50 anni fa il “Massacro del Circeo” che sconvolse l’Italia


di Francesca Bruni

30 Set 2025 - Varie

Ricordiamo questo atroce fatto di cronaca nera, avvenuto tra il 29 e 30 settembre 1975, per non dimenticare tutte le donne vittime di violenza.

In ricordo di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti

(Tutte le immagini utilizzate sono di pubblico dominio)

La torre serbatoio detta Fungo dell’EUR, il bar alla base fu luogo di alcuni incontri tra le due ragazze e Gianni Guido con Angelo Izzo

Cinquant’anni fa, tra il 29 e il 30 settembre 1975, l’Italia fu segnata da un atroce fatto di cronaca nera: il Massacro del Circeo.

Due giovani ragazze della borgata romana della Montagnola, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti, furono adescate con apparenti propositi di amicizia da tre ragazzi della “Roma bene”: Andrea Ghira, Gianni Guido e Angelo Izzo.

Con la scusa di una festa, i tre — eleganti e gentili — le invitarono in una villa al Circeo, di proprietà della famiglia Ghira. Lì ebbe inizio un incubo durato 36 ore: sevizie, stupri, torture, droghe, violenze di una crudeltà inaudita. Le due giovani furono trascinate con una cinghia, picchiate a calci e sprangate, violentate ripetutamente. Si racconta che gli aguzzini arrivarono a dire: “Queste non vogliono morire”. Più le ragazze resistevano, più aumentava la furia. Alla fine, Rosaria Lopez fu uccisa, annegata nella vasca da bagno, mentre Donatella Colasanti sopravvisse fingendosi morta e fu ritrovata nel bagagliaio di un’auto, dove i tre l’avevano rinchiusa prima di andare a cena.

Ritrovamento e salvataggio di Donatella Colasanti

Questo massacro mette in luce anche il contesto storico e sociale. Alcuni dei responsabili avevano già precedenti: Angelo Izzo, ad esempio, aveva stuprato due ragazzine in passato. Eppure, nulla era stato fatto per fermarli. Ma eravamo nella Roma degli anni ’70, in un ambiente dominato da gruppi neofascisti e da una società che spesso proteggeva i figli delle famiglie ricche e potenti.

Il processo iniziò nel 1976. All’epoca, lo stupro era considerato un reato “contro la morale e il buon costume”, non contro la persona: solo nel 1996 venne riconosciuto come reato contro la dignità e l’integrità dell’individuo.

Gianni Guido (a sinistra) e Angelo Izzo durante il processo

Quanto ai tre responsabili: Angelo Izzo oggi è all’ergastolo (dopo aver ucciso, nel 2005, anche due donne, madre e figlia); Andrea Ghira rimase latitante fino alla morte; Gianni Guido terminò di scontare la pena nel 2009. Izzo, durante i processi, arrivò a definirsi e a definire i suoi complici “guerrieri” che potevano fare tutto ciò che volevano.

Il Massacro del Circeo resta il simbolo di una Roma violenta, fatta di soldi e potere, ma anche di una società che generava mostri travestiti da studenti universitari. È la dimostrazione di come ricchezza e posizione sociale possano alimentare un senso di impunità, soprattutto in menti malate e frustrate.

Purtroppo, la violenza sulle donne continua ancora oggi. Se negli anni ’70 era legata anche a dinamiche di potere e di classe, oggi spesso si consuma dentro le mura domestiche o nasce dall’incapacità di accettare la fine di una relazione. Ma il nucleo resta lo stesso: il rifiuto che scatena la furia di uomini incapaci di rispettare la volontà delle donne. Non bisogna dimenticare che Donatella Colasanti, sopravvissuta a quell’orrore, è morta nel 2005 dopo una vita passata a battersi per ottenere giustizia per sé e per Rosaria.

La violenza era diffusa negli anni ’70, alimentata da un’educazione rigida e repressiva, dove il male diventava potere esercitato contro chi era più debole. Una riflessione interessante è offerta anche dal film La scuola cattolica (2021, regia di Stefano Mordini), che racconta il Massacro del Circeo inserendolo in un quadro più ampio: quello di una società che educava alla sopraffazione e al dominio, creando un ambiente dove o si era carnefici o si era vittime.

Il caso del Circeo dimostra come la violenza, sostenuta dal gruppo, possa trasformarsi in potenza: da soli Izzo, Ghira e Guido sarebbero stati soltanto tre figli di papà severi e freddi; insieme, si sentirono onnipotenti.

Donatella Colasanti, ancora convalescente, fotografata mentre viene trasportata in ospedale

Ricordare significa non dimenticare mai che la violenza deve finire.


Sosteniamo chi lotta contro la violenza

Questo è l’indirizzo del Centro Antiviolenza del Comune di Roma “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez”, servizio gestito dall’associazione: Differenza Donna ONG – Associazione di donne contro la violenza alle donne: https://www.casainternazionaledelledonne.org/servizi/centro-antiviolenza-del-comune-di-roma-donatella-colasanti-e-rosaria-lopez/

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