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Uscito il primo EP omonimo degli Haze and the Pony

Il duo romano Haze and the Pony (Giandomenico Viceconte e Anselmo Buonamici) ha dato alla luce il primo EP omonimo il 6 aprile scorso. Cinque tracce di un esperimento ben riuscito, ottima premessa per il futuro.


di Chiara Bartolozzi

Gli Haze and the Pony sono un duo romano formato da Giandomenico Viceconte (ex membro di Settimo Cerchio e L’Ultimo Atto) e Anselmo Buonamici (Sàrgano). I due si incontrano nel 2014 frequentando lo stesso corso universitario e, dopo due anni, decidono di unire le forze attraverso la loro passione in comune per la musica. Iniziano così a ricercare nuove sonorità, mescolano alternative rock e musica elettronica e quest’anno (2018) incidono il loro primo EP, omonimo, uscito il 6 aprile.
Troviamo Giandomenico alla voce, basso e synth e Anselmo alla batteria e drum pad.
Ascoltando gli Haze and the Pony veniamo catapultati in una dimensione parallela fatta di realtà con i suoi ritmi più riconoscibili e definiti e di sogno con le sue eco e distorsioni. Ci troviamo di fronte a un esperimento ben riuscito con ottimi presupposti di crescita che coinvolge l’ascoltatore fin dal primo ascolto e trae ispirazione dall’esperienza terrena e da quella onirica di ogni essere umano. L’EP omonimo si compone di 5 tracce, le prime due in italiano e le restanti in inglese.
Si parte con Carry on man, la traccia 1. La base è stupenda. Veniamo trascinati da sonorità post rock e alternative rock. Possiamo distintamente riconoscere i passi di una persona che si addentra nell’imprevedibilità del suo destino. Il ritmo cresce fino a esplodere in una cascata di synth, batteria e basso, mentre la voce si fa più aggressiva, come se volesse svegliarci.
La traccia n. 2 è Elapsed time, più visionaria e intima. Il ritmo impreziosito dalle distorsioni richiama un’atmosfera post-apocalittica che si fonde con una sorta di carillon della memoria. Una traccia riflessiva a contrasto con la voce.
Si prosegue con la traccia n.3: Iside. La sua intro è morbidissima con archi e basso, nostalgica e sofferente con echi lontani. La voce qui fatica un po’ ad accostarsi alla musica e la traccia perde un po’ il suo fascino iniziale.
La traccia n. 4 è Psiconautica, un perfetto mix di rock e musica elettronica. Stupendo il connubio synth e drum pad il cui effetto ricorda moltissimo i primi Blu Vertigo e i Subsonica. Traccia visionaria, un inno psichedelico che contiene un messaggio positivo di speranza verso i propri sogni.
Tossicanalisi è la traccia finale dell’EP. Atmosfera shoegaze valorizzata dagli echi e da una bella traccia di batteria. Qui troviamo voce e scrittura del testo – quasi frammentato – che ricorda molto i Verdena. La linea di basso in chiusura è davvero coinvolgente.

 

 

 

 

 

 

 

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