Visita la vecchia versione della rivista su questo indirizzo http://www.musiculturaonline.it/musicult

Ozpetek e la magia di voler essere delle “Mine vaganti”

Foto di Romolo Eucalitto


di Elena Bartolucci

Ferzan Ozpetek firma la sua prima regia teatrale mettendo in scena l’adattamento, un testo teatrale sublime, di uno dei suoi più celebri capolavori cinematografici Mine vaganti, andato in scena al Teatro Lauro Rossi di Macerata.

da sx: Arturo Muselli, Mimma Lovoi, Paola Minaccioni, Roberta Astuti

Macerata – Sabato 15 febbraio sul palco del Teatro Lauro Rossi è andata in scena un’ottima trasposizione teatrale del film Mine vaganti del 2010. Lo stesso regista di origini turche, Ferzan Ozpetek, ha deciso di cimentarsi in questa impresa, che sarebbe stata sicuramente più sofferta se fatta per mano di un altro cineasta.

La storia è ben nota. Il giovane Tommaso (Arturo Muselli, equilibrato e mai sopra le righe) torna dalla sua famiglia in Puglia con l’intento di rivelare di essere omosessuale e di non aver mai frequentato la facoltà di economia dato che la sua più grande ambizione è quella di diventare uno scrittore. Peccato, però, che suo fratello maggiore, Antonio (Giorgio Marchesi, che nel film interpretava lo zio Nicola da giovane, l’amore impossibile della nonna), lo bruci sul tempo, dichiarando a tutti di essere gay e di aver sempre messo al secondo posto le sue passioni. Viene quindi ripudiato su due piedi dal padre Vincenzo (un meraviglioso Francesco Pannofino, che per nulla ha fatto rimpiangere il magnifico e compianto Ennio Fantaschini della versione cinematografica) che, dal grande dispiacere, non riesce a continuare a seguire l’attività del famoso pastificio di famiglia e quindi Tommaso è costretto a fermarsi in Puglia per dare una mano. La sua battaglia per svelare la verità avrà un momentaneo colpo di arresto perché dovrà fare prima i conti con segreti e pregiudizi di tutti i suoi parenti e non.

da sx: Francesco Maggi, Edoardo Purgatori, Luca Pantini, Arturo Muselli, Sarah Falanga

Due figure notevoli sul palco sono state Caterina Vertova nei panni della nonna e Paola Minaccioni, che si è invece distinta nelle vesti della madre Stefania (mentre nel film interpretava la semplice cameriera musona).

Ruoli secondari che nel film erano sicuramente valorizzati meglio sono quelli della socia del pastificio Alba (interpretata da Roberta Astuti) e della zia Luciana (Sarah Falanga, che non riesce a reggere il confronto con l’interpretazione di Elena Sofia Ricci nel film).

da sx: Roberta Astuti, Arturo Muselli

Molto scialba la presenza di Luca Pantini nelle vesti di Marco (compagno di Tommaso), mentre meritano una menzione speciale Mimma Lovoi che interpreta Teresa (l’unica cameriera della famiglia) e i due amici di Tommaso portati sul palco da Francesco Maggi ed Edoardo Purgatori.

Il regista Ferzan Ozpetek è riuscito a creare un testo teatrale sublime: pur sacrificando alcuni personaggi ed eliminando in modo armonioso diverse scene celebri del film, è riuscito al contempo a non far rimpiangere la scorrevolezza e il sapore dolce-amaro di una pellicola tanto accattivante.

da sx: Roberta Astuti, Caterina Vertova, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Paola Minaccioni

Se quindi da una parte questo nuovo allestimento ha perso in gran parte la storia legata al passato della famiglia, ha guadagnato nuovi personaggi e diversi momenti (come nel finale) che non hanno comunque stravolto il racconto portato sul grande schermo.

Lo spettacolo ha un ritmo piuttosto serrato e innumerevoli cambi di scena, dettati dall’uso leggiadro e poetico di lunghi tendaggi bianchi in grado di creare delle vere e proprie separazioni spazio-temporali.

da sx: Mimma Lovoi, Francesco Pannofino, Sarah Falanga, Caterina Vertova, Paola Minaccioni

Idea geniale del regista è stata inoltre quella di rompere la quarta parete rendendo partecipe a tutti gli effetti lo spettatore in sala e facendo recitare spesso gli attori nella platea. La scenografia minimalista dello spettacolo porta la firma di Luigi Ferrigno, i costumi sono di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari.

Commenti

commenti