"Norma" per 2 soprani

La storia e le interpreti del doppio personaggio soprani "Norma-Adalgisa" (2004)

di Davide Annachini

L'autore ripercorre le vicissitudini del doppio dilemma soprano-mezzosoprano o soprano-soprano per i due personaggi femminili di "Norma"


Dalla coppia sopranile Norma-Adalgisa, fissata nel 1831 dalle prime interpreti Giuditta Pasta e Giulia Grisi (quest’ultima sarebbe stata successivamente una Norma che lo stesso Bellini – già giudicata la sua Adalgisa piuttosto fredda – avrebbe trovato carente di rilievo tragico) si passò progressivamente ad una tradizione soprano-mezzosoprano che nel Novecento restò e resta tuttora in voga. Il rapporto timbrico tra una voce più matura e scura (Norma) e una più giovanile e chiara (Adalgisa) veniva così ribaltato, creando un abbinamento coloristico più accentuato e ampio, ma meno credibile sotto l’aspetto voce-personaggio.

C’è da rilevare, però, che la più famosa Adalgisa tra le due guerre (e ancora negli anni Cinquanta, spesso a fianco della Callas), il grande mezzosoprano Ebe Stignani, venne ricordata da Lauri-Volpi nelle Voci parallele per l’emissione sopranile, che in una Norma del 1927 al Colon di Buenos Aires sembrò ancora più chiara di quella della “divina” Claudia Muzio, Norma tutt’altro che “scura”. Di fatto, quindi, l’associazione di due voci sopranili, se non proprio all’anagrafe, era comunque già in atto in casi eccezionali come questo.

L’idea effettiva di affiancare alla protagonista un’altra voce di soprano risale al 1977 al Filarmonico di Verona, dove nella stagione di primavera Radmila Bakocevic (Norma) fu affiancata dall’Adalgisa sopranile della giapponese Emiko Marujama. Nella stessa estate, però, al Festival di Martina Franca, la coppia Grace Bumbry (Norma atipica, di pasta mezzosopranile) e Lella Cuberli (Adalgisa soprano, di pura vocalità lirica) diedero esattamente l’idea di un accostamento di timbri quanto mai diversi e perfetti per restituire l’immagine della tragica sacerdotessa e della giovane vergine. La proposta trovò sviluppo già l’anno dopo, in occasione della famosa Norma fiorentina in cui Riccardo Muti volle a fianco di Renata Scotto Margherita Rinaldi, due soprani di timbro così simile però da poter essere confuse per una coppia di Adalgise. Meglio sarebbe riuscito a Muti nel 1994 – a Ravenna e in disco – con Jane Eaglen ed Eva Mei, voci di soprano sufficientemente diverse per restituire l’adeguato contrasto timbrico-psicologico delle due donne.

Negli anni Ottanta questo abbinamento sembrò diventare quasi di moda, tanto da elencare soluzioni diverse e curiose, come quelle che a Londra videro Montserrat Caballé e Grace Bumbry scambiarsi le parti di sera in sera (la Caballé, in verità, solo come Norma) o che a Napoli (nel 1987) trovarono affiancata alla Norma di Ghena Dimitrova l’Adalgisa di Maria Dragoni, a sua volta già collaudata Norma.

Lo stesso Karajan coltivò a lungo il sogno di una Norma discografica di questo genere, prima pensando alla Ricciarelli come protagonista e alla Freni come Adalgisa (che in quegli anni inciderà infatti il duetto a fianco della Scotto), poi tastando il terreno con Lella Cuberli per Norma (e forse Barbara Hendricks per la novizia?), senza avere però il tempo di condurre in porto l’idea. E così al disco verranno consegnate le due maggiori Norme dell’era postcallasiana, Joan Sutherland e Montserrat Caballé, che per quanto attempate nel 1984 fisseranno un’interpretazione di tutto rispetto, l’una come druidessa strenuamente belcantistica, l’altra come inedita e liricissima Adalgisa, forse la più vicina a rievocare il modello perlaceo della Grisi.

Ma da allora gli entusiasmi filologici sembrano essersi sopiti, al punto che ora la Norma anconetana con Fiorenza Cedolins e Carmela Remigio si propone come un caso isolato per i nostri tempi, riaprendo il discorso ai più ampi punti di vista.


(Davide Annachini)

 

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