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Rebetiko Gymnastas

Recensione del disco di Vinicio Capossela

POP/ROCK/LEGGERA ITALIANA | La Cùpa/Warner Music, 2012


di Alberto Pellegrino

rebetiko gymnastas - MusiculturaonlineVinicio Capossela è in questo momento la maggiore personalità della canzone d’autore italiana, dimostrando di aver raggiunto la piena maturità artistica con il suo straordinario poemetto musicale Marinai, profeti e balene. La sua inquieta natura l’ha sospinto ora ad esplorare un nuovo mondo musicale per noi quasi sconosciuto: il rebetiko. Nato in Germania da genitori irpini e cresciuto in Emilia Romagna, Capossela ha la vocazione del nomade, colleziona luoghi dell’anima in cui riconoscersi e li rivive attraverso le musiche che compone o rielabora. Così ha preso forma quest’ultimo disco intitolato Rebetiko Gymnastas, un collage di nuove composizioni e di sue note canzoni, rielaborate secondo questo genere musicale nato tra la Grecia e la Turchia.
Il rebetiko è una di quelle musiche dice Capossela che s’incontrano perchè la vita te le fa incontrare nel mio caso sono incappato nel rebetiko alcuni anni fa, grazie a una di quelle deviazioni tipiche dei tempi in cui viaggiavo con la catapulta, che era il mio mezzo di locomozione preferito. Mi ritrovai a Salonicco, dove entrati per la prima volta in contatto con questa cosa che più che una musica sembra una cospirazione carbonara, con quel sapore fiero e insieme rassegnato che ti fa provare dolore anche se non capisci le parole. à una musica che fa male, parente di altre musiche che fanno male e che ti chiedono di fare i conti con te stesso e non ti fanno evadere da te una musica figlia di un tempo in cui si potevano dire cose inappellabili e la gente era giudicata in base a quello che era non per quello che aveva .
Si tratta di una musica che si colloca in una terra di confine, dove affondano le radici della nostra civiltà . à soprattutto questo aspetto particolare che ha spinto Capossela a interrogarsi su verità di fondo del nostro mondo occidentale, riprendendo quel tema del viaggio che gli è così caro e che è connaturato alla sua complessa personalità . Il rebetiko ci ricorda Capossela – è una musica nata nei porti intesi non come punto di approdo, ma come punto di partenza per andare alla ricerca di quei lidi mediterranei intorno ai quali si è sviluppata la nostra cultura europea.
Abbandonati i suoi temi musicali ormai tradizionali, Capossela crea dei suoni del tutto particolari che nascono dalla collaborazione con validissimi musicisti greci come Vassilis Massalas, Socratis Ganiaris, Manolis Pappos e Ntinos Chatziiordanou, a cui si aggiunge la cantante Kaiti Ntali con la quale Capossela interpreta la canzone Come prima di Tony Dallara. I brani rielaborati sono Contrada Chiavicone, Come una rosa (che da bolero è diventata un bajòn), Non è l’amore che va via, Contratto per Karelias, Corre il soldato, Signora luna, Morna e Scivola vai via. I brani originali sono Rabetiko Mou (Capossela), Abbandonato (Risso-Yupamqui), Gimnastika (Vysotsky), Canciòn de las simples cosas (Gomez-Isella) e Misirlou (Roubanis), una composizione nota sul piano internazionale perchè inserita da Tarantino nella colonna sonora di Pulp Fiction.
Con una diversa angolazione Capossela si addentra ancora un volta nel mito, mescolando tradizione e innovazione, facendo sfoggio di una grande varietà ritmica che getta un ponte tra Oriente e Occidente, tra i Balcani e il Nord Africa, che invita a praticare una ginnastica dello spirito, come si evince dalla dedica che precede i testi delle canzoni: Forza/solleviamo il peso/della ferita e dell’assenza/facciamoci crescere i baffi/infiliamo le giubbe a metà ! /come una parata/come in un addio/alla tua gioventù/fatta di lacrime e rebetiko/ e cantavamo in coro/e si ballava da soli .

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