahmood, Elodie, Madame e Angelina Mango, vantando al contempo un palmarés di oltre 100 dischi di platino e due vittorie al festival di Sanremo.

“Dardust tende ad impiantare la sua musica su pochi, semplici elementi ritmico-melodici di base, atomi sonori reiterati con minime variazioni ad imitazione della tecnica arcaica della ripetizione. Una ripetizione insistente, ciclica, che nel suo procedere sortisce un effetto incantatorio sull’animo, quasi allucinatorio, predisponendolo, come sotto l’influsso di un sortilegio sciamanico, alla percezione estatica dell’Essenziale, dell’Uno, dell’Indiviso – è un farsi piccoli, minimi, per scoprire la vera grandezza.”

Questo progetto in compagnia della FORM e Dardust trova la sua cifra stilistica nel riuscire a rileggere la musica classica in chiave attuale, mantenendone intatta la potenza evocativa: Mozart emerge nella sua dimensione più inquieta e moderna, mentre Dardust si inserisce nella tradizione senza restarne schiacciato, dimostrando che la forma classica può ancora essere terreno fertile di sperimentazione. E sul podio, un direttore d’orchestra giovanissimo ma con una incredibile lucidità di conduzione che ha permesso, con rigore e passione, di creare una sintonia ineccepibile con l’orchestra, costruita su ascolto reciproco e visione condivisa, nonché coinvolgere un pubblico trasversale per età e appartenenza culturale.

Unico piccolo neo del concerto è stata l’inaccessibilità di Dardust fino alla fine, in quanto la sua performance è stata incasellata al centro del programma, rendendo quindi la sua partecipazione una lunga ma felice comparsa.

Peccato, infine, che la FORM e Trolton non abbiano accontentato il pubblico che, a seguito di uno scroscio incessante di applausi, aveva richiesto a gran voce un bis come sigillo di un pomeriggio musicale di notevole livello.

L’Orchestra Filarmonica Marchigiana prevedeva la seguente formazione di strumenti musicali:

Violini I Alessandro Cervo** Giannina Guazzaroni* Alessandro Marra Elisabetta Spadari Laura Di Marzio Lisa Maria Pescarelli Cristiano Pulin   Violini II Simone Grizi* Laura Barcelli Simona Conti Matteo Metalli Elisa I Alice Di Monte  Viole Massimo Augelli* Martina Novella Claudio Cavalletti Lorenzo Anibaldi   Violoncelli Alessandro Culiani* Antonio Coloccia Gabriele Bandirali Denis Burioli   Contrabbassi Luca Collazzoni* Andrea Dezi  Flauti Alessandro Maldera* Massimiliano Brescini   Oboi Fabrizio Fava* Marco Vignoli   Clarinetti Danilo Dolciotti* Michele Scipioni   Fagotti Giuseppe Ciabocchi* Giacomo Petrolati  Corni Rosario Pruiti* Roberto Quattrini   Trombe Giuliano Gasparini* Manolito Rango   Timpani Adriano Achei*   Percussioni Alessandro Carlini   ** Primo violino di spalla * Prime parti  
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