Al regista Dario Argento il “Premio Marco Melani” 2025


di Francesca Bruni

17 Dic 2025 - Commenti cinema, Senza categoria

Il “Premio Marco Melani” 2025, a San Giovanni Valdarno, è stato assegnato al maestro del brivido Dario Argento. Francesca Bruni, presente per l’occasione, ha incontrato e intervistato Fiore Argento, figlia del grande regista e Giancarlo Rolandi, regista del documentario “Profondo Argento”. Le interviste saranno pubblicate a breve nella relativa rubrica del nostro magazine. 

(Le foto, dove non indicato diversamente, sono state messe a disposizione da “Casa Masaccio Centro per l’arte contemporanea”)

Il Sindaco di San Giovanni Valdarno Valentina Vadi consegna il Premio Marco Melani a Fiore Argento

Si è svolta sabato 11 dicembre la cerimonia per l’assegnazione del “Premio Marco Melani” a San Giovanni Valdarno (Arezzo), giunto alla diciannovesima edizione. Il riconoscimento è andato al grande maestro del brivido Dario Argento

Purtroppo per motivi di salute il regista non è potuto essere presente personalmente; il premio è stato ritirato dalla figlia Fiore Argento

Il Maestro non era presente fisicamente ma con il cuore sì e lo ha dimostrato attraverso una profonda video intervista dove ha ringraziato il pubblico presente ed il grande amore che abbiamo verso di lui. 

Il Maestro Dario Argento in un fotogramma del messaggio video

Perché Dario Argento è così amato dal pubblico? Il suo cinema ha incarnato le paure di ognuno di noi esorcizzandole nei suoi capolavori, i sogni si fondono con la realtà, la sua realtà, l’occhio diviene visione di un mondo visionario totalizzante senza dimenticare che ciò che ci propone il mondo è crudele; Dario Argento vuole rendere tutto magnificamente terribile senza esserlo fino in fondo. 

Il maestro ci dice che dobbiamo adattarci alla crudeltà umana ma il suo mondo è sempre e solo stato unico. 

Nei film di Dario Argento colori, volti e ambientazioni sono opere di un poeta della paura, rendendolo un sentimento che si può accettare.

Poeta visionario delle paure più recondite, le sue pellicole sono opere d’arte come quadri astratti dove le tracce di sangue sono come pennellate sagomate su corpi e materie fragili.

Nel pomeriggio è stato proiettato il documentario Profondo Argento (Italia 2023, 65’) di Giancarlo Rolandi e Steve Della Casa.

È seguita una Tavola rotonda sul cinema di Dario Argento, moderata da Armando Andria,alla quale sono intervenuti Fiore Argento, Fulvio Baglivi (autore TV, Fuori Orario), Rinaldo Censi (storico del cinema, Ababo), Daniele Costantini (regista e sceneggiatore), Luigi Cozzi (regista e scrittore) e Giancarlo Rolandi (regista e scrittore).

In serata, presso il Cinema Teatro Masaccio si è svolta la Cerimonia di premiazione con l’intervento video di Dario Argento. Il Premio è stato consegnato a Fiore Argento da Valentina Vadi, sindaco di San Giovanni Valdarno.

Questa la motivazione: “Per il valore teorico e culturale di un’opera che interroga in profondità il senso stesso dell’immagine cinematografica, capace di evocare, destabilizzare e inscriversi nel corpo dello spettatore. Per la disposizione a restituire al cinema la sua funzione originaria: non solo rappresentare, ma perturbare. In ogni inquadratura, in ogni movimento di macchina, si avverte in Argento una tensione ontologica, un’inquietudine che interroga lo statuto stesso del reale. L’estetica del suo cinema – fatta di cromatismi esasperati, geometrie impossibili, suoni che feriscono – non è mai fine a sé stessa, ma è sempre gesto filosofico: un tentativo di dare forma al caos, di rendere visibile l’informe”.

È seguita la proiezione del film cult Profondo rosso (Italia 1975, 127’) di Dario Argento.

Riportiamo il pensiero del sindaco Valentina Vadi e dell’assessore alla cultura Fabio Franchi: Il premio Marco Melani è, per la nostra città, una delle manifestazioni culturali più importanti e identitarie. In questi anni abbiamo lavorato con convinzione e determinazione per garantirne la continuità e per farne crescere il profilo, nel segno della lezione lasciata da Marco Melani: un cinema che è sguardo, ricerca, immersione nella vita, sperimentazione di tecniche e linguaggi; un cinema che è, per chi lo fa e per chi lo guarda, una vera e propria ‘magnifica ossessione’. Grazie all’apporto prezioso di enrico ghezzi e di chi ha collaborato all’organizzazione del premio, tra i quali Casa Masaccio – centro per l’arte contemporanea, Armando Andria e Gabriele Monaco – che desidero ringraziare sentitamente – negli anni abbiamo scelto di conferire il riconoscimento a registi che hanno cambiato la storia del cinema attraverso un linguaggio personale e innovativo. In questo solco si inserisce il conferimento del premio 2025 a Dario Argento, maestro indiscusso del cinema contemporaneo, autore capace di ridefinire i confini dell’horror e del thriller, di trasformare l’immagine cinematografica in esperienza sensoriale, emotiva e filosofica. Argento ha saputo creare un immaginario che ha influenzato generazioni di cineasti e che continua ancora oggi a parlare al pubblico di ogni età. Con questo premio, San Giovanni Valdarno rende omaggio a un artista che ha saputo trasformare la visione in arte e l’arte in una forma unica di conoscenza”.

In serata, oltre alle interviste a Fiore Argento e Giancarlo Rolandi, che saranno pubblicate sulla rubrica dedicata del nostro magazine, abbiamo fatto qualche domanda al regista e scrittore Luigi Cozzi:

Volevo chiederle una cosa riguardo allo sceneggiato La porta sul buio, al quale lei ha lavorato come aiuto regista: com’è stato accolto in Rai, considerando che all’epoca l’azienda era più abituata a sceneggiati di impostazione tradizionale?

No, in realtà la Rai voleva rompere con gli sceneggiati tradizionali: l’idea era che quella serie rappresentasse una rottura, anche se solo fino a un certo punto. C’erano comunque dei limiti, ovviamente.

Io avevo scritto una storia in cui non c’era nulla: erano vietati i coltelli, il sangue, quel tipo di elementi. Ho quindi costruito un racconto in cui non c’erano coltelli, non c’era niente di esplicito, non c’era nulla: era terribile, assolutamente terribile! Loro però l’hanno letto, perché dovevano approvare tutto, e dentro c’era esattamente quello che stavano cercando, così hanno detto: “Ok, fatela”.

L’abbiamo realizzata e l’hanno trasmessa. Dal momento che la consideravano la migliore delle quattro, hanno deciso di mandarla in onda per prima. Ci sono state proteste in tutta Italia: è finita in prima pagina sul Corriere della Sera e la Rai è stata sommersa di proteste, perché il pubblico si era spaventato.

A quel punto hanno chiamato Dario e hanno voluto rivedere con lui anche gli altri episodi, per verificare se ci fossero problemi. Tuttavia, non hanno effettuato tagli, perché non c’era nulla di particolare. La paura nasceva dalla tensione, da un elemento psicologico, che è la cosa peggiore.

Riguardo al suo film Paganini Horror, che ha uno stile molto anni Ottanta, le volevo chiedere come sono stati realizzati gli effetti speciali. All’epoca, infatti, erano molto diffusi effetti di tipo quasi fantastico, come quelli presenti nel film.

Ho sempre lavorato nel cinema fantastico, quando ne avevo la libertà. Mi sono poi adattato ai gialli di Dario, ma già in 4 mosche di velluto grigio ci sono diversi elementi quasi fantascientifici, come l’occhio, per esempio.

Non potevo però spingermi oltre, perché Dario voleva rimanere nel giallo classico. Quando ho realizzato i miei film, invece, li ho fatti soprattutto totalmente fantastici: quella è la mia vena.

Anche Paganini Horror rientra in questa linea: è un film di fantascienza travestito da horror, perché in Italia non vogliono produrre film di fantascienza “puri”.

Le faccio un’ultima domanda: qual è il suo film preferito di Dario Argento? Quale pellicola ritiene più iconica del regista?

Beh, i primi cinque film di Dario Argento rappresentano il suo meglio. Sono tutti molto diversi tra loro, quindi è difficile indicarne uno in particolare: va a gusto. Profondo Rosso è il più famoso in Italia, mentre all’estero il più conosciuto è Suspiria.

Molto bello anche Tenebre, io l’adoro.

Ah, Tenebre, sì. Però è un po’ ripetitivo, ripete molte cose.

È molto nello stile di Michelangelo Antonioni…

Dario ama molto il cinema di Antonioni, il cinema drammatico, il cinema di un certo impegno. Avrebbe voluto farlo, ma non gliel’hanno mai permesso.

Certo. Perfetto, la ringrazio tantissimo.


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