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Ottimo “Flauto magico” al Ventidio Basso di Ascoli Piceno

Ottima prova del direttore d’orchestra Gaetano d'Espinosa per il “Flauto magico” al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno. Tra i cantanti spicca la notevole prova di Mattia Olivieri.


di Roberta Rocchetti

Ascoli Piceno – 1 aprile 2017. Sabato 1 aprile nel bellissimo Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno ho assistito ad un Flauto Magico di ottima qualità.
Le scene, i costumi, le luci e le proiezioni video erano in mano all’Accademia di Belle Arti di Urbino che ha curato il tutto con freschezza di idee e il coraggio di non mettere in scena una versione tradizionale, pur indulgendo un po’ troppo in citazioni e trovate che a volte sono sembrate essere un po’ fine a se stesse o troppo cervellotiche come in certe regie di teutonica memoria, tutto ciò su una scena tenuta costantemente in un’oscurità quasi totale, ma si è notato il positivo fermento di idee e la volontà di non riposarsi su soluzioni troppo facili o scontate. La regia era di Francesco Calcagnini.
Sul piano vocale sono risultate voci apprezzabili quella del Sarastro di Bastian Thomas Kohl pur dovendo secondo me lavorare ancora sulle note più profonde del suo registro e quella della Papagena di Diletta Rizzo Manin, così come il Monostatos di Andrea Giovannini. Il Tamino di Matteo Desole mi è apparso un po’ impersonale sul piano espressivo seppur corretto tecnicamente e dotato di voce fluida.
Astrifiammante era impersonata dal soprano georgiano Sofia Mchedlishvili che ha dato vita ad una Regina della Notte esteticamente a metà tra la moglie di Frankenstein nel film del 1935 e la Crudelia Demon creata dal team Disney. Capacità recitativa buona benché forse penalizzata da qualche recitativo tagliato, ha una voce duttile che anche non essendo potentissima è omaggiata di agilità portentose che fanno sembrare le due arie di questo magnifico e difficilissimo personaggio qualcosa di estremamente semplice da cantare.
Per quello che mi riguarda però le sorprese più piacevoli in quest’opera sono state due: la prima il Papageno di Mattia Olivieri in possesso e pieno controllo di una voce piena, centrata e generosa, insieme ad una capacità recitativa ed una verve travolgenti, in grado di catalizzare l’attenzione e infondere vita ad un personaggio che di vita deve essere pieno.
L’altra positiva impressione me l’ha regalata il direttore d’orchestra Gaetano d’Espinosa che ha saputo, dirigendo l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, cogliere perfettamente il lato profondo di Mozart, anche in un’opera come questa, fiabesca, surreale, onirica, e che spesso viene interpretata in chiave molto più superficiale e bidimensionale. Cesellando ogni passaggio, guidando l’orchestra con compattezza ed omogeneità, dando peso agli spazi tra le note, lasciando il tempo di godere di ogni singolo miracolo posto sul pentagramma dal geniale salisburghese, d’Espinosa ha finalmente reso il duetto finale tra Papageno e Papagena ciò che realmente è, uno dei più bei duetti d’amore di sempre.
Bravi anche i tre fanciulli, le tre dame, e il coro del Teatro della Fortuna guidato da Mirca Rosciani. Nel complesso bellissima serata che ha fatto uscire gioiosi e soddisfatti dal teatro tutti, artisti e pubblico.

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