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Presentiamo il raro CD “Una piccola melodia in giro per l’Europa”

Una grande melodia in giro per l’Europa rappresenta il CD “Una piccola melodia in giro per l’Europa”, rara incisione del cosiddetto “Ballo di Mantova”.


di Andrea Zepponi

Il CD dal titolo Una piccola melodia in giro per l’Europa presenta la rara incisione di alcuni dei brani più interessanti e curiosi – tra cui inediti e in prima registrazione assoluta – delle più disparate e poliedriche realizzazioni musicali del cosiddetto Ballo di Mantova, melodia celeberrima, detta anche Mantovana, che, dalla corte rinascimentale dei Gonzaga, ebbe una straordinaria fortuna e diffusione per tutta l’Europa  per almeno quattro secoli, dal primo ‘500 alla fine dell’800 quando César Frank (1822-1890), nel 1890, scrive Vieux noël, brano per organo della raccolta L’Organiste, proprio sulle note del Ballo di Mantova, ed ancora diffuso nel ‘900 in arie vocali e devozionali. Una melodia semplice, ma molto caratterizzata dal punto di vista ritmico, melodico ed armonico – queste le ragioni della sua fortuna secondo la musicologa Maria Chiara Mazzi che ha curato l’inquadramento storico-estetico dei brani presentati nella brochure del cofanetto CD. Viaggiando sulla voce e gli strumenti di musicisti girovaghi, la melodia venne utilizzata già dal XVI sec. come base per numerose raccolte di variazioni per chitarra, liuto, cembalo ed organo: celebre ad esempio quelle del cosiddetto Manoscritto di Ancona (1644) conservato alla Biblioteca Comunale Benincasa dove si legge una doppia versione del brano, attribuito al musicista Giovan Battista Ferrini (1601-1674), che viene anche variato più volte da diversi autori. Gli interpreti del CD Pedro Alcacer Doria (tiorba e chitarra barocca), Jimena Llanos Lopez de Castilla  (mezzosoprano) e  Serenella Secchiero (organo) hanno condotto una notevole operazione di ricerca, studio e adattamento dalle fonti al fine di ottenere un’esecuzione rispettosa nella lettera e nello spirito delle diverse versioni della stessa melodia tra cui quelle strumentali ci testimoniano – afferma M. C. Mazzi – il carattere bustrofedico del suo itinerario dall’ambito profano a quello sacro-devozionale e viceversa.  Il brano Fuggi, fuggi da questo cielo è la sua prima apparizione in un manoscritto secentesco bolognese in cui la vaghezza della denominazione “villanella elude la presunta provenienza mantovana della melodia e fungerà poi da prestanome fino alla fine del secolo in molte tappe del suo viaggio da Venezia a Napoli dove riceverà perfino le virtuosistiche variazioni del celeberrimo cantante evirato Francesco Antonio Pistocchi (1659-1726) proposte nel CD in prima registrazione mondiale. Compiuto il suo itinerario italiano, la melodia prosegue il suo cammino in ambito internazionale: in epoca controriformistica viaggia per l’Europa tra soldati, pellegrini e missionari anche sotto travestimenti spirituali – la pastorale Canto di Cecilia degli anni ’30 del Seicento – fino ad arrivare in zona neerlandese dove si ritrova in una serie di raccolte di canti devozionali ampiamente rappresentati nel CD e destinati alle suggestive e pertinenti esecuzioni vocali (mezzosoprano) o strumentali (organo). Dalla zona fiamminga il passaggio in Francia è breve e la nostra Mantovana, secondo il vaglio intellettualistico di studiosi di cose popolari come Edmond de Coussemaker (1805 -1876) assume la forma di “noël” cioè di canto di Natale, in cui si era trasformata a metà del ‘600, e diventa preda della musica colta francese di organisti e cembalisti come Claude Balbastre ( 1724-1799) e Michel Corette (17071775) che la trattano con il vezzoso titolo di noël suisse. Dalla Francia all’area tedesca il passo è rappresentato nel disco dal brano Johann Christian Rink (1770-1846) che scrive le Variations sur le thème de Corelli “Ik sang Cecilia Komen(1819): quest’ultimo, assieme al succitato belga Franck raccoglie la tradizione italiana e fiamminga e le intreccia nell’attribuire a Corelli una melodia (sempre la Mantovana) che era stata già rivisitata in area neerlandese. Il carattere documentario della registrazione e il pregevole excursus storico musicale realizzato in senso cronologico dalle incisioni aprono in ultima analisi un ulteriore scenario rispetto a quello esecutivo pur interessante e notevole: quello cioè della fenomenologia della circolazione culturale in Europa in cui tradizione orale e colta si intrecciano e connotano una identità che diventa e viene sentita comune. Il Ballo di Mantova assume un tratto identitario europeo nel momento in cui gli eserciti cristiani combattono contro turchi e balcanici nel lungo assedio di Candia (1647-1669) e la melodia penetra quindi nel repertorio popolare di ungheresi, serbi, romeni, tzigani ed ebrei centro orientali. Alzi la mano, allora, chi già sapeva prima d’ora che lo strafamoso e struggente “tema della Moldava” dell’omonimo poema sinfonico di Smetana (da cui deriverà anche a Naftali Herz l’ispirazione per l’Inno Nazionale Israeliano) altro non è se non la nostra piccola, versatile ed europeissima Mantovana.

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