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Presentazione di “Aulularia” di Plauto all’Anfiteatro di Urbisaglia


di Alberto Pellegrino

Il 3 agosto va in scena nell’Anfiteatro di Urbisaglia la commedia Anfitrione di Plauto per la regia di Cristiano Roccamo. Lo spettacolo, allestito nel 2013, viene riproposto per la stagione TAU 2020 con Massimo Venturiello come protagonista nelle vesti dell’avaro Euclione.

Massimo Venturiello

Al tempo di Plauto la società romana è caratterizzata da un grande fermento culturale e l’arte ellenica prende piede sui vincitori che vogliono innalzarsi al livello morale e artistico dei vinti, adottandone quei modelli sociali che sono più vicini ai valori e agli ideali civili della romanità. Per questo Plauto guarda con attenzione alla commedia greca, in particolare ad Aristofane considerato un maestro della satira politica e di costume. Le commedie plautine vanno inquadrate nella cultura teatrale della Roma repubblicana, perché sono soprattutto rivolte all’emergente classe borghese arricchitasi con le nuove conquiste, agli aristocratici con i suoi colti riferimenti ellenistici, alle classi popolari con i suoi artifici comici. Il teatro è profondamente radicato nella società latina, pur essendo il risultato dell’incontro tra le culture greca, romana ed etrusca, costituendo un punto di riferimento per i cittadini della Repubblica anche per i comportamenti della vita quotidiana, perché la rappresentazione teatrale è come un occhio puntato sulla realtà e, anche se non ha contenuti politici, sancisce e promuove l’identità e l’autorità di chi è al governo della società.  

I contenuti della commedia

Aulularia o Commedia della Pentola è una delle commedie più celebri di Plauto, scritta intorno al 195 a.C. e non si conosce a quale opera teatrale si sia ispirato l’autore. L’opera è arrivata incompleta fino a noi e nel Quattrocento l’umanista Urceo Codro ha aggiunto un finale che è poi diventato parte integrante del testo. Con questa commedia nasce e diventa popolare la figura dell’avaro che mette il possesso del denaro al di spora di ogni altro valore. In essa Plauto prende di mira alcuni difetti umani come l’avarizia, l’avidità, la lussuria; parla degli aspetti ridicoli e disastrosi che provoca la sete insaziabile di denaro, delle sofferenze che provoca alle persone più care. La trama della commedia è abbastanza semplice e lineare: è caratterizzata sullo scontro generazionale tra giovani (Liconide) e anziani (Euclione) e sulla comicità derivante dagli equivoci. La scena più celebre nasce infatti per un equivoco, quando Liconide si reca da Euclione per confessargli di aver abusato di sua figlia Fedria. Il vecchio, a cui era stata appena rubata la sua amata pentola con il denaro, è disperato e sconvolto dal dolore. Liconide, che si sente in colpa, ritiene che le frasi pronunciate da Euclione riguardino la violenza da lui commessa su Fedria, mentre Euclione parla della scomparsa del suo tesoro. Il pubblico, che invece conosce entrambi gli avvenimenti, si diverte per l’equivoco causato dall’utilizzo del medesimo pronome personale femminile, il quale per Euclione indica la pentola, mentre per Liconide riguarda la fanciulla. La commedia inizia con l’ingresso in scena del Lare domestico, una figura tipica della cultura e della religione romana che viene immesso in un contesto greco secondo quel processo di “contaminatio”, che Plauto usa per adattare i modelli greci alla mentalità e alla sensibilità del popolo romano.  La regia ha voluto rendere omaggio al teatro di Plauto, ambientando lo spettacolo in un’epoca senza tempo, nel quale il testo viene riscritto con citazioni da Shakespeare, Ariosto e Molière, facendo interpretare da attori anche i personaggi femminili e portando sulla scena gli archetipi plautini che si muovono tra intrecci comici e sentimenti sarcastici, tipici della commedia plautina, ma anche della moderna stand up comedy.

Il successo della commedia nel tempo

Aulularia è una delle commedie che più ha influenzato il teatro moderno; infatti a partire dal Cinquecento l’opera viene riproposta da Giovan Battista Gelli (La sporta, 1543) e Giovan Battista Fagiuoli (L’avaro punito, 1708), mentre Goldoni dedica all’argomento le commedie L’avaro (1756) e L’avaro fastoso (1776). Il più importante rifacimento è tuttavia L’avaro (1668) di Molière che s’ispira all’ Aulularia soprattutto per mettere in risalto la figura dell’avaro Arpagone, il quale viene inquadrato in un preciso contesto socioculturale che riflette la società e il costume del tempo. Molière, pur riprendendo le parti più divertenti della commedia plautina, apporta alcune sostanziali varianti soprattutto per quanto riguarda l’aspetto amoroso. Infatti, aggiunge una seconda coppia di amanti formata dal figlio di Arpagone e da un’avvenente giovane, della quale s’innamora anche Arpagone, per cui viene inserita la tematica della rivalità in amore tra padre e figlio. Nel fare il confronto tra i due personaggi, si può notare che essi mostrano due diversi tipi di avarizia, perché Euclione è un taccagno meschinamente attaccato alla sua pentola, mentre Arpagone non è solo uno spilorcio, ma esercita l’usura per accrescere il suo patrimonio.  

I personaggi

Il Lare domestico, tipica figura del mondo romano, si  serve del Prologo per introdurre la trama della commedia e suscitare  l’interesse degli spettatori, rivelandone i due nuclei centrali come le vicende amorose di Liconide e Fedria, l’amore sviscerato del protagonista per la pentola con il denaro;  presenta inoltre i personaggi principali delineandone la personalità in modo che il pubblico possa comprendere e apprezzare tutti gli effetti di ogni dialogo e di ogni comportamento; rende infine noti alcuni fatti accaduti prima della vicenda narrata sulla scena, come la storia della pentola con il denaro che assumerà una importanza fondamentale. Gli altri personaggi principali, circondati da diversi personaggi minori, sono: Euclione, che è il vero protagonista della commedia, esce dalla sua condizione di povertà, perché un giorno, con l’aiuto del Lare domestico, trova nel giardino della casa una pentola piena di monete d’oro, nascosta molto tempo prima da suo nonno; da quel momento diventa sospettoso ed egoista, avido ed avaro, tanto che la pentola diventa la sua ossessione, poiché teme che qualcuno possa derubarlo; inoltre finge di essere povero per non dover dare una dote alla figlia se dovesse maritarsi, perché l’avidità domina la sua anima a tal punto che la ricchezza diventa più importante della sua felicità e del suo amore paterno. Liconide è un giovane innamorato di Fedria ed è determinato a sposarla anche senza una dote; grazie alla sua astuzia e alla sua onestà riesce alla fine ad unirsi alla sua amata. Fedria è l’oggetto del desiderio della commedia anche se non compare mai in scena; è il simbolo della bontà e dell’amore disinteressato che sa rinunciare alla ricchezza per poter sposare l’uomo che ama.

La trama

Il vecchio Euclione ha scoperto nel giardino della sua abitazione una pentola piena di monete d’oro sotterrata da suo nonno e vive nel costante terrore che gli venga sottratta. Sospetta della sua vecchia serva Stafila, del suo ricco vicino Megadoro che, su consiglio della sorella Eunomia, viene a chiedergli in sposa sua figlia Fedria. Euclione teme che si tratti di una manovra per scoprire dove nasconde il suo tesoro, ma accetta e precisa che Megadoro dovrà prendere sua figlia senza dote e dovrà pagare tutte le spese del matrimonio. Euclione non sa che Liconide, figlio di Eunomia e nipote di Megadoro, ha sedotto sua figlia, la quale è rimasta incinta, per cui Liconide vorrebbe sposarla. Arriva Congrione, il cuoco chiamato per cucinare il banchetto nuziale, ma Euclione nel sentirlo pronunciare la parola “pentola” pensa che sia un ladro e lo malmena; poi si rende conto dell’errore e gli permette di cucinare. Per sicurezza Euclione decide però di spostare la pentola con l’oro nel tempio della dea Fede e Strobilo, servo di Liconide, lo vede nasconderla e vorrebbe prenderla, ma prima che possa farlo Euclione ritorna in scena, perquisisce Strobilo e decide di spostare la pentola nel bosco sacro al dio Silvano. Questa volta il servo, che l’ha seguito, ruba la pentola e la nasconde in casa di Megadoro. Liconide intanto, con l’aiuto della madre Eunomia, spiega la situazione a suo zio Megadoro e ottiene il consenso per chiedere in sposa Fedria. Quando va a parlare con Euclione, trova il vecchio in preda alla disperazione, perché si è accorto della sparizione della pentola e tempesta di domande Liconide, il quale pensa che il vecchio stia parlando di sua figlia e della sua gravidanza. Il servo Strobilo consegna la pentola a Liconide per ottenere in cambio la propria libertà e si presume che Liconide si serva del tesoro per ottenere da Euclione la mano della sua amata Fedria.

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