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“Nureyev-The White Crown”, anteprima al “Fuoricinema” di Milano


di Lorenzo Graziosi Spantigati

Milano ribadisce la propria centralità, nel proporre il Festival “Fuoricinema”, per una visione di società specifica, che pone l’amore come filo conduttore della discussione. Abbiamo visto in anteprima il film “Nureyev-The White Crown”.

Da giovedì 20 a domenica 23 giugno ha avuto luogo a Milano il “Fuoricinema”, che ha scelto l’amore come filo conduttore.
Come questo amore debba intendersi è lasciato alle interpretazioni degli ospiti, chi lo intende come amore per la diversità, chi come amore per la città, ma una cosa è certa, Milano vuole ancora una volta ribadire la propria centralità nel proporre una visione di società specifica, che pone l’amore come filo conduttore della discussione.
Il festival è stato ricco di proiezioni e di ospiti conosciuti a livello nazionale e oltre, personalmente ho assistito in anteprima, sarà nelle sale da giovedì 27 giugno, al film Nureyev-The White Crown, del regista Ralph Fiennes, che merita sicuramente due parole.
Il film ci racconta dell’enigmatico personaggio di Rudolf Nureyev attraverso tre momenti della sua vita: la sua infanzia nella città di Ufa, la sua maturazione artistica a Leningrado ed infine la sua consacrazione a Parigi. Ma la narrazione non procede in maniera lineare e i tre momenti si susseguono con un alternarsi di flashbacks che, se inizialmente possono confondere lo spettatore, poi rendono il film interessante se non altro perché spiegano le ragioni di alcuni comportamenti e di alcune scelte fatte dal ballerino.
La biografia di Nureyev è forse quanto di più può avvicinarsi ad una sceneggiatura perfetta per un film, un’infanzia in precarie condizioni economiche ai margini della società, la voglia di riscatto, gli scontri fra il suo desiderio di libertà e di carriera ed un regime, quello sovietico, che vorrebbe invece il suo talento a servizio dello stato e infine i suoi amori, anche qui il ballerino sembra prendere piano piano coscienza di chi è veramente.
Nureyev non sembra a prima vista il tipo di persona con cui si vorrebbe diventare migliori amici: è schivo, riservato, ossessionato dal successo, a tratti egoista. Attraverso il film però riusciamo a conoscerlo meglio e ci appare piano piano come questo suo atteggiamento nasconda un uomo in realtà molto solo e che cerca un proprio posto nel mondo, portandosi dietro un dolore che viene da lontano.
Di particolare coinvolgimento è l’episodio, un momento determinante nella sua vita, dell’aeroporto di Parigi, dove, attraverso uno scontro diplomatico, si comprende molto delle complesse dinamiche politiche di quegli anni.
La danza è il valore aggiunto di questo film, con suggestive scene di ballo e dialoghi scambiati proprio nelle sale di prova che mostrano come sia il terreno su cui Nureyev cresce fino a sbocciare completamente.
Nureyev è appunto il “White Crow”, il corvo bianco, che volò via dalla Russia e che continuò il proprio volo sul palcoscenico.

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