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I ritratti africani di Claudio Scarponi

Una raccolta di una cinquantina di ritratti, intitolata Sguardi d’Etiopia, del fotografo Claudio Scarponi. Volti di donne e bambini pieni di speranza e dignità.


di Alberto Pellegrino

flickr2 MusiculturaonlineIl ritratto è stato uno dei generi più diffusi e apprezzati fin dalle origini della fotografia ed è entrato di prepotenza negli album fotografici di famiglia attraverso il lavoro di fotografi professionisti che, a volte, sono stati dei grandi artisti. Attualmente, l’affermarsi della fotografia fai-da-te, questa supremazia dell’autoscatto ha ridotto lo spazio del ritratto di qualità, perché è stato soppiantato dai milioni di scatti “autarchici” che circolano nella rete per attivare un processo di autocelebrazione dell’io ipertrofico che guarda dentro l’obiettivo, seguendo la moda sciamanica che da oltre cinquant’anni c’impone di ridere o diIMG_1331 Musiculturaonline sorridere comunque, anche se il mondo sta crollando intorno a noi, magari senza che il soggetto si renda conto che mostrare sempre il suo “eterno” sorriso è un po’ da sciocchi. Queste foto autoprodotte perdono spesso quel decoro e quella compostezza che aveva la figura umana nelle immagini di un tempo. Per coloro che si affidano ancora alla macchina fotografica, l’alta qualità tecnologica degli attuali apparecchi offre all’operatore un enorme ventaglio di soluzioni, una straordinaria rapidità di esecuzione, la facoltà di selezionare e migliorare la qualità dell’inquadratura attraverso il computer, non essendo scomparsa la vecchia pellicola.
occhi2 MusiculturaonlineIl ritratto fotografico di qualità rimane sempre un genere difficile, perché si continua a richiedere al fotografo uno spiccato senso dell’inquadratura, tempi brevissimi di preparazione e di realizzazione, una fulminea capacità di riflessione e d’intuizione psicologica, perché con la scomparsa del ritratto “da studio”, rimane il ritratto “istantaneo”, nel quale il soggetto è colto nel fluire di un gesto fisico e spesso non si rende conto dello “scatto” che lo riguarda, per cui non ha nemmeno la possibilità di “mettersi in posa”. Al contrario, il fotografo cerca di valutare una collocazione della persona nello spazio dell’inquadratura, di creare nel proprio mirino un rapporto tra la figura e lo spazio che la circonda ed è proprio questo rapporto spaziale a conferire un margine di libertà creativa all’autore, cioè la possibilità di far diventare il soggetto un protagonista della scena, tentandosister2 Musiculturaonline di fare una rapida analisi psicologica per poi decidere, immediatamente o in fase di provini, se quella immagine istantanea riesce a trasmettere un messaggio decifrabile riguardo a quel volto e a quel corpo di un individuo che esce dal “proprio privato” per proseguire per intraprendere un ideale “viaggio” comunicativo all’interno dell’immaginario collettivo.
Claudio Scarponi è stato finora un fotografo amatoriale di bei paesaggi belli, a volte anche “poetici”, in alcuni casi premiati per la loro eleganza ed efficacia, ma che non sono certamente espressione di un linguaggio fotografico originale. A volte, però, il desiderio di guardare la realtà attraverso l’obiettivo fotografico, il desiderio di raccontare con le immagini lo respiri nell’aria e improvvisamente lo trovi negli occhi di chi incontri, negli sguardi che ti trasmettano qualcosa che vuoi in qualche modo documentare e comunicare. Infatti, dopo la sua esperienza in Etiopia, Scarponi si è voluto confrontare con il difficile genere del ritratto fotografico e si può dire che abbia superato velo3 Musiculturaonlinequesta prova essendo riuscito a rappresentare un’umanità fatta di esseri viventi che, pur continuando a rimanere lontani da noi, riescono a trasmettere un pallido anche se luminoso riflesso, perché questi ritratti sono in grado di creare legame visivo e quasi istintivo che collega il corpo e soprattutto il viso fotografato allo sguardo dell’osservatore.
Scarponi, che è partito per fare del volontariato in un ospedale e in una comunità di accoglienza dell’altopiano etiopico, si è trovato di fronte a una realtà umana, sociale e ambientale che in qualche modo l’ha sconvolto e segnato nel profondo. Messo di fronte a quella realtà spesso drammatica, ha capito che c’erano cose più importanti dei paesaggi da capire e da documentare. È ritornato allora da questa esperienza con un migliaio d’immagini per la maggior parte a sfondo sociologico e antropologico, finalizzate cioè a documentare un mondo dolorosamente segnato dalla miseria, dalla fame, dalla sete, dalle malattie, dallo sfruttamento del lavoro, dal degrado sociale. In mezzo ad esse c’erano anche una cinquantina di ritratti che sono subito apparsi un modo diverso e abbastanza originale di rappresentare quella particolare realtà africana senza cadere nell’ovvio e nel ripetitivo, si è scelto, attraverso una selezione molto rigorosa, di seguire la strada del ritratto percorsa fino a livelli molto alti da Leni Riefenstahl sugli altopiani del Sudan, soprattutto in ambito maschile.
Con molta umiltà Scarponi propone questi volti di donne e bambini etiopi che vogliono farviso,si Musiculturaonline riflettere su un’umanità lontana da noi, trasmettendo un messaggio di serenità, di bellezza e di speranza nel futuro di un popolo che lotta contro la povertà per la propria dignità e sopravvivenza. Non si tratta di un fotoreportage freddo e distaccato, ma di una commossa partecipazione per dare una testimonianza di quella umanità che è passata dinanzi al suo obiettivo, per cui i suoi ritratti diventano un viaggio alla scoperta dell’Altro. Di fronte ai ritratti di questa raccolta, intitolata Sguardi d’Etiopia, è difficile sottrarsi al fascino di quegli occhi che ti fissano, di quei volti di giovane donne e di bambini. Sono fotografie che trasmettono fierezza ed energia, oppure bellezza ed eleganza, in alcuni casi dolcezza e malinconia, mai dolore e sofferenza, perché l’autore ha voluto far passare un messaggio di dignità e di speranza al di là delle malattie, della povertà e dell’emarginazione sociale.

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