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Torna “IL BELCANTO” su Classica HD. Intervista a Simone Di Crescenzo

Fotografie di Marco Impallomeni


a cura di Andrea Zepponi

Il M° Simone Di Crescenzo e l’eredità del Belcanto italiano. Nostra intervista al Maestro in occasione della ripresa della trasmissione “IL BELCANTO”, su Classica HD, in compagnia di Mariella Devia, con una location speciale: il Museo del Teatro alla Scala di Milano.

Il panorama attuale della musica ci pone sempre nuove sfide nell’apertura verso nuovi orizzonti, tuttavia la tradizione e la coscienza della ricchezza artistica non perdono il loro peso ed esercitano il loro impulso nella diffusione del Belcanto, che rimane uno dei tratti più duraturi ed internazionali dell’identità italiana nel mondo. Uno dei nomi più noti dell’attualità nel campo musicale italiano è Simone Di Crescenzo il quale affianca all’attività di raffinato pianista e all’elevata competenza di erede del patrimonio belcantistico, la divulgazione della bellezza musicale. Non si possono dimenticare i momenti magici durante la Rossini Renaissance alla fine del secolo scorso, quando dall’oblio sono risorti i capolavori di Rossini e Donizetti, oltre ad un’estetica del canto più adeguata al recupero della loro musica. Il Belcanto e la sua esibizione negli anni ‘80 del XX secolo sembravano venire da lontano, da voci straniere (Bruce Brewer, Marilyn Horne, Chris Merrit, Beverly Sills, Rockwell Blake per dirne alcuni) eppure in quello sfolgorante turbinio di note e di passaggi, brillava qualcosa di familiare, di prossimo alla sensibilità di chiunque. Affermare i valori del Belcanto e della sua arte, oggi come allora, corrisponde alla riscoperta di un mondo e di un’immensa civiltà che ci appartengono e da cui non possiamo prescindere. Simone Di Crescenzo è uno dei cultori di questa civiltà, che non deve tramontare, e ne trasmette i caratteri attraverso modalità originali ed intelligentemente calate nella realtà mediatica odierna, dove il grande pubblico attinge alla bellezza elargita attraverso lezioni-concerto, momenti musicali non consegnati al mero ascolto se non corredati da una competente e sempre interessante illustrazione del fenomeno artistico. Si ricorda che il Maestro, fra le sue attività, ha presentato la rubrica L’altra primadonna per il programma radiofonico “Il ridotto dell’opera” in onda su Rete2 della Radiotelevisione Svizzera (RSI) ed è stato recentemente autore e conduttore del documentario dal titolo “IL BELCANTO” con la partecipazione straordinaria di Mariella Devia, una miniserie televisiva in quattro puntate in onda su Sky Classica HD, realizzata presso il Museo del Teatro alla Scala di Milano, che ritorna a partire dal 4 settembre (v. calendario a fine intervista, ndr). Per la cospicua biografia del Maestro Di Crescenzo si rimanda al sito: https://simonedicrescenzo.com/about/biografia/. L’intervista che ha rilasciato a MusiCulturAonline non può che iniziare dalla definizione di Belcanto. 

INTERVISTA:

D. Maestro Di Crescenzo, alla domanda: “Che cos’è il Belcanto?” cosa risponderebbe? 

R. Definire un fenomeno che abbraccia quasi tre secoli di storia del melodramma non è semplice, anche perché quei valori che hanno posto le basi estetiche del Belcanto e che sono emersi all’interno della poetica barocca, sono mutati con il passare dei decenni. Oggi per Belcanto, nell’uso corrente del termine, si identifica principalmente il repertorio del primo ‘800, ma in realtà la vera grande apoteosi c’è stata nel secolo precedente. Ciò che noi oggi definiamo come Belcanto non era altro che l’ultima stagione di un periodo d’oro, che stava volgendo ormai al termine. Tuttavia credo che una delle definizioni più complete ed essenziali per descrivere tale fenomeno sia proprio la descrizione che Rossini fa del Belcanto. Secondo il genio di Pesaro infatti, sono tre gli elementi fondamentali di questo linguaggio musicale: 1) la voce, ossia “lo Stradivari” come lo definiva lui, ad indicare proprio le qualità naturali intrinseche allo strumento; 2) la tecnica, ossia il modo di utilizzare la voce, con tutto ciò che ne consegue; 3) lo stile, i cui ingredienti sono il gusto ed il sentimento.

D. Secondo lei a quali artisti, a quali personalità va il merito maggiore della riscoperta del repertorio del Belcanto nel secolo scorso? 

R. I primi meriti vanno sicuramente ad una generazione di direttori d’orchestra che hanno operato intorno agli anni ’40 e ’50 del secolo scorso, fra cui emergono i nomi di Tullio Serafin e Vittorio Gui. A seguire alcuni cultori di questo repertorio come il critico Rodolfo Celletti e il maestro Alberto Zedda. Poi il merito va ad una schiera di cantanti sia italiani che stranieri che hanno portato alla ribalta titoli, autori e soprattutto personaggi. Dalle pioniere Maria Callas e Leyla Gencer, fino alla generazione degli anni ’70-’80 con Montserrat Caballè, Joan Sutherland, Lucia Valentini Terrani, Ernesto Palacio, Luciana Serra, Renata Scotto, e i cantanti americani che lei stesso ha citato e ai quali se ne possono aggiungere molti altri. Una menzione speciale va proprio a Mariella Devia, ospite d’eccezione nel mio programma, che ha riscoperto numerosi titoli rari e li ha resi popolari. La Devia, a differenza di altri interpreti, non solo ha avuto il merito di dedicare la propria carriera al Belcanto, ma è stato un esempio di rigore stilistico e tecnico, avviando una riscoperta non solo storica ma anche estetica di questo repertorio. Fra i cantanti più recenti mi sento di menzionare Juan Diego Florez e Cecilia Bartoli per il loro grande impegno artistico. Altro discorso invece riguarda quegli artisti che hanno operato nella prima metà del secolo. In questo caso non possiamo parlare di una riscoperta, ma di una naturale eredità raccolta a piene mani dall’Ottocento e quindi di fatto, e per molti aspetti, più vicina alla sua origine. Qui brillano incontrastati ed insuperati nomi come Toti Dal Monte, Amelita Galli-Curci, Giannina Russ, Rosa Ponselle, Armida Parsi-Pettinella, Giannina Arangi-Lombardi, Nellie Melba, Clara Clairbert e molti altri. Invito i lettori a scovare su Youtube queste autentiche perle del passato.

D. Nella storia dell’interpretazione del repertorio lirico belcantista trova una differenza tra le diverse generazioni di artisti che si sono susseguite fino a oggi? 

R. Esistono enormi differenze fra gli artisti che si sono avvicendati nella storia dell’interpretazione belcantistica. La natura di queste differenze dipende principalmente dalle scuole di canto dalle quali essi provengono. Il Belcanto può essere tramandato solo laddove tale tradizione e tale passaggio di testimone non viene interrotto da altre influenze, sia tecniche che estetiche. Il discorso, come può immaginare, è molto complesso e richiederebbe una lunga trattazione…

D. Si può individuare una continuità e un influsso del Belcanto anche in altri generi musicali? 

R. È difficile fare paragoni fra generi musicali diversi e parlare di continuità sarebbe un po’ azzardato a mio avviso. Il Belcanto ha delle precise basi storiche che ne circoscrivono l’ambito. Tuttavia il “belcantare” è un concetto che può essere assimilato sia dal repertorio strumentale sia ad altri generi musicali, anche contemporanei.

D. Tra i grandi autori presentati nelle trasmissioni con Mariella Devia ha una preferenza e perché? 

R. Amo molto i tre autori che presentiamo nelle varie puntate, ovvero Rossini, Bellini e Donizetti. Ho una preferenza per Rossini, che considero uno dei miei compositori preferiti. Egli rappresenta un vertice assoluto di tutta la storia della musica per le caratteristiche intrinseche della sua immensa opera. In questo caso credo che l’ascolto sia molto più efficace di tante parole: si prenda ad esempio la scena di Amenaide dal Tancredi “Di mia vita infelice” o i duetti fra Semiramide e Arsace da Semiramide o la grande aria di Rodrigo “Che Ascolto!…Ah come mai non senti” dall’Otello e ancora la canzone di Desdemona “Assisa a piè d’un salice”. In queste pagine, come in molte altre, possiamo comprendere la grandezza del compositore, che travalica i tempi e riesce a commuoverci anche a distanza di due secoli. Lo stesso Bellini, dopo aver ascoltato il Guglielmo Tell dichiarò: “L’ho udito per la trentesima volta, e mi persuado ogni giorno più che noi compositori d’oggi non siamo che tanti insetti a paragone del maestro dei maestri! Per me il Guglielmo Tell vale la Divina Commedia di Dante!”

D. Quale impatto hanno le tendenze attuali della regia d’opera sulla ricezione della musica lirica e sulle figure dei singoli artisti di canto? 

R. La regia d’opera rappresenta oggi un grosso problema per ciò che riguarda la ricezione del melodramma, in particolar modo per il patrimonio belcantistico. Le nuove tendenze, che poi tanto nuove non sono visto che circolano da quasi trent’anni, cercano a tutti i costi di modificare l’ambientazione originale, a volte anche andando contro i principi estetici sia del libretto, ma soprattutto della musica. È sicuramente apprezzabile dare una chiave di lettura innovativa alle opere, ma ciò di cui bisogna sempre tener conto è lo stile: Rossini non è Puccini così come Porpora non è Strauss. I registi dovrebbero avere più competenze musicali e comprendere maggiormente lo spirito di ogni autore e di ogni opera. Non si tratta di teatro di prosa, ma di melodramma, in cui la componente vocale e musicale sono portanti e caratterizzanti. L’altro messaggio che vorrei lanciare è il seguente: non basta far indossare un tailleur ad una regina per renderla moderna e contemporanea. Molto spesso le ambientazioni delle opere del ‘700 e del primo ‘800 sono talmente connaturate alla musica che i due aspetti, per essere credibili, non si possono scindere come se nulla fosse. Bisogna scavare più in profondità e ricollegarsi a quella magia, quella meraviglia alla quale i compositori per prima anelavano. Detto ciò, ben venga l’innovazione, ma nella consapevolezza della tradizione.

D. Quale futuro prevede per l’opera lirica e il repertorio belcantistico con tutte le sue implicazioni didattiche e culturali.

R. Il futuro è ahimè molto incerto. Da un lato la grande macchina teatrale che continua a propinare modelli consumistici importati soprattutto dall’estero; dall’altro la carenza che si riscontra a livello pedagogico, laddove la sapienza del passato è stata soppiantata da una didattica del canto improntata su una tradizione novecentesca che molto spesso ignora i principi del Belcanto. Siamo quindi in un momento di passaggio e di crisi, dal quale spero si possa transitare verso una rinascita.

IL BELCANTO

un programma a cura di SIMONE DI CRESCENZO con la partecipazione di MARIELLA DEVIA

CALENDARIO DELLE MESSE IN ONDA

Venerdì 4 settembre ore 21:10

Il Belcanto – Introduzione

in replica fino a giovedì 10 settembre

Venerdì 11 settembre ore 21:10

Il Belcanto – Rossini

in replica fino a giovedì 17 settembre

Venerdì 18 settembre ore 21:10

Il Belcanto – Bellini

in replica fino a giovedì 24 settembre

Venerdì 25 settembre ore 21:10

Il Belcanto – Donizetti in replica fino a giovedì 3 ottobre

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