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Un importante saggio sul romanzo “Quo vadis?”

Il volume di Jerzy Miziolek “Nel segno di Quo Vadis?. Roma ai tempi di Nerone e dei primi martiri nelle opere di Sienkiewicz, Siemiradzki, Styka e Smuglewicz” mette in relazione il famoso romanzo con le arti figurative e i mass media del ‘900.

Edizione: L’Erma di Bretschneider, Roma, 2017 ISBN: 978-88-913-1196-2


di Alberto Pellegrino

Il professor Jerzy Miziolek, ordinario presso l’Istituto di Archeologia nella Università di Varsavia e docente di Comunicazione Visiva nell’Università Umanistica di Varsavia, ha pubblicato il volume Nel segno di Quo Vadis?. Roma ai tempi di Nerone e dei primi martiri nelle opere di Sienkiewicz, Siemiradzki, Styka e Smuglewicz, nel quale mette in relazione il più celebre romanzo storico polacco con le arti figurative, nonché la sua presenta nei principali mass media del Novecento.
Lo scrittore polacco Henry Sienkiewicz (1846-1916), autore di diversi romanzi, conquistò fama internazionale con Quo vadis?, un romanzo storico pubblicato prima a puntate nel 1894 sulla Gazzetta Polacca e quindi raccolto in un unico volume nel 1896, divenne in breve tempo una delle opere narrative più popolari dell’Ottocento. Al suo autore fu assegnato nel 1905 il Premio Nobel per la letteratura.
La vicenda si svolge sullo sfondo della Roma imperiale sotto il governo tirannico di Nerone e tratta come argomento principale la contrastata storia d’amore fra una principessa cristiana di nome Licia e Marco Vinicio, un patrizio romano che si è distinto come valoroso condottiero nella guerra contro i Parti. Il loro amore è reso difficile dalle differenze religiose e ideologiche che dividono i loro mondi: il mondo romano ancora legato alla religione pagana, che attraversa un momento di massimo splendore ma anche di grande decadenza morale; il mondo dei cristiani  impregnati in una vita di preghiera e nella esaltazione dell’amore fraterno ma costretti a praticare la loro religione nella catacombe pena il martirio e la morte, poiché il grande incendio di Roma del 64, fatto appiccare secondo la tradizione da Nerone stesso, diede il via a una feroce persecuzione anticristiana.
Sienkiewicz decise di dare il titolo al romanzo sulla base di un famoso episodio, ripreso da una tradizione popolare non contenuta nei Vangeli, secondo il quale Gesù apparve sulla Via Appia a Pietro, il quale stava lasciando Roma. L’apostolo gli rivolse al Signore la domanda: Quo vadis, Domine? Che gli indicò la strada verso la capitale dell’impero, per cui Pietro decise di tornare indietro per poi finire crocifisso sul colle Vaticano. Oltre questo episodio, altri avvenimenti rilevanti sono la conversione al cristianesimo di Marco Vinicio, la condanna sacrificale della vergine Licia nell’anfiteatro, condannata a essere squartata da un toro e salvata dal suo fedele e gigantesco servitore Ursus, la rivolta contro Nerone e la sua morte, la partenza da Roma dei giovani sposi Licia e Marco. Personaggi storici presenti nel romanzo, oltre all’imperatore Nerone, sono l’imperatrice Poppea Sabina, Tigellino prefetto del pretorio, il filosofo Seneca, Petronio autore del Satyricon, il poeta Lucano, gli apostoli Pietro e Paolo.
Tradotto in 57 lingue e in oltre 70 paesi, il romanzo ha rappresentato un successo editoriale senza precedenti, vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Basti pensare che solo in Italia si contano 289 edizioni con almeno 23 traduttori. L’opera di Mizialek contiene una dettagliata analisi della vita dell’autore e del valore del romanzo, il suo stretto rapporto con la classicità e con la storia della Roma imperiale. Sono inoltre documentate le principali edizioni italiane e straniere anche con la riproduzione delle più celebri copertine.

Il Quo Vadis? e la pittura dell’Ottocento
La seconda parte del volume è dedicata allo studio del rapporto intercorrente tra il romanzo di Sienkiewicz e le arti figurative con particolare riferimento alla pittura polacca del secondo Ottocento. L’artista più vicino all’opera letteraria in questione è il pittore polacco Henryk Hektor Siemiradzki (1843 – 1902), autore di lavori di tipo accademico e soprattutto  apprezzato per una serie di dipinti ambientati nel mondo antico greco-romano, per i paesaggi della Roma classica, per le scene di vita dell’aristocrazia romana che egli poneva sotto il titolo di “decadenza morale dell’Impero”, ma che erano anche l’occasione per la rappresentazione di nudi femminili che mostravano una certa tendenza alla sensualità (Danza tra le spade, Tiberio sull’isola di Capri, Frine a Poseidonia in Eleusi), per i monumentali sipari con scene classiche dipinti per il Teatro dell’Opera di Leopoli e per il Teatro Juliusz Słowacki di Cracovia.
Vi sono poi diversi quadri ispirati al Nuovo Testamento (Cristo e un peccatore, Cristo e la Samaritana, Cristo seda la tempesta, Cristo tra i bambini, Cristo con Marte e Maria, L’ascensione di Nostro Signore) e numerose scene di vita dei primi cristiani che sicuramente hanno ispirato l’autore del Quo Vadis? come La messa paleocristiana, Persecutori dei cristiani all’entrata delle catacombe e, in particolare, La torce di Nerone che rappresentano la corte imperiale prima dell’incendio di Roma. Particolarmente significati è l’opera intitolata La Dirce cristiana, che rappresenta una scena ambientata nell’anfiteatro alla presenza di Nerone, il quale osserva lo splendido nudo di una martire cristiana secondo la descrizione dello stesso pittore: “La fanciulla, legata al toro con corde ricoperte di fiori, mezza morta dalla paura, per la vergogna e per il dolore. L’animale, ucciso dai gladiatori, gronda di sangue”. Questo quadro è stato dettagliatamente analizzato da Miziolek, perché una scena pressoché simile si ritrova nel romanzo di Sienkiewicz con Licia condannata a essere uccisa nell’area da un toro infuriato.
Altri pittori legati al Quo Vadis? sono Jan Styka (1858-1925) con la serie Quo vadis, Domine? e Piotr Stachiewicz (1858-1938) con i quadri Tu sarai l’anima della mia anima, Amate il Signore per la sua gloria, poiché non c’è il peccato nel nostro amore, Morte di Petronio, Liberazione di Licia, Quo vadis, Domine?, Benedizione Urbi et Orbi.

Il romanzo Quo vadis? e i mass media
Era inevitabile che il grande successo di pubblico del romanzo attirasse l’attenzione dei mass media, che sfruttarono la popolarità di questa opera letteraria in vari settori. Del resto il romanzo storico è stato una delle prima manifestazioni della cultura di massa, come sostiene Umberto Eco nel Superuomo di massa quando dice che  esso “è un romanzo a sfondo esortativo, in cui predominano proposte come modelli positivi, varie virtù…Il romanzo popolare nasce come strumento di divertimento di massa e non si preoccupa tanto di proporre modelli eroici di virtù quanto di descrivere dei caratteri realistici…nei quali il pubblico possa tranquillamente identificarsi per trarne [delle] gratificazioni” (p.84).
Il cinema è stato il primo medium a occuparsi del romanzo di Sienkiewicz con un film francese Quo Vadis? (1901) dei registi Lucien Noguet e Ferdinand Zecca; un grande successo di pubblico è stato il Quo Vadis? (1913) dell’italiano Enrico Guazzoni, seguito sempre in Italia dal Quo Vadis? (1925) girato con la sceneggiatura e la regia di Gabriellino D’Annunzio e Georg Jacob, dove nel cast spicca la presenza del grande attore tedesco Emil Jannings nei panni di Nerone. Un successo di dimensioni mondiali ha riscosso il Quo Vadis? (1951) di Marvyn LeRoy per la spettacolarità delle scene in technicolor, per l’allora inusuale chilometrica durata (171 minuti), per la qualità del cast composto da attori di fama internazionale come Robert Taylor (Marco Vinicio), Deborah Kerr (licia), Peter Ustinov (Nerone) e Leo Genn (Petronio). Dovranno passare molti anni per un ritorno sullo schermo di un film tratto dal romanzo: nel 2001 è stato girato un Quo Vadis? del regista polacco Jerzy Kawalevoricze nel 2004 un Quo vadis? del regista greco Takis Touliatos.
Anche la televisione decise di portare sul piccolo schermo questo romanzo storico e nel 1984/85 la Radiotelevisione italiana, insieme ad altre emittenti europee, affidò al regista Franco Rossi la realizzazione di un Quo Vadis? della durata di 360 minuti con un cast internazionale, dove spiccavano i nomi di Klaus Maria Brandauer (Nerone), Frederic Forrest (Petronio), Philippe Leroy (Paolo di Tarso), Max von Sydow (Pietro l’Apostolo), Barbara De Rossi (Eunice).
Negli altri mass media si deve registrare la presenza dell’opera nei fotoromanzi, infatti un Quo Vadis? del regista Bertoletti appare nel n. 128 del 1 gennaio 1967 nella serie I romanzi di Grand Hotel. La popolarità dell’opera è sfruttata nella pubblicità per promuovere prodotti di diversa natura, mentre alla fine dell’Ottocento è stata stampata anche una serie di cartoline che riproducono alcuni acquarelli del pittore italiano Ettore Roesler Franz (1845-1907). Nel 1909 ottenne un grande successo di pubblico l’opera lirica in cinque atti e sei quadri Quo Vadis? composta da Jean Nouguès (1872-1932) su libretto di Henri Cain (1857-1937).

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