Ancona: Le “Muse” si inchinano a Muti


Francesco Massi

17 Ott 2002 - Commenti classica

Impareggiabile sfoggio di eleganza per tutti, personaggi famosi e gente comune, ma d'altronde per Ancona l'inaugurazione del Teatro delle Muse, dopo la lunga chiusura, è il battesimo del tempio della cultura e dell'arte. E si sa, un luogo così merita rispetto nel modo di presentarsi, incute un senso di sacralità e come tale va considerato anche nello stile dei comportamenti. Ed al di là del valore mondano della serata, certo non secondario, si avvertiva un senso di attenzione e compostezza nel fortunato pubblico presente, come se ci fosse un'immediata consapevolezza collettiva di essere in un posto prestigioso dove saranno rappresentate le emozioni di noi umani, quindi un altare dove lasciamo un pezzettino del nostro spirito. Ma si avvertiva anche il sottile entusiasmo di tutti (anconetani e non) di tornare ad abbracciare un figliol prodigo, assente da tanto tempo dalla numerosa famiglia dei teatri marchigiani (78 quelli storici attivi, 44 da recuperare). Ma un evento così intenso di significato non poteva avere altro che una presenza di massimo prestigio che desse timbro di solennità e fosse fin da subito scossa indimenticabile per le emozioni. Ed è stato lui, il maestro Riccardo Muti, alla guida della sua Filarmonica della Scala di Milano ad essere il gran sacerdote della serata, il celebrante della ritualità dell'arte nella sua forma eccelsa, la musica, principe dello spartito che sa trasformare un concerto in magia incantevole, assieme ai suoi professori d'orchestra. Ottimo il programma, gradevole ed accessibile anche ai gusti più semplici. Dall'Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini a Le Baiser de la Fèe di Stravinskij, per chiudere con le avvolgenti e delicate melodie della Sinfonia N 5 in mi minore di Cajkovskij. Naturalmente ovazioni di applausi interminabili, con tutti i 1057 spettatori in piedi ed un bis concesso dal maestro da la Forza del Destino di Verdi.
Ci piace pensare (e probabilmente è proprio così) che le persone che hanno assistito a questa magnifica serata dell'inaugurazione delle Muse, siano rappresentative del normale e medio frequentatore di eventi artistici ed in particolare di quelli musicali. In passato tutti noi medi competenti , abbiamo assistito a qualche concerto, anche eccellente, convinti di avere assaporato delle autentiche prelibatezze nel modo di fare musica. Ma in questo concerto all'intenditore medio s'è aperto un nuovo mondo, che gli fa riconsiderare le sue valutazioni, perchè qui ha conosciuto quella specie di miracolo che è dato dall'avvicinamento massimo alla perfezione e pulizia dell'interpretazione musicale. Muti si muove sul podio come un regale condottiero, saltella, incalza i suoi prodi orchestrali, li tiene in tensione, li trascina con euforia travolgente, ha una postura fisica da combattimento, muove la bacchetta a mo' di fioretto, tutto in un'atmosfera dove si sprigiona un'energia vitale quasi palpabile e decisamente straordinaria. Si resta immobili sulla poltrona per tutta la durata del concerto, senza accorgersi della faccia del vicino, inchiodati con l'attenzione a quel suono, distillato d'arte musicale, che, grazie anche all'ottima acustica del teatro, ti entra dentro ed annulla temporaneamente la coscienza del tempo e dello spazio. Questo ci fa capire quanto sia fondamentale la musica (come tutte le altre arti) per il nutrimento spirituale del nostro essere ma ci allontana dal comprendere perchè essa sia così trascurata dagli apparati dirigenziali politico-amministrativi, tant'è da essere considerata ancora la cenerentola degli insegnamenti nella scuola, pur avendo avuto in Italia molti tra i migliori compositori di musica classica e di opere liriche della storia. A questo problema fa riferimento Muti, nel suo breve intervento verbale dal podio prima del bis, tanto originale quanto appropriato. La riapertura di questo Teatro dopo tanti anni dice il maestro – vuole essere anche augurio di speranza per una maggiore considerazione della musica nel nostro paese . Quindi in sostanza parte alla grande questo Teatro delle Muse, con un bigliettino da visita prestigioso, con un'organizzazione curata nei dettagli ed in modo impeccabile ed elegante, dall'assistenza in sala all'ufficio stampa. Di grande interesse la stagione lirica e quella teatrale, con appuntamenti di rilievo (troverete il programma dettagliato in questa rivista). Certo rimangono certe brutture nella struttura interna, sia dal punto di vista estetico che funzionale, specialmente per gli spettatori che si trovano in alcuni punti che lasciano il palcoscenico poco visibile, come la seconda galleria che sembra quasi una gabbia, per ammissione dello stesso Muti, senza considerare gli strali lanciati dal solito Sgarbi nei confronti di altri aspetti della ricostruzione della sala. Comunque sia il Teatro delle Muse, come tutti gli altri, va considerato per quello che riuscirà ad offrire al pubblico marchigiano, ormai ben abituato dalle tante interessanti ed eccellenti programmazioni nei prestigiosi teatri della regione. Su questo punto però non deve esserci competizione e, forse paradossalmente, nemmeno collaborazione tra gli organizzatori delle varie stagioni. Ognuno deve dare il meglio, magari diversificandosi e presentandosi al pubblico con l'abito migliore, senza il timore di ricevere un voto o di preoccuparsi per far meglio dell'altro, perchè offrire arte significa rendersi e rendere partecipi di una grande festa dello spirito dove ogni genere di misurazione perde significato.

(Francesco Massi)


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