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Super “Pimpinone” 2019 al Malibran di Venezia

Photo©Michele Crosera


di Andrea Zepponi

Ottima edizione, al Teatro Malibran di Venezia, dell’intermezzo comico di Tommaso Albinoni “Pimpinone”. Sontuosa la direzione di Rigon.

Piacevolissime le scelte musicali e registiche per l’esecuzione e la messinscena dell’intermezzo comico Pimpinone (1708) di Tommaso Albinoni su libretto di Pietro Pariati con cui la Fondazione Teatro La Fenice procede alla riscoperta del musicista veneziano. Al Teatro Malibran sabato 23 marzo alle ore 19, con l’allestimento firmato dal regista Davide Garattini Raimondi, le scene e il light design di Paolo Vitale e i costumi di Giada Masi, l’operina albinoniana è stata diretta da Giovanni Battista Rigon, maestro al cembalo e direttore dell’Orchestra del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Due gli interpreti sul palcoscenico: il baritono Jaehun Jeong nel ruolo del titolo, e il soprano Nabila Dandara in quello di Vespetta. La regia ha avuto buon gioco nella rappresentazione di un argomento frizzante e attualizzabile, la conquista dello status di moglie di una cameriera-badante e il successivo sconcerto da parte del vecchio e malandato Pimpinone nel vedere la recente mogliettina (immigrata di colore) pretendere tutte quelle libertà e i diritti che le consentono, nel passare da dipendente a moglie, di eludere il suo compito originario che era quello di accudire l’anziano marito. Vespetta, che finge di essere modesta e disponibile da serva, finisce per essere smaniosa e prepotente da moglie. Un tema al limite del politicamente corretto che una regia piacevole ed efficace ha avuto il coraggio di attualizzare senza rinunciare ad inserti di tipo tradizionale e “ambientale” con filmati sullo sfondo della scena che facevano scorrere agli occhi dello spettatore la Venezia di oggi e con la presenza di due mimi, i Pigeons Veronica Heltai e Paolo Lavagna si aggiravano per la platea fin dall’inizio dello spettacolo come due grotteschi e ingenui turisti e poi divenivano le maschere veneziane Pantalone e Colombina che inscenavano garbate gag come doppi di Pimpinone e Vespetta. Sagome di portali e ambienti settecenteschi facevano il resto. «Una storia di ieri – spiega Davide Garattini Raimondi – drammaticamente di fresca attualità. Rispettando e al tempo stesso giocando con il passato ho voluto chiaramente sottolineare l’attualità di questa storia. Mostrare una situazione sociale e umana ancora oggi viva e sempre più alimentata: la giovane che incanta il vecchio, facendogli credere amore al di là della differenza di età, per poi rivelarsi l’esatto opposto e bramare alle sue ricchezze… Scontato davvero fare esempi attuali perché sono sotto gli occhi di tutti. Si tratta di due personaggi della commedia dell’arte, ben delineati, che trovano il loro spazio in ogni epoca, che sono in realtà essi stessi i due nuclei drammatici più forti di quest’opera e che intendo evidenziare anche con un parallelismo mimico, per favorire ancor più la comprensione della storia e delle sue dinamiche».
Felici ed azzeccate anche le scelte musicali di Rigon che ha integrato gli stacchi temporali della vicenda con musiche coeve dello stesso Albinoni, intonate anche ai diversi momenti drammatici: un primo pezzo brioso a mo’ di ouverture (che ovviamente il Pimpinone non possiede, trattandosi di una semplice serie di tre intermezzi), il primo movimento di una Sinfonia in sol maggiore; come entr’acte tra il primo e il secondo un movimento di una Sonata in sol minore per violino e basso, brano mesto e pensoso per introdurre l’ostentato addio di Vespetta; infine, un concitato movimento dalla Sinfonia in sol minore op. IV n 4 inserito prima della scenata che la stessa fa al vecchio Pimpinone non intenzionato a lasciarla uscire la sera. Il successo europeo dell’intermezzo di Albinoni, che precede di molto la celebre Serva padrona pergolesiana, fu tale che qualche anno dopo anche Georg Philipp Telemann ne musicò i versi, tradotti per la maggior parte in tedesco, per inframezzare le rappresentazioni londinesi e amburghesi del suo Tamerlano. Il Pimpinone di Telemann contiene anche due notevoli arie in italiano, che era all’epoca la lingua franca dell’opera lirica, non musicate da Albinoni: la seriosa Ella mi vuol confondere cantata da Pimpinone e la commovente Nei brevi momenti cantata da Vespetta, ben reinseriti da Rigon in questa esecuzione che si configura quindi come un super-Pimpinone. Ciononostante, lo spettacolo non dura più di cinquanta minuti. Il progetto “Opera Giovani”, realizzato dal Gran Teatro La Fenice in collaborazione con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia ha portato sulla scena due cantanti “di primo pelo” – ma perché dei grandi nomi non si cimentano in questi titoli “minori”, lasciandoli a interpreti “in erba” o ad arcigni specialisti? – pervasi di uno spirito laboratoriale e goliardico che ha acceso comunque la freschezza delle scelte registiche: il Pimpinone di Jaehun Jeong è vocalmente energico (vocalità chiara, ottima dizione italiana e acuto facile) quanto scenicamente improbabile come caratterista e la Vespetta di Nabila Dandara è tanto frizzante sulla scena quanto debole vocalmente soprattutto nella differenziazione caratteriale tra la “prima” e la “seconda” fase del personaggio. Momenti felici tuttavia non sono mancati soprattutto nelle scene di insieme costruite con l’intervento dei due mimi attori. Sontuosa la direzione di Rigon che ha valorizzato lo spessore del basso continuo e il sostegno armonico dei recitativi con una straordinaria ampiezza di invenzione al clavicembalo nel commento estemporaneo all’azione e nel conferire continuità e organicità musicale al carattere sostanzialmente frammentario del testo drammatico. Alla fine, applausi per tutti.

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