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Sferisterio Folk: quando l’Arena si veste di fantasy

Fotografie di Tabocchini - Zanconi


di Chiara Bartolozzi

Allo Sferisterio di Macerata una serata interamente dedicata alla musica e alla tradizione celtica grazie all’incontro tra la grande famiglia del Montelago Celtic Festival e quella del SOF con il suo #biancocoraggio.

All’interno dello Sferisterio Opera Festival 2020 – che quest’anno aveva come tema trainante #biancocoraggio – lo scorso venerdì 7 agosto è stato organizzato un evento straordinario, non solo in termini di bellezza e organizzazione, ma anche per la sua inusualità.

Infatti il Montelago Celtic Festival si è trasferito per quest’anno tra le mura maestose dell’Arena Sferisterio in occasione della serata Sferisterio Folk ed è riuscita a tener fede a quegli ideali comuni che animano con coraggio lo spirito dell’intera manifestazione.

Si è rintanato lì, al sicuro dai fatti che hanno colpito le nostre terre negli ultimi anni e da questo 2020 funesto. Ha protetto il suo cuore fantasy e folkloristico per poter riprendere a battere più forte il prossimo anno, libero e spensierato – come da tradizione – al ritmo di cornamuse, flauti, arpe e altri magici strumenti musicali.

Quest’anno si sarebbero celebrati i 18 anni dalla prima edizione di questo splendido evento, che ogni anno raduna il “popolo di Montelago” (più di 25 mila anime provenienti da tutto il mondo) amante della musica e della cultura di tradizione celtica.

Nata da un’idea di Maurizio e Michele Serafini, la notte celtica – anche nota come Celtic Night – che durava dal tramonto all’alba si è trasformata nel tempo in un vero e proprio festival.

A introdurre la serata il prologo memorabile e alcune delle battute celebri de Il Signore degli Anelli, recitati da Michele Serafini e Loredana Lipperini rispettivamente nei panni di Jon Snow e Galadriel. Lo Sferisterio è infatti quel luogo magico dove anche i personaggi di J. R. R. Tolkien e R. R. Martin provenienti da due saghe diverse possono incontrarsi e unire le forze per combattere metaforicamente anche un nemico invisibile come il Covid-19.

Durante la serata si sono riuniti sotto un’unica bandiera i membri di vari gruppi esponenti del genere folk celtico, irlandese e scozzese. Il tutto ben amalgamato e corredato da influenze classiche o più moderne come la dubstep o il suono tipico e inconfondibile dei pastori del Tibet che intonano un canto.

Il progetto presentato è stato “Suonar lontano”, che unisce immagini di terre lontane alle sinfonie armoniche di quegli strumenti che immagineremmo lontanissimi tra loro, ma che creano insieme una magia che incanta e meraviglia.

Ventotto gli strumenti magistralmente organizzati sul palco per gli artisti e i gruppi che si sono esibiti: gli Emian, la Massimo Giuntini Band, la Corte di Lunas, Anchise Bolchi, Vincenzo Zitello, i Lyradaz e gli Ogam.

Ci si è lasciati trascinare dagli assoli di cornamusa, dalla ghironda, dai violini, dal bouzuki, dai flauti e dalle splendide voci delle vocalist.

La cornice dello Sferisterio si è animata di giochi di luce ed effetti visuali che hanno ricordato mondi fatati.

Il video mapping curato da Anita Habluetzel Esposito che ha accompagnato tutte le performance e che è stato proiettato alle spalle dei musicisti ci ha ricordato la potenza della natura che ci circonda e dei luoghi mistici che fanno da sfondo alle avventure fantasy vissute dai protagonisti delle gesta narrate.

La musica, le arti, la tradizione, la cultura, il territorio e lo spirito associativo sono stati i punti chiave di tutte le performance.

Ogni ballata e ogni canzone suonata hanno portato con loro il messaggio che possiamo e dobbiamo restare uniti e che solo unendo le nostre forze riusciremo a superare anche un momento difficile come quello che stiamo vivendo oggi.

Uno dei passaggi più toccanti dell’intera serata è stata l’esibizione di Vincenzo Zitello che ha suonato due tipi di arpa differente: una irlandese (o clarsach, in gaelico) e una bardica, dal suono mediterraneo. Anche questo un meraviglioso simbolo di come si possano mescolare tradizioni e sonorità differenti per creare un’entità nuova dal pari potere espressivo.

Nonostante l’obbligo di restare al proprio posto e l’impossibilità di ballare, il pubblico ha tenuto il ritmo e ha partecipato supportando gli artisti battendo le mani, specialmente in chiusura quando durante la performance degli Ogam, la band ha chiamato sul palco anche alcuni dei membri degli altri gruppi ricreando nuove sinergie e sinfonie.

Non sono mancati i momenti goliardici, infatti, come accadrebbe durante una delle notti del Festival, il pubblico ha risposto attivamente alla provocazione dei presentatori che hanno lanciato come da tradizione un “Valerio!” per animare la platea, cioè un grido riconoscitivo di cui non si conosce realmente l’origine e famoso tra i partecipanti della notte celtica che di tanto in tanto lo urlano da una tenda all’altra. Al termine di questa grande festa di tre ore ci si è lasciati con la promessa di rivedersi durante la prossima estate, ancora più carichi di energia, di voglia di far festa, di ballare e sognare al ritmo del folk. Festeggeremo insieme tra una danza e una birra la maggiore età del festival con i suoi ritmi legati alle storie e alle leggende delle creature incantate e le canzoni che narrano delle campagne per la scoperta e la liberazione delle proprie terre.

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