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Ricordo di Lindsay Kemp, un genio teatrale

In un breve ma puntuale saggio di Alberto Pellegrino ricordiamo la figura di Lindsay Kemp, genio teatrale scomparso recentemente.


di Alberto Pellegrino

Lindsay Kemp (Cheshire, 3 maggio 1938 – Livorno, 25 agosto 2018) è stato un grande coreografo, attore, ballerino, mimo e regista. Cresciuto nel nord dell’Inghilterra, compie i primi studi al Bradford College of Arts, quindi si trasferisce a Londra dove frequenta la scuola del Ballet Rambert per poi perfezionarsi con diversi maestri fra cui Marcel Marceau che, come lui stesso ha dichiarato, gli ha “dato le mani”, per indicare l’effettiva importanza delle mani nell’arte mimica e nella sua personale interpretazione di essa, compreso il pezzo Le Mani che il mimo francese trasmise all’allievo britannico come “dono” tra artisti e maestri nell’arte mimica. Dopo aver lavorato in varie compagnie di danza, teatro, teatro-danza, cabaret, musical e mimo, forma nel 1962 la sua prima compagnia, la The Lindsay Kemp Dance Mime Company, sviluppando nel tempo la propria sintesi fra diversi linguaggi teatrali con un personale e innovativo approccio alla danza e al teatro.
Nel 1968-1969 nasce la prima produzione di Flowers… una pantomima per Jean Gênet, liberamente tratto da Nostra Signora dei Fiori dell’autore francese. Durante gli anni vissuti a Edimburgo (1966-1970) crea per una nuova compagnia le opere Turquoise PantomimeCrimson Pantomime e Legend. Dopo ricerche sperimentali condotte per due anni, “Flowers” nella sua nuova versione del 1974 diventa un capolavoro rivoluzionario che prende d’assalto le mura apparentemente inespugnabili fra arte seria e popolare, tra forme di performance tradizionali e sperimentali. “Flowers” rimane uno straordinario esempio di teatro danza non-realistico, capace di sovvertire le distinzioni tra generi, di mescolare in un personalissimo cocktail ispirazioni tratte dal mimo, dal cabaret, dal circo, dall’happening, dal cinema anni Quaranta, dal Music Hall, dal teatro orientale, con un misto di erotismo, giocosità, brutalità, parodia e ironia.
Un teatro danza dionisiaco, costruito attraverso un diluvio d’immagini, colori, musica ed emozioni, capace di ammaliare e ipnotizzare il pubblico anche per la magica presenza dello stesso Kemp che si pone al centro dello spettacolo nel ruolo di Divine.
Precursore di un genere di danza onirico, ricco di contenuti e ispirazione, al limite dell’acrobatico e forte di effetti spettacolari ancorché ottenuti in modo semplice attraverso l’uso sapiente della musica e delle luci, Kemp ha certamente interpretato una delle correnti più fantasiose del teatro-danza europeo, ha reinventato l’arte del mimo e ha influenzato molte compagnie a partire dalla seconda metà degli anni settanta. Artista straordinario e uomo dal personalissimo carisma, Kemp è stato prima di tutto un danzatore (”danzo perché è la mia vita”). Poi clown, marionettista, pittore, poeta, un’icona per più di una generazione attraversando cinquant’anni di cultura underground. Trasformista senza distinzione di ruoli tra donna, uomo, elfo o marionetta, Kemp rimane nella storia dello spettacolo un genio dal grande talento, capace di creare sempre nuovi sogni e di attraversare, a prescindere dai dettami dell’arte, tutti i generi teatrali.
Altre sue celebri creazioni sono la Salomè tratta da Oscar Wilde (1977), il Sogno di una notte di mezza estate da Shakespeare (1980), la macabra e divertentissima Mr. Punch’s Pantomime, il Sogno di Nijinscky o Nijinscky il matto (1983) ispirato al grande ballerino russo, l’omaggio al cinema muto di The Big Parade (1984), Alice dal libro di Lewis Carroll (1988) e Duende da Federico Garcia Lorca, al quale dedicherà anche Cruel Garden. Negli anni Novanta collabora con l’English National Ballet, la Deutsche Opera di Berlino e l’Houston Ballet, mette in scena Onnagata (1991), Cenerentola (1994) e Variété (1996). In Italia crea il balletto Sogno di Hollywood e interpreta la Fata Carabosse ne La bella addormentata di Fredy Franzuti prodotto dal Balletto del Sud, il suo ultimo spettacolo è stato Elizabeth (2006).
Dopo avere sperimentato il cinema grazie a Ken Russell, Derek Jarman e Todd Haynes, Kemp scopre l’opera lirica dirigendo un applauditissimo Barbiere di Siviglia nel ’95, al quale seguiranno uno splendido Flauto magico, una surreale Madama Butterfly, un’elegante Traviata, tre spettacoli presenti nel Teatro Pergolesi di Jesi.  
Artista infaticabile e maestro di grande generosità, uomo ironico e garbato, Kemp è stato un artista sempre legato a un mondo onirico e gaudente, elegante e così leggero tanto da sembrare che galleggiasse sopra un’isola di poesia. Ha lavorato fino all’ultimo soprattutto con i giovani, dicendo che ”C’è bisogno di colore e di luce, soprattutto nella fase storica in cui viviamo” e tornando in palcoscenico per Kemp Dreams Kabuki Courtesans e, appena un anno fa, con l’antologica Kemp Dances – Invenzioni e Reincarnazioni.

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