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Una grande “Lucia” apre la Stagione Lirica “Opera Ancona Jesi” 2016

Grande successo e ovazione al termine per il nuovo allestimento di “Lucia di Lammermoor” nel teatro dorico. Un’edizione di grande valore teatrale, dalla regia al cast, dalle luci alla direzione musicale.


di Alberto Pellegrino

Markova_Zuzana MusiculturaonlineLa Stagione Lirica “Opera Ancona Jesi” si è aperta al Teatro delle Muse di Ancona il 23-25 settembre con un evento di elevato valore teatrale costituito dal nuovo allestimento di Lucia di Lammermoor, il capolavoro composto nel 1835 da  Gaetano Donizetti su libretto di Salvatore Cammarano, tratto da The Bride of Lammermoor (La sposa di Lammermoor) di Walter Scott, un evento che colloca il teatro anconetano allo stesso livello dei maggiori teatri italiani.
I meriti di questo successo vanno equamente attribuiti alla regia di Federico Bertolani, alle scene e ai costumi di Lucio Diana, alle luci di Michele Cimadomo, al cast degli interpreti, alla magistrale direzione dell’Orchestra Sinfonica “G. Rossini” da parte del M° Giuseppe Grazioli che ha voluto eseguire la partitura originale dell’opera, eliminando tutti quei piccoli tagli che di solito sono apportati per esigenze tecniche e reintroducendo la Scena della torre, che precede la “scena della pazzia” e che tradizionalmente non viene eseguita.
La Lucia di Lammermoor, unitamente al Trovatore, rappresenta il vertice del melodramma romantico, avendo in comune con il capolavoro verdiano le cupe atmosfere notturne, la forza coinvolgente delle passioni amorose, l’intricato groviglio di odi ancestrali, d’ipocrisie e di ragione di Stato che finisce per portare alla rovina colpevoli e vittime innocenti. La regia ha reso evidenti tutte queste componenti del libretto e della partitura con una sicura direzione degli interpreti, un’efficace utilizzazione degli spazi e delle posizioni di scena.Francesco Demuro - Edgardo Musiculturaonline
Da parte sua la scenografia rigorosamente minimalista ha creato con le sue geometrie variabili i diversi luoghi deputati dell’azione scenica, sempre opportunamente disegnata da luci fredde e funzionali al succedersi degli avvenimenti. Particolarmente suggestivi i grandi e “tormentati” veli bianchi che, con la loro metaforica invasione della scena, hanno voluto simboleggiare le rovine e le tombe avite dei Ravenswood. Un temporalesco vento musicale le agita all’inizio della Scena della torre, quando i due antagonisti (Enrico e un Edgardo addolorato per l’imprevisto matrimonio di Lucia) si sfidano in un ultimo e mortale duello. La stessa scena ritorna per il finale, quando sulle rovine e le tombe del castello cade la neve, un gelido presagio della tragedia finale che arriva con l’annuncio della morte di Lucia e il suicidio di Edgardo, il quale vede nell’abbandono della vita l’unica soluzione per seguire la donna amata in un luogo celeste, dove l’amore finirà finalmente per prevalere sui meschini odi terreni.
L’austera e oscura presenza dei costumi ha contribuito a rafforzare la tragicità della vicenda segnata da momenti di rara felicità, poiché, nelle tenebre che sembrano avvolgere questo mondo senza speranza, l’unica luce è quella riflessa dalle anime di Lucia e Edgardo destinate a essere vittime dell’odio e della vendetta. Non a caso nella cupa e angosciante presenza degli abiti di scena spicca solo la bianca veste di Lucia, che tramuta nel suo abito nuziale per poi ammantarsi di rosso nella possente e drammatica scena della pazzia.
Markova e Demuro MusiculturaonlineA suggellare il successo di questa straordinaria edizione ha sicuramente contribuito, oltre agli elementi sopra citati, la notevole qualità artistica degli interpreti tutti validi anche nelle parti cosiddette “minori” (citiamo per tutti Anastasia Pirogova, Alisa e Manuel Pierattelli, Il Normanno, una qualità emersa chiaramente nel vibrante sestetto Chi mi frena in tal momento. Il numeroso pubblico è stato coinvolto da momenti di grande emotività sottolineati da numerosi applausi a scena aperta e da una vera e propria ovazione che è esplosa al termine dello spettacolo.
Veniamo ora agli interpreti principali. Possiamo dire che nel Teatro delle Muse abbiamo visto la definitiva affermazione di una nuova “stella” della scena lirica nella persona del soprano Zuzana Marková, eccezionale interprete di questa Lucia di Lammermoor. Nata nella Repubblica Ceca nel 1988, la Marková ha studiato canto e direzione d’orchestra nel Conservatorio di Praga e ha debuttato all’età di 16 anni nel Teatro Nazionale di Ostrava. Dal 2004 al 2010 ha interpretato con l’Orchestra Nazionale di Ostrava diverse opere mozartiane e di altri compositori. Nel 2010, a soli 22 anni, è arrivata in Italia e ha debuttato nel Teatro Comunale di Bologna  nell’opera Powder Her Face di Thomas Adès e nel Don Giovanni di Mozart. Da quel momento ha inanellato una serie di successi fino a questa Lucia del Teatro delle Muse, dove si è affermata come protagonista assoluta nonostante la presenza di altri giovani e già affermati interpreti maschili. La Marková si è distinta per una voce suadente e nello stesso tempozuzana markova - Lucia Musiculturaonline drammatica, per la precisione tecnica, per una sicura emissione vocale che non ha conosciuto momenti critici anche nei più difficili passaggi musicali imposti dalla complessa partitura donizettiana. La cantante si è imposta anche per una coinvolgente presenza scenica sorretta da un’intensa gestualità, per un physique du role perfetto che è riuscito a dare credibilità al personaggio, avendo dalla sua parte la giovinezza, la bellezza e una naturale eleganza di movimenti. Questa Lucia sarà difficilmente dimenticata dal pubblico presente in sala per un’interpretazione che ha toccato i suoi vertici con l’aria Regnava nel silenzio, con il celebre duetto finale della prima parte Verranno a te sull’aure, quando lei e Demuro hanno creato momenti di assoluta commozione, con la straordinaria interpretazione della scena della pazzia, quando ha cantato e volteggiato sul palco anconetano avvolta in una lunga striscia di stoffa rossa, metaforica presenza di una storia nata nel sangue e destinata a concludersi nel sangue.
Al suo fianco non ha certamente sfigurato Francesco Demuro, nato a Porto Torres nel 1978, affermatosi giovanissimo nel tradizionale Cantu a chiterra per poi scoprire la sua vocazione per l’opera lirica. Dopo avere studiato canto nei Conservatori di Sassari e Cagliari, ha esordito nel 2007 al Regio di Parma in Luisa Miller di Verdi e ha iniziato da quel momento una brillante carriera, cantando nei più importanti teatri del mondo, compresa La Scala, il Metropolitan e la zuzana markova - MusiculturaonlineRoyal Opera House. Tipico tenore di scuola italiana dotato di una voce limpida e potente, Demuro ha dato a Edmondo quella liricità, passionalità ed energia che il personaggio richiede. Particolarmente intensa è stata la sua interpretazione del duetto del primo atto e della struggente cabaletta finale Tu che a Dio spiegasti l’ali, che deve essere considerata uno dei più bei pezzi d’opera tenorili.
Il ruolo di Enrico Ashton è stato affidato a Giorgio Cadauro che, nonostante la giovane età (è nato nel 1980), ha già ricoperto i principali ruoli baritonali del repertorio lirico e brillante nei più prestigiosi teatri del mondo. Ha più volte interpretato questo ruolo (per il quale è stato insignito del Green Room Award di Melbourne) e anche alle Muse si è distinto per un’interpretazione molto interiorizzata e impegnata a mettere in evidenza le poche luci e le molte ombre del personaggio. Infine, a completare il cast dei protagonisti, è stato il basso siciliano Ugo Guagliardo che, dopo gli studi presso il Conservatorio di Palermo, ha a lungo collaborato con il Teatro Massimo, per poi interpretare numerosi ruoli del teatro tradizionale e moderno. Guagliardo è stato un Raimondo misurato e intenso, riuscendo a far emergere le qualità umane e le ambiguità del suo personaggio.
Un’apertura di stagione degna quindi della ormai consolidata fama del Teatro delle Muse, mentre si attende con giuste aspettative la Tosca che andrà in scena il 14 e il 16 ottobre con direzione del M° Guillaume Tournaire, la regia di Pete Brook, le scene e i costumi di Laura Hokins.

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