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“PLAY”: l’affascinante teatro-danza di KATAKLÒ

Fotografie di Alfredo Tabocchini e Massimo Zanconi


di Elena Bartolucci

La celebre compagnia italiana di teatro acrobatico KATAKLÒ ha regalato una performance sbalorditiva allo Sferisterio di Macerata.

Macerata – Mercoledì 23 luglio l’eccezionale compagnia Kataklò, diretta da Giulia Staccioli, ha portato, all’interno dell’arena dello Sferisterio, Play, uno spettacolo nato nel 1995 per celebrare i cento anni della «Gazzetta dello Sport».

Un insieme di performance in cui sei danzatori hanno saputo ricreare varie discipline sportive. Il calcio di inizio è stato dato dagli spalti di una tribuna per fare tifo allo sport in generale e poi si è subito passati a rappresentare il primo genere sportivo ossia il tennis femminile: vestendo una classica “tuta sportiva” anni ’20, la ballerina è riuscita a creare un meraviglioso passo a due insieme a una racchetta dei tempi passati, in cui le ottime linee si sono sposate alla perfezione con movenze di leggiadra poesia.

È stato poi il momento del rugby rievocato attraverso la famosa “Haka” danzata dalla nazionale della Nuova Zelanda prima di ogni disputa sportiva. Questa danza è stata successivamente declinata in movenze quasi tribali in grado di rievocare i movimenti e le prese della lotta greco-romana, facendo così emergere la fisicità e la bravura dei tre danzatori che si sono profusi in prese, salti e incroci spettacolari.

Altro momento suggestivo è stato regalato per omaggiare i movimenti ritmati delle gambe del nuoto sincronizzato, in cui le due ballerine a testa in giù hanno saputo rievocare tutto quello che succede fuori e sotto l’acqua seguendo il ritmo incalzante e divertente del pezzo intitolato Pancake di Youn Sun Nah.

C’è tempo anche per guardare al passato: prendendo spunto dalla famosa rivalità tra Coppi e Bartali, due performer hanno infatti giocato vestendo la parte di questi due ciclisti, danzando sulle rispettive biciclette fisse a terra e sulle note di Voglio vivere così di Claudio Villa. Sono stati creati dei volteggi e dei movimenti di corpo libero che ricordavano molto la ginnastica artistica e a tratti persino il surf. Il sincronismo dei movimenti è venuto a mancare in alcuni punti, ma il numero è sicuramente riuscito nell’impresa di suggerire la dinamicità e la fatica celati dietro questo sport.

Dopo un breve passo a due che ha rievocato le antiche arti marziali sulle suggestive note di una musica simil medievale, la compagnia ha pensato bene di omaggiare la città di Macerata inserendo un’esclusiva coreografia dedicata al gioco popolare della palla al bracciale. Anche se forse è stata la performance più debole della serata, è stato bello immaginare anche solo per un momento di rivivere quel gioco che proprio all’interno della meravigliosa arena ha vissuto un’epoca d’oro.

Un altro momento divertente ha visto dare invece vita ad alcuni strumenti ginnici e, grazie poi ad alcune semplici corde, creare una piccola disputa in palestra realizzando un numero vivace e dirompente sulle note di Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano.

Sia questo che il successivo passo a due, in cui la ballerina è rimasta in perenne equilibrio sulle spalle del suo partner, nonché il numero delle ballerine che indossavano delle magnifiche e giganti gonne (danzato sulle delicate note di Kothbiro dell’artista keniota Ayub Ogada) sono stati ripresi dallo spettacolo “Eureka” (da noi recensito, n.d.r.) che la compagnia ha portato in giro per i teatri negli anni passati. Non ci è sembrata una scelta molto azzeccata dato che potevano essere portati in scena quadri più suggestivi relativi ad altre discipline sportive piuttosto che riciclare numeri della stessa compagnia, sicuramente evocativi ma che non sembravano amalgamarsi molto con la narrativa dello spettacolo in sé.

La serata è poi proseguita con un omaggio al calcio: la palla da gioco si è trasformata in un buffo copricapo per l’arbitro e il portiere si è arrampicato sulla porta, sfruttandola per compiere delle vere e proprie acrobazie di corpo libero alle sbarre e creare quasi l’illusione di rimanere sospeso in aria.

Altra disciplina cui i Kataklò hanno reso omaggio è stato il bob: tre danzatori hanno creato delle suggestive movenze con semplici gesti delle mani e sfruttando i colori dei loro caschi e delle tute aderenti per richiamare alla mente dei presenti la velocità di questo sport invernale.

(foto Massimo Zanconi)

In realtà, però, il momento più apprezzato della serata dal pubblico dello Sferisterio è stato senza dubbio quello dedicato allo sci: sulle note di The Mark Has Been Made di Nine Inch Nails (NIN), la danzatrice è stata capace di regalare un numero a dir poco magico sfruttando tutta l’elasticità e la sinuosità del suo corpo per riuscire a tendere ogni muscolo in movimenti quasi al di là di ogni possibile immaginazione.

Nella fase conclusiva dello spettacolo, la compagnia dei danzatori si è dapprima distinta in una corsa suggerendo le gare a staffetta e a ostacoli “fino ad indagare il significato della circolarità della vita, della ricerca perpetua di ogni essere umano attraverso il ritmo incalzante di una corsa”, mentre poi con l’aiuto di alcuni piedistalli bianchi ha rievocato diverse discipline attraverso la suggestione di pose plastiche.

Play è uno spettacolo dove la danza riesce a emozionare e intrattenere allo stesso tempo. In modo molto sagace la compagnia Kataklò è stata in grado di mescolare le movenze della ginnastica artistica e della danza ipnotizzando ogni fascia di età di spettatori e regalando sia momenti molto evocativi che siparietti più ironici e giocosi.

Occupando un palcoscenico dello Sferisterio stranamente spoglio e quasi privo di oggetti scenici, è stato sufficiente dar vita allo spettacolo per riempire lo spazio vuoto. La bravura e l’intensità dei danzatori/performer hanno lasciato a bocca aperta tutto il pubblico che si è profuso in un lunghissimo scroscio di applausi finale.

L’ideazione e la regia sono di Giulia Staccioli, le coreografie sono firmate dalla stessa Staccioli e Jessica Gandini. I costumi minimali ma di ottima fattura sono di Sara Costantini, realizzati da Antonio Oliver e Caterina Rizzo. Lo straordinario disegno luci porta invece la firma di Andrea Mostachetti.

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