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Paul Gilbert live @ container


di Giacomo Liverotti

gilbert (foto Emilio Santarelli) MusiculturaonlineGROTTAMMARE (AP) 21.10.2016. Parlando di Paul Gilbert, qualunque chitarrista, dal più tecnico dei metallari fino al bluesman più tradizionalista, pensa ad uno dei musicisti più interessanti e apprezzati della scena internazionale. La storia di quello che è considerato ad oggi il più grande virtuoso della chitarra hard rock è quanto mai singolare: a 15 anni di età decide di chiedere al manager di Ozzy Osbourne di suonare con il famoso cantante; nonostante sia solo un ragazzo, la tecnica che dimostra di possedere viene tenuta d’occhio dal manager, che lo spedisce a Los Angeles Paul Gilbert 1 Musiculturaonlineper perfezionarsi al MI (Musicians’ Institute). Grazie alle conoscenze fatte nell’accademia, Gilbert ha l’opportunità di raggiungere un buon successo nell’ambiente metal con i Racer X e di presentarsi successivamente al grande pubblico con i Mr.Big, famosi nei primi anni ’90 per la loro hit “To Be With You”. Nonostante questi ottimi risultati, il chitarrista sente di essere incompleto e racconta di aver avuto una sorta di “epifania”, un momento di vuoto esistenziale in cui si è reso conto di voler tornare alle radici della chitarra elettrica, al blues, e capire come rinnovare il genere. E’ proprio questo l’obiettivo che Paul Gilbert continua a perseguire dopo quasi 20 anni di carriera solista e lo show che presenta nel locale marchigiano scaturisce proprio da tale ricerca ininterrotta. Far convivere due realtà così diverse come la tecnica virtuosistica di ispirazione neoclassica (iniziata negli anni ’80 e portata al Paul Gilbert (photo undef) Musiculturaonlinesuccesso da chitarristi come Blackmore e Malmsteen) e le radici blues-rock di Hendrix e Jimmy Page, non è certo un compito facile; tuttavia il concerto è convincente e sembra realizzare alla perfezione questo connubio, specchio della variopinta personalità del musicista. Non è poi da sottovalutare l’apporto dei due musicisti che formano il trio con lui: basso (Kevin Chown) e batteria (Thomas Lang) si dimostrano all’altezza del band leader e tecnicamente ineccepibili. Il viaggio in cui Gilbert accompagna il suo pubblico è quello che ripercorre la sua vita: due lunghi medley, Paul Gilbert 2 Musiculturaonlinedella durata di 20 minuti ciascuno, richiamano la giovinezza dedita alla tecnica estrema, alla velocità senza pari e a qualche hit dei suoi primi e più fortunati progetti; andando avanti, invece, si scopre la vena più matura del chitarrista, che suona brani meno famosi ma di grande qualità artistica, come i singoli estratti dal suo ultimo album “I Can Destroy”, ad esempio “Everybody use your goddamn turn signal” o la stessa title-track. In un crescendo di emozioni di poco più di un’ora e mezza, si arriva al suo brano più famoso “Technical Difficulties”, il cui titolo è già una buona descrizione delle incredibili “difficoltà tecniche” al suo interno; Gilbert si dimostra perfettamente a suo agio sul palco, nonostante la sala non sia pienissima e si diverte, come probabilmente ad ogni suo concerto, a vedere i volti sconvolti dei chitarristi che lo stanno ascoltando. Lo stupore non deriva solo dalle capacità tecniche uniche al mondo e che tutti gli invidiano, ma anche dalla stima che tutti provano per un musicista che ha saputo reinventarsi e spalancare i suoi orizzonti come pochi altri hanno il coraggio di fare.

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