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“PANE, LATTE E LACRIME” di Veronica Liberale al Marconi di Roma

Fotografie ®FleraProject


di Federica Baioni

Dal 18 al 28 gennaio è in scena al Teatro Marconi di Roma Pane, Latte e Lacrime. Il testo, scritto da Veronica Liberale e diretto da Cristiana Vaccaro, vede sul palco Franco Barbero, Camilla Bianchini, Antonia di Francesco, Veronica Liberale, Francesca Pausilli, Giada Prandi, Andrea Venditti.
La condizione della donna negli anni di guerra, la maternità, la sopravvivenza, sono questi i principali temi trattati dallo spettacolo che ha già debuttato al Teatro Trastevere all’interno della rassegna-concorso Roma Comic Off, vincendo il Premio de’ Servi e il Premio Marconi.  Un affresco della vita dei quartieri popolari negli anni quaranta e della società italiana durante il fascismo e la guerra.
Ambientato a Roma nel popolare quartiere San Lorenzo, nei giorni che precedono il tragico bombardamento del 19 luglio 1943, il testo trae ispirazione e nello stesso tempo vuole omaggiare la grande Commedia all’italiana. Partendo dalla lezione del neorealismo il lavoro coniuga i contenuti comici-brillanti con una satira di costume a volte amara, in grado di far ridere e riflettere nello stesso tempo.
È una commedia corale, uno spaccato di vita di alcuni san lorenzini costretti dalla guerra a rimettere in discussione le proprie vite, alla vigilia di un evento che cambierà totalmente la storia di un quartiere e dei suoi abitanti.
Pane, latte e lacrime è anche storia di amore, amicizia, ironia, incoscienza e saggezza, in un periodo in cui i rioni romani rappresentavano tutti una grande famiglia, ed è soprattutto storia di donne. Eroine che escono dalle mura domestiche, dove la società le aveva relegate, per affrontare il mondo, consegnandosi alla storia di un piccolo quartiere, microcosmo dell’umanità intera.
Un tributo sincero e sentito a tutti i caduti delle guerre e alla nostra memoria storica.
Lo spettacolo ha debuttato il 16 e il 17 settembre 2017 al Teatro Trastevere, all’interno della rassegna-concorso Roma Comic Off, vincendo il Premio de’ Servi e il Premio Marconi.

La storia
Ci troviamo a piazzale del Verano, dove Alvise Trevisan, un distinto signore del nord, da tutto il quartiere chiamato con il rispettoso appellativo di “dottore” per i suoi modi eleganti, il suo garbo e la sua cultura, aspetta davanti al suo banco preferito di fiori l’arrivo delle sue proprietarie. Ed è questa piazza dove “le urla dei fiorai s’incontrano a mezz’aria col silenzio dei morti del Verano”, lo scenario dove si svolge la commedia umana e dove incontriamo i suoi protagonisti. Insieme ad Alvise conosciamo Umberto, custode del cimitero e dei segreti più reconditi del quartiere, emblema pittoresco di un’umanità pigra e indolente e quintessenza della romanità; la sora Assunta, fioraia pungente, sarcastica e disillusa e Angeletta, la pazza del quartiere, grottesca, tragica e poetica, in grado di dire e fare cose straordinarie. Troviamo poi Iole, madre di sette figlie, con il marito antifascista in carcere, costretta a diventare capo-famiglia e a gestire questioni e decisioni importanti, stretta tra una cognata vedova, apparentemente superficiale e vanitosa-Franca- e una figlia ribelle e determinata- Firmina.
L’arrivo di una lettera dal carcere indirizzata a Iole, contenente un messaggio cifrato, darà l’avvio a una serie di accadimenti, che porterà i protagonisti a vivere questi ultimi giorni prima del bombardamento, rimettendo in discussione la loro vita, le loro scelte, i loro ideali, fino al tragico epilogo, che consegnerà per sempre un quartiere e i suoi abitanti alla storia del nostro paese.

Tematiche
Lo spettacolo è prima di tutto un affresco della vita dei quartieri popolari negli anni quaranta e della società italiana durante il fascismo e la guerra. Questo spaccato di vita racconta soprattutto la condizione della donna, divisa tra due fronti: da una parte l’imperante ideologia fascista la vuole regina del focolare, completamente dedita alla famiglia e ai figli; dall’altra l’esigenza bellica – con gli uomini al fronte – la chiama in prima linea a ricoprire lavori, che prima di allora erano prerogativa solo maschile. La commedia affronta anche il tema della maternità e il dramma delle donne senza figli, considerate esseri inutili ( il dramma di Franca) ma apre anche uno spiraglio di speranza per l’emancipazione femminile (di lì a tre anni le donne avranno il diritto di voto) e il seme di questa emancipazione si trova nel personaggio della giovane Firmina o nella
rievocazione-ricordo, da parte di quello di Franca, di  Maria Montessori, che proprio a San Lorenzo nei primi del Novecento aprì la sua prima casa per bambini. Ma è soprattutto il tema della sopravvivenza, in un quartiere popolare e in un periodo critico della guerra, che può essere considerato il mood di tutto lo spettacolo.
E da questo spirito di sopravvivenza vengono fuori i ripensamenti dei personaggi nel bene o nel male, l’aiuto reciproco, il confessare l’inconfessabile, il cercare di andare avanti nonostante tutto, nutrendosi di speranza mista a incoscienza, ironizzando anche nelle situazioni più tragiche. Per questo “Pane, latte e lacrime” è infine memoria storica: omaggio a un quartiere che ha fatto della lotta antifascista la sua bandiera, un piccolo ma sincero contributo  ai civili caduti di tutte le guerre.

Info:
Teatro Marconi, viale Guglielmo Marconi 698e
tel 06.5843554
info@teatromarconi.it
Biglietti: intero 24 €, ridotto 20 €

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