A Torino bene i fiati, meno l'organizzazione


Luca Rossetto Casel

7 Set 2003 - Commenti classica

L'equilibrio della forma è sempre stato oggetto di ricerca e sperimentazione da parte dei musicisti, a qualunque ideale, epoca, stile, scuola possano essi venire, più o meno arbitrariamente, ricondotti; tutti, compositori ed esecutori, si trovarono e si trovano a fare i conti con l'organizzazione architettonica e sintattica del discorso musicale, con la costruzione del sistema che determina quanto viene comunemente chiamato il senso di un brano musicale. Con esiti diversi, perfino diametralmente opposti: la forma può assecondare come mettere in discussione, contraddire apertamente o addirittura annullare quello che appare il significato immediato del materiale sonoro che racchiude.
Questa riflessione sembra aver informato le interpretazioni della musica da camera per fiati e pianoforte di Poulenc e Mozart e dell'Ottetto di Stravinskij proposte da alcuni tra i più validi musicisti attivi sulla scena torinese; dal trio del francese, dove pare di assistere alla progressiva formazione di una struttura dall'emergere dei lacerti melodici sempre maggiormente definiti dell'introduzione, attraverso i chiaroscuri dell'Andante, per giungere all'affermazione trionfalistica del Rondò finale; al Quintetto mozartiano, aureo modello che proprio nella modellazione a tutto tondo del chiaroscuro affonda le radici della propria stabilità ; fino alla deformazione e ricomposizione delle strutture nello sberleffo irridente, non privo di un che di demoniaco, del grande russo, il programma si direbbe voler rappresentare un viaggio a ritroso dal Novecento postmoderno all'età classica idealizzata in una dimensione a sè e – pertanto – irraggiungibile, con l'immancabile, brusco ritorno al presente e allo scorrere inarrestabile del tempo.
Naturalezza d'eloquio, espressività , estrema precisione hanno caratterizzato le tre esecuzioni, accolte con crescente entusiasmo dal pubblico con l'esclusione di quanti, probabilmente intimoriti dal nome stesso di Igor Stravinskij, evocatore di chissà quali terribili modernità , hanno preferito abbandonare il posto faticosamente conquistato (si veda poco più sotto) immediatamente dopo il brano di Mozart. Peggio per loro.
Il programma di sala è di Stefano Baldi, che inserisce le note sui brani presentati in un'interessante panoramica sulla musica da camera con strumenti a fiato.
Se il concerto è stato una splendida lezione sulla funzione della forma e la sua messa in atto, altrettanto non si può dire dell'organizzazione dell'evento, decisamente approssimativa e poco lungimirante. Sulla scia dell'ottima tradizione che vuole gli avvenimenti musicali di Settembre Musica disseminati per vari luoghi e strutture del centro cittadino, nel caso in questione la scelta è caduta sul cortile del Rettorato Universitario, ambiente di buona resa acustica oltre che d'aspetto suggestivo, ma ahimè eccessivamente angusto. Infatti, trattandosi di una manifestazione a ingresso gratuito, e per di più in un sabato pomeriggio, l'affluenza di pubblico è stata numerosa, troppo per il ridotto numero di posti a sedere e le inflessibili norme di sicurezza; inoltre, poichè i cancelli non sono stati aperti che trenta minuti prima dell'ora prevista per l'inizio, davanti all'ingresso si è accalcata una folla sempre più numerosa e meno accondiscendente verso gli inservienti che la invitavano ad allontanarsi. Alcune persone si sono infiltrate, altre, rimaste fuori, hanno tentato di forzare l'entrata; sono state chiamate le forze dell'ordine per disperderle ma solo temporaneamente, poichè nuovi tafferugli hanno avuto luogo al termine del concerto, quando le porte sono state riaperte.
I risultati? Quasi un'ora di ritardo, disagio per pubblico ed esecutori, numerose proteste giustissime contro il comitato organizzativo della rassegna e, soprattutto, una prova di inciviltà e di scarso rispetto nei confronti di chi ama la musica. Perchè organizzare un evento presumibilmente di ampio richiamo in uno spazio inadeguato o mal sfruttato? Perchè non ospitarlo in un ambiente più vasto, sia esso una sala, una chiesa o all'aperto, come d'altra parte già accade, magari per manifestazioni di minor seguito, in modo da non escludere e scoraggiare per il futuro nessuno degli aspiranti fruitori? O, se proprio lo si vuole presentare in una determinata cornice, perchè non servirsi di un sistema di prenotazioni anche per gli appuntamenti gratuiti, che sono – o dovrebbero – essere offerti a tutta la popolazione cittadina, come peraltro è già stato sperimentato per i concerti tenuti presso il Politecnico? Torino vanta risorse musicali di prim'ordine e un pubblico intelligente e curioso, che apprezza e premia le proposte di qualità : la città , il suo patrimonio culturale e i suoi abitanti meritano maggior rispetto. Speriamo che il comitato organizzativo di Settembre Musica prenda esempio dai suoi concerti.
(Luca Rossetto Casel – luca.rossetto@email.it)
(Luca Rossetto Casel)


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